Nucleare, 3 ferite. A democrazia, scienza ed emergenza energetica - Le Cronache Attualità
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Nucleare, 3 ferite. A democrazia, scienza ed emergenza energetica

Nucleare, 3 ferite. A democrazia, scienza ed emergenza energetica

Aldo Primicerio

 

Il Senato ha appena approvato la legge delega sull’energia nucleare sostenibile. Ne sentivamo parlare da tempo, ma si pensava che il governo trovasse il modo per consultare i cittadini.

 

Ed è la prima ferita, quella alla democrazia

La scelta di legiferare sulla materia senza un nuovo voto popolare appare a molti una forzatura ed un mancato rispetto della volontà dei cittadini. Gli italiani erano stati chiamati alle urne per votare 4 referendum abrogativi nel 2011 per dire la loro. Ed in massa (94,5%) si espressero contro questa fonte di energia. Ma c’è di più. Nel Ddl le opere legate al nucleare sono considerate opere di pubblicità utilità, indifferibili e urgenti, con possibilità di apporre il vincolo all’esproprio. Come dire, io decido contro la volontà dei cittadini, non solo, ma avverto che nessun cittadino potrà protestare od opporsi. L’ennesima arroganza di questo governo che stavolta ha deciso di sfidare il popolo italiano

 

Il paradosso del Sì al nucleare. D’accordo, ma lontano da casa. E’ l’effetto Nimby

Usando sempre la massima cautela di giudizio sui sondaggi,  quelli di alcune (Youtrend, Only Numbers, Swg, Demopolis) danno una lieve maggioranza del Sì all’iniziativa Meloni. Favorevoli tra il 54 ed il 57% spinti da una stima per i minireattori di nuova generazione e dalla prospettiva di risparmi sulle bollette energetiche. Tuttavia, nonostante il superamento teorico della soglia della maggioranza assoluta a livello nazionale, il consenso cala drasticamente quando si passa alla pianificazione territoriale. Secondo le rilevazioni di Demopolis, circa 6 italiani su 10 (il 60%) restano fermamente contrari alla costruzione di una centrale o di un deposito di scorie all’interno della propria provincia di residenza. Cosa avrebbe fatto cambiare il parere degli italiani in soli 15 anni? Il cambio di orientamento rispetto al 2011 viene attribuito dai sociologi a una maggiore sensibilità verso l’indipendenza energetica, ai forti rincari dei costi dell’energia e all’interesse delle fasce più giovani verso le tecnologie dei piccoli reattori modulari, gli SMR,  presentati come più sicuri. E’ il cosiddetto effetto Nimby, “non nel mio giardino”, E’ l’atteggiamento di chi riconosce l’importanza generale di un’opera ma ne rifiuta la collocazione vicino a casa propria. E’ la paura di danni alla salute, del calo del valore degli immobili, del degrado ambientale, dei rumori o del traffico. Ma dall’altra parte c’è il timore delle conseguenze. Ad es. i conflitti territoriali tra cittadini, enti locali e governi centrali. E poi l’inefficienza per il rallentamento dei lavori e l’incognita della transizione energetica. Ed infine i costi alti per la non efficiente collocazione delle risorse pubbliche

 

E poi c’è la ferita alla scienza, che giudica squilibrato il progetto per il rapporto costi-benefici

Benefici che potrebbero vedersi solo tra molti anni, 2034-36 sostiene il ministro Pichetto Fratin, sempre restando ottimisti. Dieci anni quindi. Ma se i reattori fossero costruiti e messi in funzione domani. E dieci anni sono tantissimi per un clima che cambia così velocemente. Sono tra € 610 mln ed 1 mld quelli di un Smr, con un costo tra 100 e 200 dollari per 1 megawatt/ora, superiore ai quelli di eolico o fotovoltaico. Costi che potrebbero essere stanziati per altri misure di transizione energetica legate alla filiera delle rinnovabili (che esiste già ora, produce energia pulita, riduce le emissioni e taglia le bollette). In più, la Meloni ha stanziato quasi 8 mln di euro per convincere gli italiani che il nucleare ci salverà, finanziando campagne di comunicazione istituzionale e informativa sul nuovo nucleare sostenibile. Per ora la legge non sceglie nessuna tecnologia. né prevede come obbligatoria l’istituzione di una Autorità indipendente. E le scorie ce le siamo dimenticate? Il governo sì, perché non prevede esclusioni per territori ad alto rischio né si subordina il rilancio del nucleare alla realizzazione di un deposito nazionale.. E si conferma allergico alla democrazia accentrando sul Ministero tutti i procedimenti, dalle autorizzazioni alle concessioni.

 

L’esaltazione della Rai sulla scelta del governo per contrastare intermittenza ed incertezze sulle rinnovabili, con cui il nucleare si integrerebbe

La Rai, lottizzata come ad ogni cambio di maggioranze, esalta “quella energia che ci serve”, suggerendo una integrazione tra nucleare e rinnovabili. Un leit motiv evidente frutto di ignoranza. Nucleare e rinnovabili sono infatti due mondi opposti, che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Il nucleare è un’energia statale, e quindi oggetto di accentramento. E non è una energia rinnovabile come l’eolico o il solare. E non è spegnibile a piacimento come l’interruttore della luce o il fornello del gas. Quindi esaltarle sulla tv pubblica come integrabile con le rinnovabili è una presa in giro. Chi dà queste notizie andrebbe demansionato. La conseguenza è che le rinnovabili saranno rallentate, perché lo Stato di destra non vuole che i cittadini siamo troppo autonomi nelle scelte, ad esempio, dei pannelli solari sui tetti o terrazzi od anche sui balconi. Ed ecco il risultato: degli incompetenti che considerano il popolo scavalcabile ed ignorabile. E poi le scorie. Non siamo ancora riusciti ad individuare i siti ed a realizzare per i rifiuti già esistenti della nostra precedente esperienza nucleare. Figuriamoci con una nuova del genere.

 

Gli ostacoli e lo scetticismo dei media di altri Paesi

Gli ostacoli li abbiamo già accennati. Innanzitutto i tempi e costi. Poi il nodo delle scorie e dei siti. Ed ancora lo scetticismo degli investitori privati su tecnologie non ancora mature. Ed infine i giudizi dei media stranieri Alcuni plaudono, ma i più importanti, come Reuters ed Associated Press, esprimono riserve e critiche. E poi elencano anche loro le deficienze del nostro Paese sulle scorie, sui siti, ed anche sulla redditività dell’energia nucleare, la efficacia non ancora comprovata degli Smr, i mini-reattori modulari, i loro costi alti, trai 3 ed i 5 mln di euro ognuno. Ed infine sottolineano le reazioni delle organizzazioni ambientaliste (“scatola vuota, piena di false promesse”), i dubbi sui sondaggi favorevoli ed il conflitto con gli esiti del referendum, le grandi difficoltà di un Paese che affronta la sua seconda grande crisi energetica, il già dichiarato scarso interesse dei privati per i progetti Meloni-Giorgetti-Pichetto Fratin. Ed un dolcetto finale: le centrali nucleari obiettivo preferito da terroristi ed eserciti stranieri. Non c’è che dire, Se, a quelle combinate fiora, vi aggiungiamo le ultime decisioni balzane sui bambini stranieri nelle scuole italiane e sul divieto del burka dovunque, esce fuori l’incapacità di questo governo di comprendere le priorità vere di questo Paese. E quindi l’incapacità di governare.