Davide Polito: «Il calcio deve proteggere i suoi figli» - Le Cronache Attualità
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Davide Polito: «Il calcio deve proteggere i suoi figli»

Davide Polito: «Il calcio deve proteggere  i suoi figli»

“Speriamo che in paradiso ci sia una squadra di calcio, così che tu possa continuare a essere felice correndo dietro a un pallone. Onore a te, fratello Andrea Fortunato”.

Le parole di Gianluca Vialli continuano a riecheggiare nella mente di Davide Polito.

“Quelle parole mi penetrarono nella mente e divennero quasi un’ossessione. Le ripetevo continuamente durante la mia degenza all’ospedale di Mercogliano, dopo un delicato intervento al cuore”, racconta Polito.

Oggi il presidente della Fondazione Fioravante Polito accompagna i visitatori nella sede della Biblioteca del Calcio, divenuta nel tempo Museo del Calcio dedicato a Andrea Fortunato, il promettente terzino della Juventus e della Nazionale italiana scomparso tragicamente nel 1995, a soli 23 anni, a causa della leucemia.

Uno spazio unico nel suo genere, diventato il quartier generale di una battaglia di civiltà sportiva e medica. La struttura ha sede nella splendida Villa Matarazzo, a Santa Maria di Castellabate, ed è ormai una tappa fissa per i numerosi turisti che visitano una delle località più affascinanti del Cilento.

Polito, 63 anni, funzionario dell’Agenzia delle Dogane di Salerno, ripercorre la nascita del progetto.

«Era il 2006. Ero ricoverato all’ospedale di Mercogliano per un intervento al cuore piuttosto delicato. Durante quei giorni pensai che avrei dovuto fare qualcosa per ricordare Andrea Fortunato. Una volta dimesso, fondai l’Associazione Sportiva Fioravante Polito, dedicata a mio padre, scomparso prematuramente all’età di 38 anni, e promossi la nascita della Biblioteca del Calcio Andrea Fortunato».

Alla domanda su come immaginasse di reperire il materiale necessario per la biblioteca, Polito sorride e torna con la memoria a quei giorni.

«Mi incontrai al Bar Canasta di Salerno con il mio fraterno amico Domenico Sullo e con Domenico Pellegrino, direttore generale di MSC Crociere. Esposi loro la mia idea. Pellegrino mi chiese subito se avessi bisogno di un sostegno economico. Gli spiegai che, più che di denaro, avevo bisogno di aiuto per raccogliere libri, riviste, cimeli e documenti che potessero dare vita a una vera biblioteca dedicata alla storia del calcio».

Dovevo, unicamente, entrare in contatto con le squadre sponsorizzate da MSC. Il dottor Pellegrino si mise subito a disposizione e iniziai a interpellare  i club. Il primo a credere nell’iniziativa fu Adriano Galliani, che mi regalò venti maglie autografate e cinquanta libri dedicati al AC Milan, pubblicati in diverse lingue. A seguire arrivarono il materiale del Bologna FC 1909, del SSC Napoli e di tante altre società. Da quel momento il passaggio da biblioteca a museo fu quasi naturale. Iniziarono e non si sono mai fermati cimeli da tutta Italia.».

Quali sono i pezzi più significativi?

«La pipa di Enzo Bearzot, la macchina da scrivere di Gianni Mura, la radio utilizzata da Candido Cannavò e il completo indossato da Diego Armando Maradona il 28 agosto 1986 durante la partita Lazio-Napoli».

La storia prosegue nel 2016, anno in cui Davide Polito diventa presidente della Fondazione Fioravante Polito.

«Diventare una fondazione non è semplice – sottolinea –. È necessario disporre di un patrimonio minimo importante. Fu Pietro Mennea, durante una visita al museo, a suggerirmi di far valutare i nostri “tesori”. Seguii il suo consiglio e la stima superò abbondantemente la soglia richiesta. Così nacque ufficialmente la Fondazione Fioravante Polito».

Oggi chi varca la soglia del museo si trova immerso in una collezione straordinaria composta da oltre 650 maglie autografate, cimeli storici, documenti e opere d’arte dedicate ai più grandi protagonisti della storia del calcio.

