Bruno Ravera, il Sindaco e l’uomo outsider - Le Cronache Ultimora
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Bruno Ravera, il Sindaco e l’uomo outsider

Bruno Ravera, il Sindaco e l’uomo outsider

Salvatore Memoli

Bruno Ravera fu Sindaco di Salerno dal 24 marzo 1977 al 4 agosto 1979, dopo Vittorio Provenza e prima del secondo sindacato di Alberto Clarizia, espressione di quella Democrazia Cristiana che, dopo Menna e Gaspare Russo, cambiava il sindaco, in media, ogni anno. Personaggio incline alla riservatezza e custode di valori praticati, democratici e scientifici, che ha portato, con raro esempio di coerenza, in tutti gli ambienti politici, sanitari e sociali, durante una lunga testimonianza di una vita impegnata e solidale. In politica avrebbe potuto rappresentare una stagione di rinnovamento per le istituzioni salernitane, se i sindaci non fossero stati cambiati con una fretta che impediva agli stessi cittadini di conoscerli ed apprezzarli. Non sono in grado di dire se, in un tempo più lungo di presenza e più propenso a realizzare i programmi politici concreti, Bruno Ravera avrebbe impresso di sé, delle sue idee e del suo stile, un modello politico più apprezzabile, con un passo austero, meno precario e rappresentativo di un modello culturale e sociale, radicato nell’umanesimo cristiano. La sua figura carismatica, impressa di sobrietà e rigore morale, si era formata in un tempo preciso della storia del cattolicesimo e in compagnia di salernitani illustri che hanno lasciato una traccia di forte riferimento. Il mio pensiero ritorna a don Guido Terranova, un sacerdote calabrese che ha trascorso il suo ministero a Salerno, accompagnando la crescita di tanti giovani, coerenti e disposti ad entrare nei tempi del Concilio. La cifra dell’appartenenza a quel tempo politico fu la cultura del dialogo, con evidenti segni di apertura mentale, portata all’incontro. In questo impegno rientrava l’opzione del formatore e dei giovani cattolici salernitani di costruire ponti tra la cultura cattolica e quella di estrazione marxista e socialista. Don Guido rappresenta una pietra miliare per una generazione di giovani salernitani a cui imponeva una formazione costante per ricercare una corretta collocazione nella dimensione politica. Il pontificato di Papa Montini fu determinante per molti e con esso l’esperienza è la presenza politica di Aldo Moro. In quegli anni la Chiesa salernitana riuniva una parte significativa di coloro che saranno ricordati come gli “intellettuali”, tra essi Bruno Ravera che resterà fino alla morte di don Guido suo buon amico. Gli altri componenti rispondono a nomi illustri che hanno dato alla vita cittadina una testimonianza attiva di presenza Cristiana: per tutti Vittorio Salemme, Giuseppe Cantillo, Massimo Panebianco ed altri. Bruno Ravera ha respirato negli anni della sua formazione l’apertura a modelli di confronto che non chiudevano la porta ai laici e al mondo socialista, sfidando le regole di quegli anni che non erano facili anche nella Chiesa. Portare in politica questa visione conferiva una responsabilità culturale e politica che esponeva ad interrogativi, dubbi e critiche. Con impegno, Ravera ha vissuto la sua esperienza politica, anticipando modelli che si sarebbero affermati più tardi a Salerno ed in Italia, contribuendo alla crescita di quella intelligenza cattolica che é diventata lievito per nuove testimonianze. Dobbiamo a don Guido, a Ravera ed a Salemme, quella stagione di generosità teologica ed ecclesiale che produsse i cambiamenti anche in politica. Anche quando Ravera ha lasciato l’impegno politico per dedicarsi alla sua professione di cardiologo, ha conservato la sua influenza con i suoi giudizi, tutti lo hanno considerato un punto alto di riferimento del cattolicesimo democratico. Se fosse rimasto in politica avrebbe potuto guidare un rinnovamento necessario ed atteso, magari aiutando molti giovani a nutrirsi di sani ideali ed evitando certe presenze che in nome degli ideali democristiani hanno servito altri padroni. Negli anni settanta ed ottanta, soprattutto il terremoto, ha dato spazio ad una emergenza come sopravvento sui programmi. Tutto divenne improvvisato, segmento di realizzazioni forzate e prive di respiro programmatico! Ad un uomo come Ravera non poteva piacere un ruolo di caporale di giornata, per come i fatti quotidiani assumevano rilevanza su qualsiasi altra idea di buongoverno, tante volte lontano da quel rigore morale che Ravera ha sempre dato prova di praticare. Da Sindaco durò poco, quanto basta per lasciare un ricordo di una bella figura umana e professionale, che ha dato lustro al ruolo. La lotta delle correnti politiche, in quegli anni, non dava tregua alle ambizioni di chi aspirava al massimo seggio. Anche se é vero che i Sindaci di allora potevano disporre di un partito solido ed efficiente e soprattutto di una deputazione dinamica ed autorevole, Ravera non era persona addomesticabile e da tirare per la giacca. La sua riservatezza era talmente nota che veniva scambiata per superbia, anche nella professione, mai aveva barattato un voto con la sua scienza e conoscenza del cuore umano! Ho avuto la possibilità di conoscere suoi amici di gioventù che lo hanno descritto come un giovane riservato e solitario fin dagli anni del ginnasio, per niente incline a perdere tempo se non per lo studio. Ebbi modo di stargli vicino durante la sua campagna elettorale per il Senato, ricevendone una testimonianza di grande equilibrio e rispetto per le istituzioni, come un testimone di ciò che deve caratterizzare sempre un politico cattolico. La sua scomparsa non spegne la parabola della sua vita, per le eccellenze praticate e raggiunte in tanti campi. Il suo esempio resterà vivo soprattutto per ravvivare il dialogo tra chi non riesce più a riconoscere i segni di tempi nuovi e si chiude in schemi rigidi che limitano la cultura e la politica. Di lui si parlerà ancora e spero che molti emuleranno in politica e nella professione il suo esempio fatto di sacrifici, studi, autenticità e nessuna blandizia.