Orchestra di Fiati, una fiamma mai spenta - Le Cronache Spettacolo e Cultura
Spettacolo e Cultura Musica

Orchestra di Fiati, una fiamma mai spenta

Orchestra di Fiati, una fiamma mai spenta

di Olga Chieffi

Sole a picco sull’orchestra di fiati del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno, guidato dal violinista Fulvio Artiano, e dal neo-eletto Presidente Vittorio Acocella, il quale ricordiamo, nel primo incontro con la stampa, affermò voler accendere i riflettori anche sulla storia di questa istituzione, in occasione del concerto che ha fatto da preludio alla festa della Musica. Ore 11: il vicedirettore della massima istituzione musicale cittadina, il pianista Ernesto Pulignano, ha dato il via al matinée della formazione di fiati, diretta dal M° Alessandro Murzi: strumenti incandescenti, tra legni, ottoni e percussioni, non più mollette e spartiti cartacei sui leggii, ma pad in tilt, che hanno costretto i ragazzi ad eseguire a memoria pagine non facili, quali ben quattro sinfonie, quella del Die Zauberflote di Wolfgang Amadeus Mozart, del Don Pasquale di Gaetano Donizetti, dell’Italiana in Algeri di Rossini e del Macbeth di Giuseppe Verdi. Splendide trascrizioni, suoni antichi, che provengono per discendenza diretta dalla grande scuola di fiati dell’ Istituto Umberto I, ovvero dalla scuola napoletana dei quattro conservatori, dall’opera, dal regno dei castrati, di cui Napoli, fu il centro del mondo con il suo teatro. Ricerca del bel suono, lirismo e virtuosismo spinto, questi i principi, che abbiamo ritrovato con grande emozione, nelle prime parti, che hanno avuto i soli in queste pagine, a cominciare dal clarinetto di Manuel Magurno e dal fagotto di Mattia Costa, il primo l’ironia larmoyant, il secondo il senso del buffo nell’opera, la sezione percussioni nel finale dell’Ouverture mozartiana dei timpani di Simone Parisi, accorto anche nel fermare l’ultima vibrazione, allo stacco finale del direttore, i corni di Rosa Orlotti e Giovanni Russo. Ragazzi attentissimi, perché l’insieme di fiati è da sempre nella “nostra” testa, e proviene da quell’idea di banda che faceva faville nella Salerno del mito della prima metà del Novecento e, quindi, ripresa nel secondo dopoguerra, quel “bandone” che arrivava a contare oltre settanta elementi con la formazione maggiore degli alunni più grandi e degli stessi Maestri e quella dei più piccoli ospiti dell’Istituto, nelle celebrazioni importanti e anche in trasferta. Quando suonano i fiati il pubblico accorre, anche sotto il sole a picco, essendo già uno spettacolo la sola visione della formazione, con gli ottoni lucenti e melodie che ben si conoscono. Tra il pubblico, il M° Giuseppe Genovese, clarinettista, in forza al Liceo Musicale Alfano I, ci ha raccontato quando la Banda dell’ Istituto Umberto I sfilò agli ordini del M° Francesco Florio, insieme alla formazione della Marina Militare Italiana, certamente in occasione della festa dell’arma di Mare. Si obietterà Orchestra di Fiati non banda, ma il programma eseguito ha previsto solo due pagine originali quali la Marcia della First Suite di Gustav Holst in mi maggiore per banda militare e le Folk Dances di Dmitrij Sostakovic, il resto trascrizioni di opere che hanno posto in bello spolvero le diverse sezioni. Non si disdegni il “dire” banda, poiché Maestri e allievi dei corsi di fiati hanno ancora fissa quella idea e quelle formazioni ove hanno iniziato, e oggi, ci sono rappresentanti del nostro conservatorio in tutte le massime bande militari, due su tutti il Maestro della formazione dell’Aeronautica Militare Pantaleo Leonfranco Cammarano, figlio d’arte del padre Vincenzo, già docente di strumentazione e direzione per banda del Martucci e il primo clarinetto solista dalla Marina Militare Marco Frasca. Brillante l’esecuzione della Suite dalla Carmen di Bizet con Rocco Pio Raimondi col suo euphonio ad interpretare Escamillo, insieme alla tromba di Francesco Pio Sandulli, mentre Carmen è stata evocata dal sax alto di Lucia Parente, le pittoresche percussioni di Gennaro Basile e Vincenzo D’Aniello, flauti protagonisti nello scopertissimo Entr’acte, con Mario Cesarano e l’ottavino di Giovanni Mazzeo, gli oboi di Giusepe Feraru e Giovanni Ferriano. Fiati che non hanno certo fatto rimpiangere gli archi nell’Intermezzo della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, con il maestro Murzi, ad accompagnare la sua formazione attraverso il gesto di un officiante discreto, con il compito di voler restituire al suono una purezza appropriata, dove i significati originari, fossero tutti presenti ma, insieme, mirabilmente lontani, simbolo dell’Italia mediterranea, nella ricerca di quel flou di levigata e rarefatta fattura, dando ancora una volta forma a quell’incanto fatto di nulla. Applausi del pubblico presente e promessa di un bis del concerto, ma stavolta sul far della sera.