Comune, crediti verso la Holding dal 2022 per 6 milioni - Le Cronache Salerno
Salerno

Comune, crediti verso la Holding dal 2022 per 6 milioni

Comune, crediti verso la Holding dal 2022 per 6 milioni
di Alfonso Malangone*
I timori per la situazione finanziaria del Comune sono ricorrenti negli articoli dei quotidiani dedicati al futuro della Città. Mancano, però, le motivazioni a supporto. Del resto, se davvero ci fossero elementi di preoccupazione, allora qualcuno dovrebbe spiegare perché mai, all’indomani della delibera del Bilancio 2025, cioè pochi mesi fa, ritenne di lodare i risultati in termini di riduzione del Disavanzo, di equilibrio complessivo e di accorta gestione delle risorse pubbliche, con particolare riferimento allo stratosferico saldo di Cassa di 85,2 milioni. Così, se a tutto questo si aggiunge l’aiuto al rientro concesso dal Governo per residui 64 milioni, con la conseguente riduzione del Disavanzo effettivo da 100 milioni ad appena 35, una domanda sorge proprio spontanea: “se esiste, qual è il problema”? Sarebbe buono e giusto saperlo.
In verità, già il Commissario ‘traghettatore’, dr. Panico, aveva espresso prime perplessità sui numeri, pur utilizzando un linguaggio criptico, come d’uso quando si vuole ‘indorare la pillola’. Dopo aver vantato l’impegno profuso per assicurare la “continuità amministrativa…” e “il mantenimento degli adempimenti…”, aveva evidenziato la Sua funzione di guida nei confronti dei dirigenti per la “rimodulazione dello stesso Patto (nota: il salva Città) per renderlo più aderente alla valorizzazione che Salerno merita”. Premettendo, poi, che “il punto principale è lo spostamento della gestione del patrimonio immobiliare agli anni successivi” così “evitando la svendita (?)…per far quadrare i conti”, aveva prescritto una forte cura ricostituente dando mazzate di brutto: aumento dell’addizionale Irpef all’1,2%, la più alta d’Italia, benché ne fosse prevista la riduzione allo 0,9%; aumento della tassa di imbarco; aumento dell’imposta di soggiorno; aumento di diverse altre voci delle Entrate tra cui quella della Mensa/Trasporto Scolastico. Quest’ultima è particolarmente dolorosa perché impone alle famiglie con Isee 0, proprio zero, di pagare un importo giornaliero di 1,30 euro per il pasto dei bimbi e aggiunge anche un contributo autobus mensile di 5 euro a persona oltre alla quota di iscrizione annuale di 20 euro. Giusto per capire: una famiglia di due genitori e un piccino, con reddito di 1.000 euro al mese e casa in fitto a 400 euro, ha un ISEE di 5.178,57. Qui, siamo già a livello di sussistenza, non di benessere. In ogni caso, a rafforzare l’intera ‘manovra’, il Commissario aveva comunicato di aver sottoscritto un accordo con la Holding delle Partecipate per il versamento annuale di un dividendo di 3,0 milioni nelle casse Comunali. Bene. Peccato che nel Bilancio Comunale di fine 2025 siano presenti, salvo errore, crediti verso la Holding dal 2022 per 6,0 milioni. Motivo? Forse la mancanza di disponibilità finanziarie, sempre facendo salvo ogni errore. Comunque sia, non appare utile approfondire questo rapporto. Sarebbe troppo lungo.
E’ molto probabile che, nel corso dell’elaborazione del documento di fine anno, il Commissario abbia rilevato la possibile inadeguatezza del piano di rientro nel punto in cui prevede, per gli anni dal 2026 al 2030, il rimborso di ben 82,9 milioni, di cui 35,0 mediante maggiori incassi/minori spese e 47,9 con alienazioni di beni pubblici. Già: “e quali sono”? Di fatto, nell’elenco dei ’sacrificabili’ ci sarebbero rimasti solo gli scampoli e si dovrebbero aggiungere diversi gioielli di famiglia, se non tutti, per arrivare al risultato. In sostanza, il dr. Panico avrebbe deciso di sostituire le entrate incerte, o impossibili, di cui già furono segnalate le stravaganze ai tempi della sottoscrizione del contratto, con quelle certe del prelievo impositivo, seppure a costo di ’appezzentire’ ancor più i cittadini. All’opposto, sarebbe stato buono e giusto rimodulare il piano abbassando il livello dei tributi per far crescere la domanda a favore della prioritaria ripresa economica della Città. Perdere il podio per l’imposizione, non sarebbe di certo un disonore!
