40 anni di maltrattamenti, chiesti 100mila euro di risarcimento danni - Le Cronache Ultimora
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40 anni di maltrattamenti, chiesti 100mila euro di risarcimento danni

40 anni di maltrattamenti, chiesti 100mila euro di risarcimento danni

di Erika Noschese

Una storia di dolore, di violenze atroci, di fughe e di una relazione tossica dalla quale è stato difficile liberarsi. È la vicenda di una donna, residente a Bellizzi, vittima per decenni di violenze fisiche e psicologiche da parte del marito, già condannato, con il riconoscimento della recidiva, per il reato di maltrattamenti in famiglia. Per la donna potrebbe ora arrivare una forma di riscatto, o almeno il riconoscimento del danno subito dopo una vita segnata da soprusi e paura. Mentre è in corso la battaglia giudiziaria sul piano penale, il suo legale, l’avvocato Maria Gabriella Gallevi, ha chiesto al Tribunale ordinario di Salerno la condanna dell’imputato al risarcimento dei danni per un importo di 100 mila euro. La storia. La vicenda affonda le proprie radici nel 1977. Secondo quanto ricostruito negli atti processuali, i primi episodi di violenza sarebbero iniziati fin dall’inizio della convivenza e si sarebbero aggravati dopo la nascita della seconda figlia. La donna avrebbe subito per anni continue vessazioni, umiliazioni e aggressioni fisiche. Tra gli episodi più inquietanti, il marito le avrebbe più volte rovesciato addosso secchi d’acqua gelata mentre dormiva. La spirale di violenza sarebbe proseguita negli anni successivi. Nel 1987, dopo essersi allontanata dall’abitazione coniugale, la donna sarebbe stata raggiunta dal marito, che le avrebbe sparato con un fucile, ferendola agli arti inferiori. Neppure un episodio tanto grave avrebbe posto fine alle violenze: secondo la ricostruzione processuale, le aggressioni fisiche e psicologiche sarebbero continuate fino a spingere la vittima a tentare il suicidio. Tre anni dopo, il trasferimento della famiglia a Battipaglia non avrebbe segnato la fine dell’incubo. Al contrario, secondo l’accusa, i maltrattamenti sarebbero diventati ancora più violenti. La donna sarebbe stata costretta a dormire sul pavimento, ripetutamente presa a calci, percossa, strattonata per i capelli e sottoposta a continue minacce e umiliazioni. L’ennesimo episodio si sarebbe verificato nel 2015, quando una delle figlie intraprese una relazione sentimentale non gradita al padre. La giovane, per sottrarsi alle tensioni e alle violenze familiari, trovò rifugio in una casa famiglia, mentre la madre decise di lasciare definitivamente l’abitazione coniugale, mettendo fine a quasi quarant’anni di convivenza segnata da soprusi e maltrattamenti. La vicenda assume contorni ancora più drammatici alla luce delle testimonianze raccolte nel corso del processo. Diversi familiari hanno confermato il clima di terrore in cui la donna era costretta a vivere, riferendo che l’uomo aveva più volte manifestato l’intenzione di ucciderla. Tra gli elementi acquisiti agli atti vi sarebbe anche un video nel quale l’imputato urla, mima ripetutamente il gesto di tagliare la gola, descrive nei dettagli come avrebbe ucciso la moglie, si vanta di averle già sparato in passato e afferma: «Questa volta finisce nel cimitero». La richiesta di risarcimento. Nella memoria depositata al Tribunale, l’avvocato Maria Gabriella Gallevi chiede la condanna dell’imputato al risarcimento di 100 mila euro in favore della vittima, oltre al riconoscimento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 60 mila euro e alla rifusione delle spese processuali. La richiesta si fonda anche sull’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, secondo cui il danno morale conseguente al reato di maltrattamenti in famiglia può ritenersi sussistente in re ipsa, senza necessità di una specifica prova della sua esistenza; la protrazione delle condotte violente per un lunghissimo arco temporale costituisce un elemento idoneo ad aggravare sensibilmente il pregiudizio subito dalla vittima; inoltre, la concessione di una provvisionale è ritenuta legittima quando il danno risulti già certo nella sua esistenza, rinviando a una successiva fase la quantificazione definitiva.