Meduse e tracine, cosa fare davvero - Le Cronache Attualità
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Meduse e tracine, cosa fare davvero

Meduse e tracine, cosa fare davvero

di Elio Giusto*

Dal Cilento alla Costiera Amalfitana, in estate aumentano gli incontri con meduse e tracine. Acqua dolce, urina, ammoniaca, aceto, sabbia: molti rimedi tramandati o suggeriti sui social non sono affatto innocui. Bastano invece poche manovre corrette per evitare di peggiorare la situazione. Una giornata al mare può essere rovinata in pochi secondi. Un bruciore improvviso mentre si nuota, una fitta violentissima sotto la pianta del piede entrando in acqua: sulle spiagge della provincia di Salerno, dalla Costiera Amalfitana al Cilento, sono situazioni tutt’altro che rare durante l’estate. Le protagoniste sono soprattutto meduse e tracine, e quasi sempre, subito dopo l’incidente, parte la gara dei consigli: «Metti l’ammoniaca», «versa l’aceto», «fai la pipì sulla puntura», «strofina con la sabbia», «metti il ghiaccio». Il problema è che un rimedio casalingo sbagliato può aumentare il dolore e, nel caso delle meduse, favorire l’ulteriore liberazione di sostanze urticanti. Medusa: la prima regola è non strofinare La sensazione provocata dal contatto con una medusa è generalmente immediata: intenso bruciore, dolore, arrossamento e lesioni lineari sulla pelle. Sui tentacoli sono presenti migliaia di microscopiche strutture, le nematocisti, capaci di inoculare sostanze urticanti. Alcune possono rimanere sulla pelle senza essersi ancora attivate: per questo bisogna evitare tutto ciò che possa stimolarle meccanicamente. La prima cosa da fare è quindi uscire dall’acqua senza agitarsi e sciacquare delicatamente la zona con acqua di mare, evitando inizialmente l’acqua dolce. Le evidenze disponibili indicano infatti l’acqua marina come una soluzione generalmente sicura per il risciacquo. Eventuali frammenti di tentacoli ancora aderenti devono essere rimossi senza strofinare, possibilmente utilizzando una pinzetta o un oggetto rigido, evitando il contatto diretto con le mani. Da evitare quindi energici sfregamenti con asciugamani, sabbia o mani.Aceto? Non è una regola universale Uno dei consigli più diffusi è versare immediatamente dell’aceto sulla zona colpita. La realtà scientifica è più complessa. L’effetto dell’aceto varia infatti a seconda della specie di medusa. Studi condotti proprio su specie presenti nel Mediterraneo hanno dimostrato che, per alcune comuni scifomeduse come Pelagia noctiluca, l’aceto può favorire la scarica delle nematocisti e quindi essere controproducente; per altre specie può invece avere un effetto favorevole. Quando la specie responsabile non è identificata – ed è ciò che accade nella grande maggioranza dei casi sulle nostre spiagge – non trasformerei quindi l’aceto in una raccomandazione automatica. Ancora meno indicati sono ammoniaca, alcool o altri prodotti improvvisati. Anche il celebre rimedio dell’urina sulla puntura appartiene più alla tradizione cinematografica che alla buona medicina. E il ghiaccio? Anche su caldo e freddo la letteratura scientifica è stata nel tempo meno uniforme di quanto spesso si racconti. Una recente revisione sistematica pubblicata nel 2025 conferma che diversi trattamenti possono ridurre il dolore, ma sottolinea anche come la qualità complessiva delle evidenze sia ancora limitata e come la risposta possa dipendere dalla specie responsabile. La regola più prudente rimane pertanto semplice: rimuovere eventuali tentacoli, utilizzare acqua marina per il primo risciacquo e chiedere assistenza sanitaria quando la reazione è importante, evitando esperimenti sulla pelle. Tracina: qui il caldo è fondamentale Completamente diverso è il caso della tracina, piccolo pesce che vive spesso infossato nella sabbia dei bassi fondali. Il bagnante la calpesta accidentalmente e le spine dorsali o branchiali penetrano nel piede inoculando veleno. Il dolore è caratteristico: improvviso, violentissimo e spesso sproporzionato rispetto alla piccola ferita visibile. Può estendersi dal piede alla gamba e accompagnarsi a gonfiore e arrossamento. In questo caso uno dei rimedi più efficaci è sorprendentemente semplice: immergere la parte colpita in acqua molto calda, ma non ustionante, per almeno 30 minuti, indicativamente intorno ai 40-45 gradi e comunque alla temperatura massima tollerabile senza provocare ustioni. Le indicazioni di primo soccorso internazionali raccomandano proprio l’immersione in acqua calda per le punture di animali marini come la tracina. Il calore può ridurre significativamente il dolore provocato dalle tossine. Occorre inoltre verificare se nella ferita siano rimasti frammenti di spine. Se sono profondi o difficili da rimuovere, è meglio non improvvisare ed effettuare una valutazione sanitaria. La ferita va successivamente detersa e bisogna controllare anche la copertura antitetanica. Quando bisogna preoccuparsi La maggior parte delle punture di medusa e tracina si risolve senza conseguenze importanti. Esistono però situazioni nelle quali non bisogna limitarsi ai rimedi da spiaggia. Difficoltà respiratoria, senso di costrizione alla gola, vertigini, perdita di coscienza, palpitazioni, vomito importante, gonfiore generalizzato o una reazione cutanea molto estesa possono indicare una reazione sistemica o allergica e richiedono immediata assistenza sanitaria. Particolare prudenza è necessaria nei bambini, negli anziani e nelle persone con precedenti importanti reazioni allergiche. Quando esiste un possibile rischio per la vita o l’incolumità della persona occorre attivare il sistema dell’emergenza sanitaria attraverso 112/118. La farmacia da spiaggia più importante è la conoscenza Il messaggio da ricordare durante le vacanze è quindi molto semplice: medusa e tracina non si trattano allo stesso modo e il rimedio tramandato dall’amico sotto l’ombrellone non necessariamente è quello corretto. Per la medusa: niente sfregamenti, primo risciacquo con acqua marina, rimozione delicata dei tentacoli e prudenza con sostanze come aceto, ammoniaca o altri rimedi popolari. Per la tracina: il dolore può essere molto intenso, ma l’acqua calda rappresenta uno degli interventi di primo soccorso più utili. Soprattutto bisogna abbandonare l’idea che ciò che è “naturale” o tradizionale sia automaticamente innocuo. Anche in spiaggia poche corrette nozioni di primo soccorso possono fare la differenza tra un episodio fastidioso destinato a risolversi rapidamente e un problema aggravato proprio dal tentativo di curarlo. *Segretario Provinciale Generale FIMMG Salerno