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Pisano: Servono ancora chiarimenti

Pisano: Servono ancora chiarimenti

di Erika Noschese

Si è chiusa con una richiesta di integrazioni e un rinvio di trenta giorni la Conferenza dei Servizi svoltasi ieri in Regione Campania, presso la sede salernitana di via Clark, per esaminare la richiesta di riconversione tecnologica delle Fonderie Pisano di Salerno. L’incontro ha visto al centro del dibattito i rigorosi criteri di tutela ambientale e sanitaria e le complessi implicazioni urbanistiche legate alla permanenza, seppur temporanea, della fabbrica nel quartiere di Fratte. A fare il punto sui lavori della commissione e sulle criticità riscontrate dagli organi di controllo è stata l’assessora regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro. “La Conferenza dei Servizi che è stata riattivata ha semplicemente presentato una serie di richieste di integrazione alla società rispetto al progetto che è stato ripresentato per cercare di adeguarsi alle BAT”, ha spiegato l’assessora. “L’azienda ha chiesto ulteriori trenta giorni per poter produrre quelle che sono le loro osservazioni e le risposte alle integrazioni. Successivamente gli uffici le valuteranno e verrà riconvocata una nuova Conferenza dei Servizi”. Rispetto alla possibilità di considerare già assentibile il piano di decarbonizzazione presentato dalla proprietà, la rappresentante della giunta regionale ha chiarito la rigidità dei parametri richiesti: “In realtà le prescrizioni sono delle prescrizioni molto stringenti e molto importanti. C’è ancora una grande parte di BAT che devono essere rispettate, altrimenti non avremmo avuto la corposità delle richieste di integrazione fatte dall’Arpac e dall’Asl. L’Asl ha già dato un parere non conforme rispetto a quella che è la tutela della salute umana e degli abitanti della Valle, soprattutto rispetto a quelli che sono gli inquinanti e l’utilizzo della formaldeide”. Claudia Pecoraro ha quindi elencato i settori su cui le istituzioni pretendono garanzie assolute: “Ci sono ancora dei grandi problemi rispetto all’abbattimento delle emissioni in atmosfera, alla tutela della salute pubblica, alla tutela delle matrici ambientali quali il suolo, il sottosuolo, la falda acquifera e le emissioni in atmosfera. In questo momento, rispetto ai metalli pesanti, dobbiamo ancora avere dei chiarimenti importanti. Allo stato, ove fosse stato assentibile, questo progetto sarebbe stato assentito ieri, quindi no, siamo ancora lontani”. L’assessora ha infine affrontato il nodo del rapporto tra autorizzazione ambientale e titoli edilizi municipali: “La questione urbanistica è stata sollevata e se n’è parlato. Riteniamo essere due procedimenti comunque scollegati: da una parte c’è l’Autorizzazione Integrata Ambientale che riguarda l’impatto ambientale dell’opificio sul territorio; dall’altro c’è il procedimento per il rilascio del titolo edilizio per poter fare le opere di ristrutturazione o di nuova edificazione che sono richieste dall’azienda. Riteniamo che le due procedure siano autonome e indipendenti. Il Comune di Salerno ha un altro orientamento più cautelativo rispetto alla propria posizione degli uffici: ha ritenuto, invece di aspettare l’esito della Conferenza dei Servizi, di valutare che tipo di opere saranno necessarie per adeguare l’opificio. Ove le opere rientrassero all’interno della categoria di nuove opere, allora ovviamente non sarebbe assentibile il titolo edilizio”. Sul versante dell’amministrazione comunale di Salerno, a chiarire la linea dell’Ente di Palazzo di Città è intervenuto il consigliere Arturo Iannelli. Iannelli ha confermato la posizione irremovibile dell’Amministrazione comunale sul destino dell’area industriale di Fratte: “Fondamentalmente nella nota che noi abbiamo presentato la premessa era esattamente che la posizione del Comune è quella che in un tempo medio-lungo – possibilmente non troppo lungo – la fonderia si deve spostare di lì. Di questo noi siamo convinti”. Entrando nel merito delle valutazioni espresse dal Comune in sede di vertice, il consigliere ha respinto le letture strumentali della vicenda: “Per quanto riguarda tutto il resto, il nostro parere è stato chiaro, contrariamente a quello che si dice. A noi è stato chiesto un parere rispetto a quella che poteva essere la posizione urbanistica che in questo momento non è valutata, quindi sulla posizione urbanistica non c’era nulla da dire. Per quanto riguarda la parte edilizia, abbiamo detto che se il progetto è quello che ci è stato presentato – avendolo valutato negli uffici – rientra in quelli che sono interventi di manutenzione ordinaria o al massimo straordinaria, e pertanto nulla osta. Questa era la nostra posizione”. Iannelli ha concluso sollecitando tutte le parti in causa a un’assunzione condivisa di responsabilità che guardi sia all’ambiente sia al lavoro: “Stamattina ho avuto la sensazione che non si tenda tanto a risolvere il problema, quanto un po’ a lanciare la palla al centro. Ognuno lancia la responsabilità agli altri. Noi abbiamo due importanti problemi: quello del diritto alla salute e alla tutela dei cittadini della Valle dell’Irno – diritto garantito dalla Costituzione – e abbiamo l’altro diritto che è quello del lavoro, quindi il diritto di fare impresa. Tutti veramente si devono sedere attorno a un tavolo cercando una soluzione e non parlando soltanto dei problemi, perché a parlare dei problemi siamo bravi tutti quanti. Hanno più di una volta ribaltato la responsabilità sul Comune. Il Comune ha una competenza marginale, e nell’ambito delle nostre competenze siamo stati chiarissimi: abbiamo detto il nostro parere”.