Sarno. Omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Si gioca sull’aggravante contestata la partita sul delitto del panettiere Gaetano Russo ucciso a febbraio scorso da Andrea Sirica finito a processo con il rito immediato. La Procura tira dritta per la sua strada con le gravissime accuse mentre la difesa, affidata all’avvocato Giuseppe Mancuso, contesta la ricostruzione accusatoria e punta anche su immagini e altri elementi acquisiti nel fascicolo. Il processo dovrà chiarire definitivamente dinamica e responsabilità del delitto. Si va in aula il prossimo 15 ottobre. La vittima fu assassinata con 18 coltellate dopo aver difeso la figlia e fu arrestato quasi nell’immediatezza dagli agenti della Polizia di Stato che gli evitarono il linciaggio. Alle urla strazianti della figlia: “l’ha accoltellato” si aggiunse la rabbia di chi aveva voluto farsi giustizia da solo. In un video amatoriale pubblicato sul web c’era tutta la disperazione e la violenza che si consumò a Sarno. Il salumiere era privo di vita quando le forze dell’ordine arrivarono sul posto dopo la segnalazione giunte al commissariato. Oltre alla polizia, c’era anche un carabiniere fuori servizio: le forze dell’ordine intimarono all’omicida di aprire la porta e poi penetrarono all’interno del negozio dove si era consumata la tragedia. L’aggressione er avvenuta dopo un breve litigio durante il quale Sirica aveva impugnato un coltello presente nel locale colpendo ripetutamente la vittima, intervenuta per difendere la figlia. Furono 18 colpi, sferrati con inaudita violenza, lacerando completamente il corpo del 61enne. Gaetano Russo aveva aperto la porta del negozio al suo assassino, come avrebbe fatto con chiunque nei suoi cinquant’anni di vita dietro il bancone. Il resto e quanto si era consumato al di fuori dal negozio nell’immediatezza dell’omicidio, tutto racchiuso nella disperazione e nella violenza degli attimi in cui un giovane cerca di farsi vendetta da solo e colpisce ripetutamente l’omicida. Proprio la figlia 19enne di Russo aveva spesso anche aiutato il 34enne suo carnefice. Che già prima era entrato nella chiesa di San Teodoro, durante il rosario. Qui avrebbe cominciato a urlare in modo sconnesso, a cantare e a dare fastidio ai fedeli, fino a quando il parroco, don Antonio Agovino, lo aveva invitato ad andare via. Poche ore dopo, aveva bussato al campanello della salumeria dove poi si era consumato il delitto. Ora il giudizio con rito immediato chiesto e ottenuto dalla procura di Nocera Inferiore con processo davanti ai giudici della Corte d’Assise di Salerno. Il giovane è già a processo per aver tentato di aggredire i poliziotti che lo arrestarono: si oppose alla forza pubblica e per questo risponde di violenza e oltraggio a pubblico ufficiale, ora per gli stessi fatti dovrà rispondere del più grave dei reati, ovvero di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi. Parte civile la famiglia della vittima, assistita da Giovanni Annunziata.








