Gennaro Casillo: Mio padre e la Salernitana - Le Cronache Ultimora
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Gennaro Casillo: Mio padre e la Salernitana

Gennaro Casillo: Mio padre e la Salernitana

Per lui sarà una sorta di derby personale, visto che il nome della sua famiglia sarà sempre legato a quello della Salernitana. Gennaro Casillo è carico a mille. Il ripescaggio, la vittoria di Crotone, l’entusiasmo del pubblico e il buon mercato condotto dalla dirigenza hanno cancellato con un colpo di spugna la delusione per la retrocessione, frutto soprattutto delle difficoltà dei suoi predecessori. Parlare con lui significa tornare indietro nel tempo e riaprire l’angolo dei ricordi. Del resto quella tra Casillo senior e Aliberti fu diatriba che divise gli ambienti del tifo granata e che comportò il duro attacco del patron napoletano all’indirizzo di Zeman. Uno che “si professava re della moralità, ma che giurò fedeltà ad altri presidenti pur essendo un nostro tesserato. E’ stato lui a farci retrocedere, ho interrotto la sua missione mandandolo a casa” dichiarò in diretta tv, mentre Casillo qualche tempo dopo ricordò l’esperienza di Salerno come un “capolavoro imprenditoriale. Prima di lasciarla ad altri soggetti era una Salernitana capace di farci introitare miliardi su miliardi”. Ora tocca al figlio presentare la gara di domani, ma inevitabilmente si parte da un ricordo e da un tuffo nel passato.

Che gara sarà per lei quella di oggi?

“Non posso negare che sia una partita speciale per me. La mia famiglia, e mio padre in particolare, ha dato molto sia al Foggia, sia alla Salernitana e da piccolo seguivo veramente con affetto i colori granata. Non posso dimenticare le riunioni di mercato, i confronti con gli allenatori, quella capacità di abbinare risultati sportivi a una gestione economica perfetta”.

C’è qualche aneddoto che ci vuole raccontare?

“Ce ne sarebbero tanti, posso solo ribadire che la Salernitana era gestita in maniera molto intelligente e che mio padre aveva attuato un progetto virtuoso che oggi potrebbe essere da esempio per tantissime realtà. Ricordo il giorno dell’acquisto di Gattuso. Ebbi modo di conoscerlo, era già carico a mille pur essendo molto giovane. Papà, insieme ad Aliberti, riuscì a riportare i colori granata in serie A”.

Eppure di quel rapporto tra i due si è detto e scritto tanto…

“Ci fu una transazione che regolò quel tipo di rapporto. Dico soltanto che mio padre fu felice di lavorare per la Salernitana. Del resto ha sempre avuto affetto per le piazze calde. Salerno, Foggia, Avellino…”.

Qual è l’insegnamento che oggi le serve per fare il presidente del Foggia?

“E’ vero che il calcio è sentimento popolare, ma chi fa il presidente deve vedere la squadra come un’azienda a tutti gli effetti. Papà è stato uno dei pochissimi nella storia a vincere…vendendo. La sostenibilità economica deve essere alla base di ogni progetto. Lui era affettivamente legato alle sue “creature”, ma non ha mai fatto il passo più lungo della gamba. Farsi travolgere dai sentimenti è un grosso rischio dal punto di vista imprenditoriale”.

Storico il rapporto con Zeman, allenatore che è stato sia a Foggia e sia a Salerno…

“Papà era calcisticamente innamorato di lui, era una coppia vincente. Anzi, parlerei di un trio, visto che ne faceva parte una persona seria e competente come Pavone. Magari non sempre arrivavano i risultati, ma quel binomio ci consentiva ogni anno di vincere lo scudetto dei bilanci. Era disposto ad andare in guerra per il boemo. Un personaggio forse “scomodo”. Ma mio padre non guardava in faccia a nessuno e difendeva sempre le persone che gli mostravano stima e fiducia”.

Quanto è cambiato il calcio rispetto a quei tempi che oggi in tanti rimpiangono?

