Foce Irno e Grand Hotel. Lo scontro è solo rinviato - Le Cronache Attualità
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Foce Irno e Grand Hotel. Lo scontro è solo rinviato

Foce Irno e Grand Hotel. Lo scontro è solo rinviato

Le doti politiche del Sindaco De Luca sono più che note. Per ora, ha disinnescato uno scontro che sarebbe stato disastroso per lui in occasione della consueta apparizione, a San Matteo, della statua del Santo accanto alla sua persona fisica, al momento ancora a piedi, ma prima o poi, chissà, assisa su un piedistallo accanto a San Gaio, San Anthes, San Fortunato e San Giuseppe. Per ottenere questo risultato del rinvio, De Luca però ha pagato un prezzo alto, anzi altissimo. Ha promosso interventi di blocco dei permessi a costruire, per evitare il consumo di suolo. Sul consumo di suolo, pubblico e privato, si è retta tutta la politica degli ultimi decenni di De Luca. Una politica che ha un parallelo, seppure in sedicesimo, con il programma economico dell’ex Premier brasiliano Bolsonaro (finito in galera), che della distruzione dell’Amazzonia ne fece il fulcro del suo programma di sviluppo demenziale. Al momento, quella del rinvio del Consiglio su Foce Irno e Grand Hotel non è affatto una sconfitta di Lanocita. Anzi, semmai è un cul de sac in cui si è infilato De Luca, che aveva annunciato un numero incredibile di nuovi alberghi dappertutto per edificare la Montecarlo del Sud, e nuove grandi opere (come se quelle dello scempio in atto non bastassero). La filiera del cemento, si è capito da tempo, è la banca del consenso, l’unica, su cui si poggia la forza mediatica di De Luca. Adesso ha stretto, pare, una sorta di patto con l’opposizione più critica e tecnicamente preparata sul piano del diritto. Vi terrà fede? Si può rispondere che l’astuzia di De Luca è proverbiale, e che le promesse rimangono promesse. Già, sarebbe vero, se non ci fosse l’incognita di Foce Irno. L’opposizione consiliare ha in mano la prova, non più cancellabile né eludibile, di un falso gravissimo commesso nella vendita notarile, due anni fa, di un suolo comunale gravato da vincolo statale a parcheggio e verde pubblico, e spacciato falsamente, nella vendita, come privo di vincoli; con il trucco, comico, di una destinazione urbanistica (che è un semplice provvedimento amministrativo senza la forza della legge statale che impose il vincolo) presentata al notaio. E’ un falso gigantesco che agita il sonno di De Luca. Ed è l’incubo che si rinnova a ogni dichiarazione allusiva che farà l’opposizione perché c’è anche il profilo civilistico. Il ricorso al giudice civile (che è prevedibile, in ogni caso, visto che già 180 cittadini hanno denunziato il fatto alla Procura) per far dichiarare la nullità assoluta degli atti notarili è una azione giudiziaria imprescrittibile. Pende per sempre, come una spada di Damocle sul Comune. E la nullità assoluta può essere fatta valere da chiunque vi abbia interesse, consiglieri comunale come chiunque cittadino danneggiato dalla perdita di un parcheggio pubblico, del verde pubblico, o di una vista panoramica. La nullità assoluta è sempre presente in quegli atti notarili che siano frutto di una violazione di “norme imperative”. E tutti i reati di falsità penale negli atti pubblici sono atti viziati gravemente da violazione di “norme imperative”, come sono tutte le norme penali. Insomma, il guaio è enorme e non sanabile. Da qui la visibile paura di De Luca a trattare l’argomento in una seduta del Consiglio Comunale. Dove non ha invece imbarazzo serio a parlare del Grand Hotel. Lì, in un modo o nell’altro, può sperare di cavarsela. Ma su Foce Irno è spacciato! Perciò tutte le concessioni pattizie, politicamente, fatte dall’opposizione, gli sono apparse il male minore, al momento. Già! Ma quanto può durare lo stallo della spada di Damocle pendente? Dipende! Dipende dagli sviluppi processuali della vicenda; che non tarderanno. E prima o poi, comunque, sul palcoscenico dell’Assemblea Cittadina del Consiglio, il bubbone esploderà. IL TRIBUNALE DI MEZZANOTTE