Salerno, una strada della city per ricordare Roberto Racinaro - Le Cronache Ultimora
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Salerno, una strada della city per ricordare Roberto Racinaro

Salerno, una strada della city  per ricordare Roberto Racinaro

Di Antonio Manzo

“Non avere paura della morte, fa meno male della vita”. Roberto Racinaro avrebbe potuto salutare così il mondo con le parole del poeta e cantautore statunitense Jim Morrison dopo aver patito ingiustamente il carcere per 21 giorni, accusato di reati infondati contestati a lui, giovane rettore dell’università di Salerno poi assolto definitivamente dopo 30 anni di gogna giudiziaria. A Roberto Racinaro la giustizia del mondo si era rivelata rovesciata nel suo contrario, come amava dire Hegel, uno dei filosofi da lui più amati e studiati. L’unico affronto che Racinaro non potè vedere fu la carriera del suo giudice accusatore con le stesse modalità premiali per i giudici che mandarono in galera Enzo Tortora. Promossi per meriti del martirio imposto con il malsano eccesso di giustizia, mascherato dal frastuono orchestrato dalla fuffa giudiziaria che ha fatto vittime incalcolabili. Stamattina, alle 9,30, il nuovo tunnel trincerone Salerno, che funge da bretella di collegamento tra l’area, via Santi Martiri, via Dalmazia e la Cittadella giudiziaria, sarà intitolato all’ex rettore dell’Università di Salerno, Roberto Racinaro. Sarà il sindaco Vincenzo De Luca a tagliare significativamente il nastro dell’opera proprio a due passi dalla Cittadella Giudiziaria che sostituì il vecchio Palazzo di Giustizia noto a Racinaro e con la sua sofferenza scritta indelebilmente sulle pareti. Basterebbe solo questo accostamento geografico ad annullare le voci di dissenso di una città che aveva già dimenticato il sacrificio civile di Roberto Racinaro. Si concluse dopo sedici anni, con una clamorosa assoluzione, la controversa vicenda giudiziaria archiviata come “scandalo dell’Università di Salerno” che il 2 giugno 1995 portò in carcere con 27 capi d’accusa da brivido (anche il concorso in associazione a delinquere), Roberto Racinaro, rettore dell’Università di Salerno. Racinaro aveva 47 anni ed eletto Rettore dopo il rettorato del giurista cattolico Vincenzo Buonocore, Roberto Racinaro, mentre era in cella, fu eletto per la quarta volta ma si dimise per evitare uno scontro istituzionale. Fu nel 2023 che la Commissione Toponomastica e il sindaco Enzo Napoli accettarono la proposta del deputato salernitano Tino Iannuzzi. Avvenimento che oggi concretizzerà il sindaco Vincenzo De Luca. Le accuse contro Roberto Racinaro furono prodotte dall’inchiesta dell’allora giovane sostituto procuratore della Repubblica Filippo Spiezia poi passato ad Euro just e per un anno procuratore della Repubblica di Firenze. A niente nel giugno 2018 valsero le ragioni degli avvocati Gerardo Grisi, Vincenzo Siniscalchi e Gaetano Balice a sostenere la infondatezza dell’ accusa contro Racinaro. I giudici accolsero le ragioni del gip Oliva a sostegno delle accuse della Procura. Poi falcidiate dal Tribunale del Riesame con la definizione di “carcerazione illegittima” per Racinaro . Pagina ingloriosa fu quella scritta dall’Università di Salerno. Il Consiglio di Stato mise fine al contenzioso tra i familiari dell’ex rettore e l’Unisa. Proprio l’Università di Salerno ha dpbuto pagare le spese legali per quel lunghissimo processo al professore Roberto Racinaro. Un “conto” da 500mila euro. E’ l’ultimo atto di una triste vicenda giudiziaria, a distanza di quasi 30 anni dall’arresto, di 14 anni dalla definitiva assoluzione, di 7 anni dalla morte del filosofo. Roberto Racinaro, fu filosofo tra i più grandi studiosi di Hegel, Adler, Kelsen, Rathenau e Scheler, ex rettore dell’Università degli studi di Salerno, presso lo stesso ateneo aveva insegnato, tra l’altro, Filosofia teoretica, Storia della Filosofia e Filosofia politica. È stato anche consigliere regionale con Antonio Bassolino nella lista Margherita per volere espresso di Ciriaco De Mita con il quale fecero un libro sulla stagione repubblicana del Novecento. La Sala del Senato accademico dell’Università porta, non a caso, il suo nome, così come la sala del Consiglio Regionale per le riunioni dei capigruppo. A Napoli la voce di Annamaria Magini, vedova Racinaro a Napoli ricordò l’uomo che fu filosofo senza mai smettere di essere politico e fu politico proprio in quanto filosofo perché disse la vedova «ci insegnò ad avere coraggio, a non dimenticare mai i valori fondamentali che hanno a che fare con la libertà di colui che è in grado di ‘gettarsi indietro sulla destra il mantello’, come si addice a persona» che «proviene dalla libertà» e che gode sempre della libertà che la penna e il pensiero gli garantiscono, anche nella cella da cui la sua innocenza non poté salvarlo. Oggi Salerno lo ricorda come è giusto che sia.