Eboli, città allo sbando e boss in libertà - Le Cronache Provincia
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Eboli, città allo sbando e boss in libertà

Eboli, città allo sbando e boss in libertà

Antonio Manzo

Paolo Di Stefano sul “Corriere della Sera” spiega e certifica perché Cristo non è a Eboli. E, soprattutto, dove s’è fermato. E lui dice che a giudicare dalle notizie di questi giorni, non sembra che Cristo è a Eboli. E la slavina di brutte notizie proveniente da questa città-simbolo, l’ultima è una efferata esecuzione criminale in una zona periferica, fa pensare quello che scrisse Carlo Levi per il quale il “dolore terrestre” non era più confinato in una “terra oscura”. E pur senza voler demonizzare Eboli il “male non è morale” negli stessi giorni in cui la città che offrì a Carlo Levi il confine dell’umano si trova sbandata nella guida politica e sociale. Non solo, ma il vuoto fa riapparire la pretesa criminale di volerla riconsegnare agli “anni di piombo” della camorra. Che proprio un commissario prefettizio Vincenza Filippi inviata a Eboli nello scioglimento del Consiglio comunale conosce il rapporto non casuale tra legalità e disamministrazione che lei conobbe nei suoi anni e contenuta in una relazione da lei inviata in Prefettura scritta prima che venisse promossa a prefetto dello Stato. La rilettura di quella relazione potrebbe esser utile all’attuale prefetto Francesco D’Agostino a riannodare la conoscenza di spezzoni di storia politica locale finita, per l’ennesima volta in dieci anni, con il possibile scioglimento del consiglio comunale. Eboli non è la città degli anni Ottanta occupata da un clan criminale sgominato e sconfitto sia negli affari criminali che nei rapporti politici grazie all’impegno di un magistrato che capì tutto e sbaragliò il clan e liberò la città. Oggi c’è una criminalità più giovane che spaccia droga, pratica estorsioni, incendia ogni notte un’auto, spadroneggia sul viale Amendola, con moto truccate velocità da autodromo. Il mondo delle babygang già maranze è in attesa del fischio di un camorrista pronto a irreggimentarlo. Perché ci sono a Eboli, e in libertà. Come quel noto pregiudicato “celebrato” come capo del centro storico da presunto presidente. E il sindaco dell’epoca festeggiò con i fuochi d’artificio, altra cosa e altro stile al boss della camorra che fece costruire la statua abusiva di un Gesù, stile Maratea e tollerata da amministratori compiacenti già fruitori di consensi elettorali. “La criminalità vive a ridosso, spalla a spalla con il disagio minorile” scrive il sociologo Isaia Sales buon conoscitore delle dinamiche criminali metropolitane e non. Come capita a Eboli, ora città allo sbando e con l’incubo di tornare agli anni di piombo della camorra.