di Angelo Parisi
Un episodio che ha lasciato con il fiato sospeso i fedeli del Santuario di Maria Santissima del Carmine, ma che fortunatamente si è concluso senza gravi conseguenze né feriti. Momenti di tensione e preoccupazione si sono vissuti sabato sera, quando un giovane, in evidente stato di alterazione psicofisica, ha fatto irruzione in chiesa, iniziando a prendere a calci la teca in plexiglass che custodisce il Cristo deposto. Non contento, si è successivamente diretto verso una cappella laterale, dove ha staccato un Crocifisso dalla parete, sostenendo di volerlo portare a casa. Una situazione delicata, che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi senza il tempestivo intervento dei presenti, la cui prontezza e determinazione hanno consentito di evitare che la situazione degenerasse ulteriormente. L’accaduto ha inevitabilmente suscitato sconcerto e preoccupazione tra i fedeli, colpiti da un gesto che ha turbato la serenità di un luogo di culto particolarmente caro alla comunità. Un episodio che riaccende anche l’attenzione sulla necessità di tutelare gli spazi religiosi, garantendo sicurezza e tranquillità a quanti quotidianamente li frequentano. Per ricostruire quanto accaduto, comprendere i momenti di tensione vissuti all’interno del Santuario e raccogliere le impressioni della comunità, abbiamo intervistato Paolo Califano, priore dell’Arciconfraternita del Carmine, che ha ripercorso le fasi dell’episodio e il clima che si respira dopo quanto accaduto. Priore Califano, ci può ricostruire esattamente cosa è accaduto e come si è riusciti a gestire un momento di tale tensione? «Un giovane è entrato all’improvviso all’interno della Chiesa e ha iniziato ad accanirsi contro la teca in plexiglass del Cristo deposto, colpendola a calci e gridando di voler portare via la statua. Successivamente si è diretto nella cappella laterale, riuscendo a staccare il Crocifisso dalla parete con la medesima intenzione. Fortunatamente, grazie al tempestivo e provvidenziale intervento del nostro Rettore, don Biagio Napoletano, e del professor Paolo Gravagnuolo, docente del liceo classico ‘Galdi’ di Cava de’ Tirreni, la situazione è stata messa sotto controllo. Il Crocifisso è stato tratto in salvo senza riportare danni e il ragazzo si è poi allontanato». Ci sono stati rischi per la sicurezza dei fedeli presenti o danni alle opere della Chiesa? «Fortunatamente no. Non c’è stato alcun rischio per l’incolumità delle persone presenti e, a parte la grande apprensione di quei momenti, neanche gli arredi sacri e le strutture della chiesa hanno riportato danni. La calma è rientrata nel giro di poco tempo». Di fronte a un gesto del genere si parla spesso di sacrilegio. Qual è la lettura dell’Arciconfraternita e della comunità del Carmine su quanto avvenuto? «Ci teniamo a precisare un aspetto fondamentale: l’episodio è stato causato da una persona manifestamente instabile dal punto di vista mentale. Il suo gesto, di conseguenza, non aveva nulla di scientemente sacrilego, poiché il ragazzo non era in sé e non era consapevole della gravità dell’atto. Per questa ragione, non è stata sporta alcuna denuncia e non vi è alcuna intenzione di accanirsi o punire nessuno». Qual è il messaggio che la comunità del Carmine sente di rivolgere oggi di fronte a questa vicenda? «La risposta della nostra comunità non può che essere quella dell’accoglienza spirituale e della comprensione. Solo la preghiera potrà aiutare questo giovane e la sua famiglia ad affrontare una problematica così grande e complessa. La nostra vicinanza e le nostre invocazioni sono rivolte a loro, affinché possano trovare il sostegno umano e la serenità di cui hanno bisogno».







