«Il Pride è un circo triste»: Cammarota spacca l’Avanti-PSI - Le Cronache Attualità
Attualità Salerno

«Il Pride è un circo triste»: Cammarota spacca l’Avanti-PSI

«Il Pride è un circo triste»: Cammarota spacca l’Avanti-PSI

di Erika Noschese

Le tossine della campagna elettorale non si sono ancora smaltite e la tenuta politica della maggioranza progressista a Palazzo di Città continua a essere messa a dura prova da fibrillazioni ideologiche che ne minano la coesione. A poco più di 24 ore di distanza dallo svolgimento del Salerno Pride, la manifestazione per i diritti civili che ha attraversato le strade del capoluogo con il patrocinio morale dello stesso Comune e della Provincia, l’attenzione si sposta inevitabilmente sulle dichiarazioni tranchant affidate ai canali social da Antonio Cammarota, neoeletto consigliere comunale nella lista Avanti-PSI. Condividendo un filmato relativo al Milano Pride, all’interno del quale venivano indirizzati insulti volgari al leader della Lega Matteo Salvini, l’esponente socialista ha liquidato l’intera mobilitazione nazionale con espressioni inequivocabili, definendola un circo per nessuno e un carnevale triste e vuoto a cui, a suo dire, gli stessi omosessuali dovrebbero ribellarsi. Una presa di posizione netta che, al di là della legittima esecrazione per le offese rivolte a un rappresentante delle istituzioni, apre una profonda riflessione giornalistica e politica sulla compatibilità di tali tesi con la storia, i valori e i programmi della forza progressista in cui Cammarota è stato eletto. L’analisi del caso non può che partire da una premessa di assoluto rigore istituzionale. La contestazione politica, anche la più dura e radicale, deve rimanere sempre all’interno dei binari del rispetto della dignità umana e delle funzioni pubbliche. Gli insulti volgari e gratuiti rivolti a un ministro della Repubblica, registrati a margine di un corteo a centinaia di chilometri di distanza da Salerno, rappresentano un episodio deprecabile che va censurato senza appello e senza distinzioni di colore politico. La critica alle istituzioni si esprime attraverso il dissenso democratico, la dialettica e il voto, mai attraverso la contumelia. Su questo punto la posizione deve essere ferma: le derive scurrili offendono in primo luogo chi le pronuncia e finiscono per danneggiare le stesse cause che i manifestanti proclamano di voler difendere. Tuttavia, l’errore strategico e comunicativo commesso da Cammarota risiede nell’aver utilizzato un singolo episodio di malcostume per squalificare l’intera essenza di un movimento e, soprattutto, per scagliarsi contro una manifestazione che proprio ieri ha visto la partecipazione attiva e convinta di migliaia di cittadini salernitani, oltre che il sostegno formale dell’amministrazione comunale di cui egli stesso fa parte. Il commento del consigliere si traduce in un cortocircuito politico di proporzioni macroscopiche se letto alla luce del simbolo sotto il quale si è presentato agli elettori. Il Partito Socialista Italiano possiede una tradizione secolare che fa della laicità dello Stato, dell’emancipazione sociale e della strenua difesa dei diritti civili i pilastri fondamentali della propria identità. Per un socialista, la lotta contro ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale non è un’opzione facoltativa o un tema secondario da trattare con fastidio, ma rappresenta il naturale prolungamento delle storiche battaglie per l’uguaglianza e la libertà dell’individuo. Liquidare le rivendicazioni della comunità LGBTQIA+ definendole un circo triste e vuoto non costituisce soltanto una provocazione superficiale, ma configura una palese abiura dei valori identitari del socialismo italiano ed europeo. La presenza all’interno di una lista progressista di un esponente che utilizza argomentazioni tipiche del peggiore conservatorismo culturale solleva un interrogativo politico di non poco conto sulla coerenza della coalizione di governo. Questo nuovo scivolone comunicativo mette a nudo una contraddizione originaria che la lista Avanti-PSI non può più fingere di ignorare. Il percorso politico di Cammarota, storicamente radicato nelle file della destra prima del suo approdo alla sponda socialista, riemerge prepotentemente ogni qualvolta il dibattito pubblico si sposta dai temi amministrativi locali alle grandi questioni di civiltà. Questo sfasamento ideologico crea un danno d’immagine immediato all’intero gruppo consiliare e al partito stesso, che proprio in questi giorni ha ribadito a livello nazionale il proprio impegno a sostegno delle tesi del progresso civile (nel silenzio generale, come sempre, e a questo punto con l’inconsapevolezza di molti). I post social restano scritti e offrono una testimonianza tangibile di una spaccatura culturale profonda, che non può essere derubricata a semplice opinione personale quando si riveste un ruolo pubblico all’interno di una maggioranza di centrosinistra. Il giudizio sprezzante espresso da Cammarota appare ancora più stridente se rapportato alla realtà locale di Salerno, dove proprio ieri si è celebrata una giornata di mobilitazione pacifica e inclusiva. Il patrocinio concesso dal Comune non è stato un mero atto burocratico, ma la riaffermazione di una linea politica che intende fare di Salerno una città aperta, tollerante e accogliente per tutti. Definire quella mobilitazione un carnevale significa offendere la sensibilità di tanti giovani, famiglie e cittadini che sono scesi in piazza per chiedere pari dignità e diritti, senza alcuna intenzione di partecipare a spettacoli circensi. La pretesa del consigliere di dettare le regole di comportamento su come la comunità LGBTQIA+ dovrebbe rivendicare i propri diritti rappresenta un esercizio di paternalismo politico del tutto fuori tempo massimo. All’interno dell’aula consiliare di Palazzo di Città, la chiarezza delle posizioni e la coerenza con il mandato elettorale costituiscono i requisiti minimi per garantire la stabilità dell’azione amministrativa. Questo continuo oscillare tra l’appartenenza formale a una coalizione progressista e l’espressione di posizioni ideologiche diametralmente opposte rischia di trasformare l’attività del gruppo Avanti-PSI in un fattore di perenne instabilità. La cittadinanza ha il diritto di sapere se la forza politica che sostiene il sindaco condivide la visione di una Salerno moderna e inclusiva o se tollera al proprio interno derive oscurantiste che considerano i diritti civili alla stregua di una mascherata. Le scorie di queste uscite social non si cancellano con le consuete precisazioni ex post, ma richiedono una assunzione di responsabilità politica chiara da parte dei vertici del partito e della coalizione, per evitare che l’azione di governo venga costantemente zavorrata da ambiguità identitarie insostenibili.