“Tanto. Oggi è tutto più difficile. I calciatori, per modus operandi e mentalità, sono diversi. E’ un calcio in cui comandano i procuratori e nel quale un presidente investe sapendo che ci sono molti rischi e pochissime certezze. Il blasone di una piazza non basta, occorre avere proprietà che sappiano gestire con oculatezza”.

Lei ha preso il Foggia a gennaio, con una classifica deficitaria, e si ritrova oggi a investire risorse importanti dopo un ripescaggio. Quanto è stato coraggioso?

“Sicuramente una buona dose di coraggio è stata necessaria. Io e il mio socio Giuseppe De Vitto siamo anche molto giovani e quindi abbiamo dovuto fare esperienza in un momento storico che richiedeva scelte immediate. Nella sfortuna abbiamo avuto un vantaggio: la retrocessione in D ha comportato l’annullamento di tutti i contratti e dunque abbiamo avuto la possibilità di muoverci con maggiore serenità. Un vero e proprio miracolo”.

Oggi si gioca a porte chiuse. Un peccato ci sia rivalità tra due piazze così calde e passionali…

“Peccato davvero non poter avere il nostro pubblico sugli spalti, ma il numero di abbonamenti sottoscritti e il calore che ci stanno trasmettendo sono un valore aggiunto. Non entro nel merito dei rapporti tra le curve, sono dinamiche ultras che vanno rispettate. Certo, stiamo parlando di due piazze di spessore…”.

A maggio retrocedeste proprio dopo il ko con la Salernitana, paradossalmente tre mesi dopo arrivate alla gara con i favori del pronostico…

“Non sono d’accordo. La Salernitana compete per tornare in B, noi dobbiamo far quadrare i conti e arrivare al risultato sportivo senza fare passi falsi sotto il piano economico-finanziario. L’ho detto ai ragazzi in queste ore: sono loro ad avere l’obbligo di vincere, noi invece dobbiamo scendere in campo con la serenità e con la consapevolezza di poter essere, a lungo andare, una scheggia impazzita in grado di giocarsela con chiunque a viso aperto. Abbiamo formato uno zoccolo duro composto da giovani interessanti, ora stiamo aggiungendo tasselli d’esperienza. Ci sono i presupposti per vivere un’annata decisamente più tranquilla rispetto a quella precedente. Sono Bari, Salernitana e Catania che devono puntare al grande salto”.

Lei, dopo una retrocessione, ci ha messo la faccia ed è ripartito più forte di prima. A Salerno 15mila spettatori pur con il passaggio dalla A alla C, ma Iervolino non parla alla città…

“Lungi da me voler giudicare il lavoro di un imprenditore come Iervolino che ha fatto grandi cose e che sicuramente ha investito risorse per la Salernitana. Fare calcio oggi non è facile, soprattutto in categorie nelle quali si registrano un sacco di perdite. Non mi permetterei mai di dare consigli. Parlo per me, non degli altri, e dico che la retrocessione in C del Foggia ha fatto male. Alla gente bisogna sempre dire le cose con chiarezza: aver ammesso gli errori e aver avuto la capacità di rialzarsi ha spinto il pubblico a capire il momento e ad apprezzarci. E’ giusto che la tifoseria sappia quali siano i programmi e gli obiettivi. E noi non abbiamo mai girato intorno all’argomento: non faremo mai il passo più lungo della gamba, la parola sostenibilità è al centro del progetto. Il parlar chiaro mettendoci la faccia è strategia che funziona sempre”.

Avete preso Berra…

“Mi fido molto del lavoro della dirigenza, stanno facendo ottime cose. Stiamo puntando anzitutto sugli uomini e su persone serie”.

Bevilacqua invece è arrivato a Salerno…

“Non me la sento di dare giudizi. E’ un calciatore che abbiamo trovato in rosa quando siamo arrivati e che non conosco bene”.

Ci saranno altre trattative con la Salernitana? Lescano vi piace?

“Lescano ci piace, ma i costi sono fuori dalla nostra portata. Sicuramente faremo qualcosa in attacco e chiuderemo il mercato con altri 3-4 innesti”.

Gaetano Ferraiuolo

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