Salerno. “Più volte Iacovazzo ci aveva minacciato ma non lo abbiamo mai denunciato”. Sono state le parole della moglie di una delle vittime del duplice omicidio al mercato del pesce di Salerno dove, a ottobre del 2024, il 74enne Franco Iacovazzo uccise Carmine De Luca e Rosario Montone. Nuova udienza in Corte d’Assise a carico del salernitano Iacovazzo accusato dii duplice omicidio aggravato dai futili motivi e della premeditazione oltre che di porto abusivo d’arma da fuoco, una pistola calibro 7.65. Parte civile nel giudizio otto persone quali parti offese (sono i familiari delle due vittime che si sono affidati agli avvocati Giovanni Annunziata, Massimo ed Emiliano Torre) e anche la Eurofish srl, società datrice di lavoro di De Luca e Montone. Secondo la ricostruzione della procura di Salerno Iacovazzo si sarebbe voluto vendicare delle delazioni riportate dalle vittime al datore di lavoro, Pietro Avolio, relativamente al furto di una cassa di pesce. L’autore del duplice omicidio, difatti, collaborava con la Eurofish ma sarebbe stato allontanato proprio a causa di queste voci riportate. E in questo contesto, a dire della moglie di una dei sue uomini uccisi, Iacovazzo avrebbe più volte minacciato i due dipendenti. Il 74enne salernitano reo confesso del duplice omicidio avrebbe rivelato più volte di voler cancellare quella macchia della sua vita, da lui considerata un’infamia, ad amici e conoscenti. Lo aveva detto sin dal 2021, da quando quelle accuse di furto che riteneva ingiuste gli erano costate il posto di lavoro presso la cooperativa napoletana con sede a Volla, fra le più importanti dell’ingrosso ittico in Campania, dove per diverso tempo, nella postazione alla zona industriale, aveva svolto il ruolo di addetto ai frutti di mare. Da subito aveva indicato Carmine De Luca di Salerno e nel 58enne Rosario Montone di Portici le “cause” del suo licenziamento. Chi lo conosceva bene, sapeva che negli ultimi tempi era cresciuta in lui questa voglia di vendicare quell’episodio: lo aveva ripetuto, prima del delitto, più volte ad amici e conoscenti, in particolare dopo aver scoperto di essere affetto da una grave patologia. Nessuno, però, aveva dato peso alle sue parole fino in fondo. Nessuno, infatti, credeva che Iacovazzo potesse spingersi a tanto. Anche perché, nel frattempo, aveva cercato di riorganizzare la sua vita, aprendo la pescheria Iacovazzo in via Mobilio, a pochi passi dal ponte di via Torrione: un’attività che in poco tempo si era ritagliata il suo spazio sul mercato, contando sull’aiuto della compagna e dei suoi tre figli. Poi quelle parole a cui nessuno aveva dato il giusto peso si sono trasformate in tragica realtà: tre volte il dito premuto sul grilletto per realizzare la sua vendetta prima di costituirsi ai carabinieri della stazione di Mercatello e raccontare ai militari dell’Arma che l’avevano interrogato le stesse cose che riferiva ormai da qualche anno. Ieri nuova udienza del processo con in aula i familiari delle vittime.







