di Erika Noschese
Una nuova vicenda giudiziaria si aggiunge alla lunga e dolorosa storia legata all’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso il 5 settembre 2010. A pochi giorni dal sedicesimo anniversario del delitto, arriva infatti una sentenza del Tribunale ordinario di Frosinone che riguarda i servizi televisivi realizzati nel 2019 dalla trasmissione Le Iene e le dichiarazioni rilasciate dai fratelli del primo cittadino, Dario e Massimo Vassallo, rispettivamente presidente e vicepresidente della Fondazione Angelo Vassallo. Il Tribunale, in composizione monocratica, ha riconosciuto la responsabilità per diffamazione a mezzo stampa nei confronti del colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo e ha condannato in solido Reti Televisive Italiane, il giornalista Giulio Golia e i fratelli Vassallo al pagamento di 100mila euro a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale, oltre a interessi e rivalutazione monetaria calcolati dal 19 novembre 2019, data di messa in onda dell’ultimo dei servizi oggetto del procedimento. La vicenda si intreccia con l’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, nella quale Cagnazzo è stato a lungo al centro delle contestazioni della Procura di Salerno. L’ufficiale era stato iscritto nel registro degli indagati nel 2022 con l’ipotesi di un suo coinvolgimento nel delitto. Secondo la ricostruzione accusatoria, il colonnello non sarebbe stato l’esecutore materiale dell’omicidio, ma avrebbe avuto un ruolo nell’organizzazione del delitto e nel successivo depistaggio delle indagini. L’ipotesi investigativa della Procura salernitana è che Vassallo sia stato ucciso dopo aver scoperto un traffico di stupefacenti nel Cilento e aver maturato l’intenzione di denunciarlo. Secondo l’accusa, Cagnazzo avrebbe avuto rapporti con alcuni degli altri soggetti finiti sotto la lente degli investigatori e sarebbe stato a conoscenza del piano criminale. Nel novembre 2024 il colonnello venne arrestato con l’accusa di concorso nell’omicidio aggravato dal metodo mafioso e depistaggio, insieme ad altri indagati. Rimase detenuto per circa otto mesi. Nel maggio 2025, tuttavia, il Tribunale del Riesame annullò l’ordinanza cautelare nei suoi confronti e ne dispose la scarcerazione, dopo che la Corte di Cassazione aveva annullato con rinvio i precedenti provvedimenti cautelari. Nel procedimento erano emerse, tra gli altri elementi, contraddizioni nelle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e criticità investigative. La Procura non ha comunque abbandonato la propria impostazione accusatoria e ha chiesto il rinvio a giudizio del militare. Il 27 marzo 2026 il Gup del Tribunale di Salerno, Giovanni Rossi, ha però disposto il non luogo a procedere nei confronti di Cagnazzo, prosciogliendolo dalle contestazioni relative al concorso nell’omicidio di Vassallo e al depistaggio. L’8 maggio successivo la Procura di Salerno ha presentato appello contro il proscioglimento, chiedendo alla Corte d’Appello di disporre il rinvio a giudizio. Nell’atto di impugnazione, secondo quanto emerso, la Procura ha sostenuto una ricostruzione particolarmente grave del ruolo che Cagnazzo avrebbe avuto nella vicenda, ipotizzando che fosse a conoscenza preventivamente del piano criminale sfociato nell’uccisione del sindaco pescatore. Una tesi che, dunque, va oltre la sola ipotesi di un intervento successivo al delitto finalizzato al depistaggio. Dopo il proscioglimento, Cagnazzo è inoltre tornato in servizio nell’Arma. Nell’aprile 2026 è stato assegnato provvisoriamente al Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri. È in questo contesto che si inserisce la sentenza del Tribunale di Frosinone. Al centro del procedimento ci sono cinque servizi de Le Iene trasmessi da Italia 1 nel 2019 e dedicati proprio all’omicidio di Vassallo. Secondo il giudice, la narrazione realizzata da Giulio