di Claudio Pisapia*
Riconoscere le DMO senza una legge regionale sulle Destinazioni e senza aver prima individuato gli Ambiti Territoriali Turistici Omogenei (ATTO) significa costruire il tetto senza aver realizzato le fondamenta. È una scelta che appare più burocratica che strategica e che rischia di aggravare le debolezze del sistema turistico campano. La Campania non soffre per l’assenza delle DMO. Soffre per la mancanza di una visione organica del territorio, per l’assenza di una governance delle destinazioni, per l’incapacità di distribuire i flussi turistici, per la scarsa valorizzazione delle aree interne, dei borghi, dei paesaggi identitari e delle eccellenze culturali meno conosciute. Le DMO non creano destinazioni. Promuovono ciò che già esiste. Ma quando una destinazione non è stata costruita, organizzata e condivisa con la comunità locale, la promozione diventa soltanto marketing senza identità. La Campania continua a concentrare i flussi su poche località, lasciando vaste aree della regione fuori dai principali circuiti turistici. Ne derivano sovraffollamento in alcuni luoghi, spopolamento in altri, perdita di opportunità economiche e un crescente divario tra territori ricchi di attrattori e territori dimenticati. Affidare la governance a organismi costruiti prevalentemente intorno a categorie economiche non significa rappresentare una destinazione. Le agenzie di viaggio, i balneari, le associazioni imprenditoriali e le grandi imprese sono interlocutori importanti, ma non rappresentano la comunità che ogni giorno accoglie il visitatore, custodisce il patrimonio culturale, mantiene vive le tradizioni e rende autentica l’esperienza turistica. Mettere insieme territori senza una reale identità comune significa creare contenitori amministrativi privi di anima. È come voler sciogliere la mostarda nel cioccolato: il risultato non valorizza nessuno dei due sapori. Le esperienze maturate in altre regioni dimostrano che i modelli DMO, quando non sono inseriti in una vera politica delle destinazioni, incontrano difficoltà, vengono ripensati o producono risultati inferiori alle aspettative. La Campania dovrebbe imparare da queste esperienze invece di riproporre modelli che altrove hanno mostrato evidenti limiti. Il vero salto di qualità passa attraverso i Sistemi Turistici di Destinazione, fondati sull’articolo 31 della Legge 206/2023. Un modello che parte dall’identità dei territori, coinvolge la comunità locale, valorizza il patrimonio materiale e immateriale, organizza la governance, costruisce reputazione e trasforma un luogo in una destinazione competitiva. Il turismo del futuro non può essere deciso nei tavoli dove prevalgono logiche associative o di rappresentanza economica. Deve nascere nei territori, con i territori e per i territori. La Campania ha bisogno di una legge sulle Destinazioni, di Ambiti Territoriali Turistici Omogenei, di una governance manageriale fondata sul manager di Destinazione, sul coinvolgimento della comunità locale e sull’umanesimo del turismo. Tutto il resto rischia di essere l’ennesima riforma di facciata che non affronta le vere criticità del sistema turistico regionale. La sbandierata discontinuita, rispetto alla gestione precedente si rivela, nei fatti una perfetta continuita’ con gli errori del passato. Si continua a costruire organismi, carrozzoni, prima ancora di costruire le Destinazioni,a privilegiare contenitori amministrativi,invece della governance dei territori,rinunciando ad una vera riforma strutturale capace di rendere la Campania competitiva identitaria e sostenibile
*direttore Federcomtur & CulturIItalia