In realtà, per migliorare i conti, potrebbe essere sufficiente avviare il recupero dei consistenti crediti presenti in Bilancio fin dal 1989. Al riguardo, lo stesso Commissario ‘impositore’ aveva rilevato che il problema dell’Ente è quello di “incassare i tributi pregressi per accrescere gli introiti complessivi e migliorare, conseguentemente, la sua gestione finanziaria”. Così, con la delibera n. 72 del 22/06 scorso, aveva avviato la procedura per l’adesione alla Rottamazione-quinquies. Che, per quanto si legge, non si farà più. Ci sono, sul punto, pareri assolutamente contrastanti. Sarà utile parlarne in altra occasione.
Ora, che il Comune abbia un mare di crediti da incassare lo dimostra il Bilancio 2025. Sono ben 457,1 milioni. Le voci di certo più significative sono quelle delle Entrate Locali che, a quella data, sono quantificabili in almeno 197,8 milioni, salvo ogni errore di calcolo tra decine di schede. C’è davvero di tutto. Ma, più del dettaglio, è qui utile fare due prioritarie riflessioni.
La prima riguarda l’esigibilità dei crediti. Municipia Spa, agente per la riscossione, ha certificato di aver incassato nel 2025 solo 13,0 milioni sul carico di ruoli per 201,1 milioni. Il 6%. Ci vorranno secoli. Se pure. Quindi, pensare di sistemare il Bilancio con queste entrate sarebbe solo una pia illusione.
La seconda riguarda la qualità delle voci, cioè: “sono crediti veri, certi e reali, o sono solo una espressione numerica”? Il dubbio non è ‘campato in aria’ visti i risultati della ’pulizia’ annuale effettuata con la eliminazione delle partite inesigibili, ma reali, e di quelle insussistenti, perché ‘fantasiose’. Nel Consuntivo 2021, fu cancellato un totale di 72,0 milioni (Relazione Bilancio, pag. 47). Nel 2022, di 56,7 (pag. 53). Nel 2023, di 43,9 (pag. 49). Nel 2024, di 67,3 (pag. 50). Nel 2025, di 82,6 (pag. 50). In sintesi, negli ultimi cinque anni, sono stati cancellati crediti per il totale fantastico di 322,5 milioni. Una cifra pazzesca che, per i nostalgici, corrisponde a 624miliardi, 447milioni e 75mila Lire. Sta di fatto che l’Ente ha cancellato una ricchezza immensa, svanita come una bolla di sapone. Una domanda: “quanti di questi numeri sono ancora presenti tra i milioni in essere?” Forse, non lo sa nessuno.
Cosa dire? Niente. Dovrebbero parlare coloro che hanno calcolato i crediti, li hanno scritturati tra le entrate potenziali, li hanno certificati in sede di riaccertamento annuale e li hanno messi in Bilancio. E, a seguire, dovrebbero parlare coloro che li hanno approvati con grande giubilo. Salvo, poi, affondare le lame di nuove imposizioni per coprire i vuoti.
E, quindi, un’altra domanda è naturale: “c’è qualcuno che senta di doversi vergognare per aver sottratto alla Città 322,5 milioni”? In verità, proprio perché il Bilancio è un argomento indigesto, che poco attira i cittadini, nessuno dovrebbe ritenersi autorizzato a far quadrare i conti a costo di tradire la loro fiducia. Forse, è il momento di avviare un percorso di verità, perché una cosa è certa: se fossero questi i numeri, non sarebbe difficile ’andare a sbattere’. Detto facendo salvo ogni errore.
Solo la verità può rendere liberi.
Salerno ha davvero bisogno di amore.
*Ali per la Città – 10/07/2026
P.S.: si tratta di una ricostruzione in cerca di
verità. Per la complessità della materia, si fa salvo ogni errore.