Golia avrebbe oltrepassato i limiti del legittimo esercizio del diritto di cronaca, assumendo una connotazione suggestiva e allusiva. In particolare, la sentenza richiama l’utilizzo di accostamenti di immagini, commenti fuori campo e domande ritenute allusive, elementi che, secondo il Tribunale, avrebbero potuto indurre lo spettatore medio a ritenere che Cagnazzo fosse coinvolto in attività di traffico di stupefacenti e in condotte finalizzate a depistare le indagini sull’omicidio del sindaco pescatore. Per il giudice, tali modalità narrative hanno superato i limiti della continenza espressiva, incidendo sull’onore e sulla reputazione personale e professionale del colonnello. La responsabilità risarcitoria è stata ripartita, nei rapporti interni tra i soggetti condannati, attribuendo il 40% a Giulio Golia, il 40% a Reti Televisive Italiane e il restante 20% complessivo ai fratelli Vassallo, con una quota del 10% ciascuno. A Golia è stata inoltre impos ta una riparazione pecuniaria di 20mila euro prevista dalla legge sulla stampa, trattandosi dell’autore materiale dei servizi ritenuti diffamatori. I condannati dovranno sostenere in solido anche 14.103 euro per le spese di lite affrontate da Cagnazzo, oltre a 1.734,30 euro per esborsi. A queste somme si aggiungono 7.052 euro per le spese legali del co-convenuto Francesco Avallone, risultato estraneo alla condotta diffamatoria contestata. Il Tribunale ha disposto inoltre la pubblicazione, quale forma di riparazione in forma specifica, di un estratto della sentenza sulla pagina principale del sito internet de Le Iene per trenta giorni consecutivi, con costi a carico dei convenuti soccombenti. Sono state invece respinte le richieste relative al danno patrimoniale e al danno biologico permanente avanzate da Cagnazzo. Secondo il giudice, infatti, non sarebbe stata fornita una prova sufficiente del nesso causale diretto tra la diffusione dei servizi televisivi e il successivo cambiamento dell’incarico professionale del colonnello o i problemi di salute lamentati. La sentenza ha ritenuto responsabili anche Dario e Massimo Vassallo. Secondo il Tribunale, i due non si sarebbero limitati a manifestare il dolore per la perdita del fratello, ma avrebbero formulato affermazioni e allusioni tali da suggerire l’esistenza di un’attività di depistaggio riconducibile a Cagnazzo, anche attraverso una sua annotazione di servizio. Il giudice ha inoltre ritenuto che Dario Vassallo abbia contribuito ad amplificare la portata delle contestazioni condividendo sul proprio profilo Facebook alcuni estratti dei servizi accompagnati da commenti critici. A commentare la decisione è stata Unarma, associazione sindacale dei Carabinieri, che ha espresso solidarietà al colonnello Cagnazzo. «Una sentenza del Tribunale di Frosinone – Sezione Civile, notificata in queste ore al difensore del Colonnello Fabio Cagnazzo, rappresenta un passaggio importante nella vicenda relativa ai servizi televisivi realizzati nei suoi confronti», si legge nella nota. «Secondo quanto comunicato dalla difesa, il Tribunale ha riconosciuto la natura diffamatoria dei servizi oggetto del giudizio, disponendo un risarcimento complessivo di 100mila euro nei confronti delle parti indicate nel provvedimento». Unarma sottolinea quindi la necessità di tutelare «la reputazione, l’onore e la dignità di un appartenente all’Arma», sostenendo che tali valori «non possono essere calpestati né trasformati in terreno per campagne mediatiche». «Il diritto di informare è sacrosanto – prosegue l’associazione – Altrettanto sacrosanto è il diritto di ogni persona a non essere ingiustamente esposta, delegittimata o condannata davanti all’opinione pubblica». E conclude: «Per UNARMA, questa non è una difesa di parte: è una difesa di un principio. Prima di tutto viene la verità. E quando un Tribunale si pronuncia, quella decisione merita rispetto».







