Olga Chieffi
Secondo appuntamento con la seconda edizione dei Concerti nel Giardino della Minerva, voluti dalla Fondazione Schola Medica Salernitana, presieduta da Ermanno Guerra, in sinergia con l’Associazione Gestione Musica di Francesco D’Arcangelo e la direzione artistica di Costantino Catena, la compartecipazione del Conservatorio di Musica “G.Martucci” e con il sostegno del Comune di Salerno, del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007. Questa, con start alle ore 21, sarà la serata del Rituale del fuoco, con due virtuosi internazionali, la violinista Pauline Klaus e il chitarrista Thierry Mercer. Brano d’apertura, il Duo in Re maggiore (noto storicamente anche come Sonata in Re maggiore) del compositore tedesco Christian Gottlieb Scheidler. Il compositore e liutista tedesco fu un virtuoso e uno dei primi grandi sostenitori della chitarra, oltre che violoncellista di corte. La sua produzione si inserisce nel solco del classicismo viennese e tedesco, fondendo la raffinatezza melodica con le potenzialità espressive e tecniche dei suoi strumenti d’elezione. Il Duo in Re maggiore si articola nella classica struttura tripartita. Il movimento di apertura, un Allegro, è brillante e solare, dominato da un dialogo serrato e paritetico tra i due strumenti, dove agilità e cantabilità si alternano in una scrittura trasparente. Il secondo, Romance, è una pagina di grande cantabilità e respiro lirico: il violino espone un tema dolce e cantabile, dai toni melanconici o sognanti, sostenuto da un accompagnamento arpeggiato e armonico della chitarra, mentre il finale è un Rondò, vivace, brioso e leggero, sviluppato su un tema principale orecchiabile e ricorrente intervallato da brillanti couplets che mettono in luce il virtuosismo di entrambi gli esecutori prima della brillante chiusura. Quindi, si proseguirà col Paganini chitarrista, con la Sonate concertante in la maggiore (MS 112, Op. 61) che intreccia abilità tecniche e raffinate sonorità cameristiche, dando alla chitarra un ruolo che va oltre il semplice accompagnamento e creando un continuo dialogo paritario con il violino. La pagina si articola in tre movimenti: Allegro spiritoso brillante e vivace, un Adagio, assai espressivo, un momento lirico e melodico in tonalità minore e l’Allegretto con brio, scherzando, per un finale giocoso e ritmico. Si continuerà con il Cantabile in re maggiore (MS 109, Op. 17), la sua linea melodica dolce ed estremamente espressiva, che ricorda il lirismo dell’opera italiana, permettendo al violinista di far “cantare” lo strumento. Al centro della serata la prima opera su commissione, la Danza del Fuoco di Alessandro Cozzolino, allievo della classe di composizione del Maestro Giancarlo Turaccio presso il Conservatorio di Salerno. Danza del fuoco è un brano da camera per chitarra e violino che mette a confronto due strumenti dalle anime profondamente diverse, uniti qui in un dialogo serrato e travolgente. La composizione evoca la natura mutevole del fuoco: imprevedibile, distruttivo e vitale. Fin dalle prime battute, il violino e la chitarra alternano una scrittura dal carattere estatico, con una dal carattere aggressivo, infuocato, ricco di contrasti dinamici e ritmi incalzanti che richiamano i movimenti di una danza rituale. Di qui un viaggio tra danze caratteristiche, a cominciare dal Pièce en forme de habanera di Maurice Ravel datato 1907 , contrassegnato dall’indicazione “Presque lent et avec indolence”, con la chitarra che esegue in modo ossessivo il tipico ritmo sincopato e dondolante della habanera cubana, mentre il violino ricamerà sopra una melodia sensuale, malinconica dal sapore andaluso. Il pezzo, che guarda specialmente ai contributi di d’Indy, Dukas et Hahn, Ravel si ispira alla Spagna liberamente; certe formule ornamentali evocano piuttosto un Oriente di fantasia. Le armonie modali, in particolare, recano la firma dell’autore, senza quasi attingere alle tradizioni orali della Penisola iberica. Esse articolano in maniera sottile le coloriture in modo minore che dominano all’inizio del brano e la predominanza di sonorità in modo maggiore nell’episodio finale. Si proseguirà con l’Entr’acte di Jacques Ibert, composto originariamente nel 1935 come musica di scena per la commedia Le médecin de son honneur di Alexandre Arnoux (ispirata a Calderón de la Barca), dallo stile brillante, vivace e fortemente influenzato dalle atmosfere e dai ritmi della musica spagnola, ma intriso di arguzia, umorismo e leggerezza. Ancora due gemme del romanticismo spagnolo, “Romanza Andaluza” (Op. 22) di Pablo de Sarasate, la terza delle sue celebri Danze Spagnole, composta nel 1878. Il brano si apre con un’atmosfera languida e appassionata, tipica delle melodie andaluse. Attraverso l’uso sapiente del violino, Sarasate richiede tecniche di esecuzione avanzate che imitano le inflessioni vocali e chitarristiche della musica tradizionale iberica. La scrittura alterna sezioni cantabili a passaggi rapidi, armonici e abbellimenti che mettono in risalto l’agilità e il suono dello strumento. A seguire la “Danza Española n. 5 – Andaluza” di Enrique Granados, il brano più celebre dei 12 Danzas Españolas (Op. 37), malinconica e passionale, prima di chiudere con Bela Bartòk. Verranno proposti cinque duetti dei 44, su melodie tradizionali dell’Europa orientale (ungheresi, slovacche, rumene, rutene) studiate da Bartók nella sua attività di etnomusicologia e le Danze popolari rumene, Román népi táncok sono una suite di brevi brani composta da Béla Bartók nel 1915 che si basano su sette melodie originali della Transilvania che Bartók stesso registrò e trascrisse sul campo tra il 1910 e il 1912, usando i primi fonografi a rulli di cera.








