Quel monito di Bellandi al Gregge - Le Cronache Ultimora
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Quel monito di Bellandi al Gregge

Quel monito di Bellandi al Gregge

di Erika Noschese

Risale al 26 marzo 2025 la lettera con cui monsignor Andrea Bellandi, arcivescovo metropolita di Salerno-Campagna-Acerno, si rivolge all’associazione privata di fedeli “Opera del Gregge del Bambin Gesù”, a seguito della revoca del commissariamento. Nel documento, Bellandi esprime una ferma condanna rispetto ad alcune attività del “Gregge” e stabilisce una serie di nuove regole. Resta però da capire se tali disposizioni siano state effettivamente applicate. L’arcivescovo stabilisce innanzitutto la non rieleggibilità dei membri del Consiglio direttivo dell’associazione dopo due mandati consecutivi, nel tentativo di superare quella che viene descritta come una conduzione verticistica dell’associazione da parte del direttivo. Nel documento viene ribadita inoltre la necessità che la conduzione e la vita spirituale dell’associazione e dei suoi membri non dipendano da «indicazioni», «parole» o suggerimenti esterni che possano condizionare il libero discernimento, affidato alla responsabilità delle singole persone. Per l’associazione era inoltre necessario adeguare l’oratorio dei Sacri Cuori di Gesù e Maria alle indicazioni dell’Ufficio liturgico diocesano. Proprio sull’attività dell’oratorio arrivano alcune delle prescrizioni più stringenti. L’arcivescovo stabilisce infatti una sola celebrazione eucaristica nei giorni feriali, aperta anche ai fedeli non appartenenti all’associazione. Eventuali ulteriori celebrazioni non sono consentite se non previa autorizzazione, mentre vengono vietate le celebrazioni liturgiche presso abitazioni private. Un altro passaggio riguarda la venerazione riservata a “zia Rina” e “don Peppino”, che, secondo quanto riportato nella lettera, venivano «osannati, al pari dei santi», associando ai loro nomi l’espressione «pregate per noi», tradizionalmente riservata ai santi. Un comportamento che l’arcivescovo dispone di eliminare, almeno durante i momenti pubblici di preghiera, vietando inoltre l’esposizione delle loro immagini in prossimità di tabernacoli o altari. L’associazione avrebbe dovuto inoltre sottoporre all’Ufficio liturgico diocesano i testi e i materiali utilizzati nella preghiera, richiedendo il relativo imprimatur e accogliendo le indicazioni dell’autorità ecclesiastica. Tra i divieti imposti figura anche quello relativo alla formazione catechistica in preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, che, secondo le disposizioni dell’arcivescovo, deve essere svolta nelle parrocchie di appartenenza e non in luoghi privati o all’interno dell’oratorio dell’associazione. Infine, spetta al vicario episcopale per la pastorale coordinare la formazione destinata agli associati. La lettera stabilisce inoltre il divieto categorico di qualsiasi atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone che decidono di lasciare l’associazione, riaffermando la necessità di garantire libertà di scelta e di discernimento ai fedeli. Tra gli aspetti maggiormente sottolineati da monsignor Bellandi c’è anche quello relativo allo stile di preghiera. L’arcivescovo parla di «uno stile di preghiera fortemente devozionale, talora improntato alla ripetizione meccanica di preghiere tradizionali» e di «un eccessivo ricorso all’espiazione e riparazione dei peccati». «Manca quasi del tutto, nella preghiera, la dimensione della lode, del ringraziamento, dell’apertura alle necessità storiche della Chiesa e del mondo – si legge ancora nel documento –. Anche la preghiera silenziosa sembra essere decisamente sconsigliata». Bellandi prende inoltre in esame la cosiddetta “catena di preghiera”, alla quale partecipano molti membri dell’associazione e che viene proposta attraverso messaggi WhatsApp. I tempi e le modalità di attuazione, secondo l’arcivescovo, «risultano essere assai discutibili», poiché si insisterebbe più sulla «quantità» che sulla «qualità» della preghiera proposta. Tra le indicazioni rivolte al “Gregge” compare inoltre l’invito a sviluppare una concezione della vita cristiana maggiormente fondata sulla redenzione operata da Cristo, superando eventuali impostazioni eccessivamente incentrate sul peccato e sull’espiazione. Bellandi richiama anche la necessità di recuperare una visione più positiva e serena della sessualità, oltre a raccomandare una continua vigilanza sul cammino spirituale e pastorale dell’associazione. Un insieme di indicazioni che, nella lettera dell’arcivescovo, mira dunque a ricondurre l’attività dell’associazione entro un percorso di maggiore equilibrio pastorale, liturgico e spirituale, rafforzando al contempo il ruolo dell’autorità diocesana e la libertà di discernimento dei singoli fedeli.