La memoria di Andrea Fortunato vive accanto a quella di altri atleti scomparsi troppo presto, come Flavio Falco, Piermario Morosini e Carmelo Imbriani, a testimonianza di quanto sia fondamentale la prevenzione sanitaria nello sport.

Tra le maglie di Maradona, di Lionel Messi e dei grandi campioni del calcio italiano, lo sguardo del visitatore viene inevitabilmente catturato dai ritratti di Andrea Fortunato realizzati dal maestro Fernando Mangone. C’è la sua maglia numero 3. Ci sono i suoi occhi limpidi, che sembrano rivolgere un messaggio silenzioso a chi osserva: non ricordare soltanto la sua morte, ma soprattutto il valore della vita.Ed è proprio la tutela della vita ad alimentare l’impegno quotidiano della Fondazione Polito. La prevenzione sanitaria è diventata la missione centrale dell’organizzazione, che da anni promuove l’introduzione del passaporto ematico per tutti i giovani sportivi.

«È una battaglia di civiltà – ribadisce con forza Davide Polito –. Chiediamo che gli esami del sangue e i controlli cardiologici completi diventino obbligatori per tutti i bambini che iniziano a praticare sport, a partire dai sei anni di età, anche a livello dilettantistico. Non possiamo più assistere impotenti alle morti improvvise sui campi di periferia. Ogni tragedia rappresenta una sconfitta per tutti».

Quest’anno la Fondazione ha inoltre rafforzato il proprio profilo scientifico, istituendo uno studio medico per la prevenzione.

“Abbiamo inserito nuove figure specialistiche all’interno della nostra struttura per dare ancora maggiore credibilità e forza alle nostre proposte. Vogliamo continuare a sensibilizzare istituzioni, federazioni sportive e famiglie sull’importanza della prevenzione. Il calcio, come tutto lo sport, deve imparare a proteggere i propri figli. Continuiamo a portare in tutta Italia la “Fiaccola della Prevenzione” che ha fatto tappa alla casa di cura Villa del Sole di Salerno, dove si è tenuto un convegno sul passaporto Ematico, perché lo sport deve essere vita, mai tragedia.”

Per Davide Polito non si tratta soltanto di un progetto associativo. È una missione nata dal dolore, trasformata in memoria e divenuta oggi un impegno concreto per salvare vite umane. Nel nome di Andrea Fortunato. E di tutti quei ragazzi che non hanno avuto il tempo di realizzare i propri sogni.

L’obiettivo è nobile, ma la sua attuazione presenta inevitabilmente ostacoli economici. L’introduzione di controlli più approfonditi comporta infatti costi aggiuntivi che spesso finiscono per gravare sulle famiglie.

“Proprio per questo abbiamo istituito un protocollo d’intesa che coinvolge numerosi centri diagnostici lungo tutto il territorio compreso tra Nocera e Palinuro. Abbiamo definito un kit di esami a prezzi calmierati. Faccio un esempio concreto: un pacchetto diagnostico che normalmente costa 137 euro, grazie alle nostre convenzioni , viene offerto a 25 euro”.

La Fondazione si prepara  a presentare ufficialmente questa nuova iniziativa.

«A breve convocheremo una conferenza stampa per illustrare questo ulteriore passo avanti e per sollecitare le istituzioni a sostenere il nostro progetto. Attualmente sono ferme in Parlamento tre proposte di legge che prevedono l’obbligatorietà degli esami del sangue e dei controlli cardiologici per tutti i ragazzi dai sei anni in su che intendono praticare attività sportiva agonistica, nel calcio ma non solo».

Perché chiamarlo proprio “Passaporto Ematico”?

«Il nome lo coniò Claudio Ranieri quando gli illustrammo il progetto».

E che significato racchiude?

«Un passaporto per non morire».

In quelle quattro parole è racchiuso il senso di una battaglia iniziata quasi vent’anni fa dal ricordo di Andrea Fortunato e trasformata in un impegno quotidiano. Una battaglia che attraversa il calcio e lo sport, ma che in realtà parla a tutti: prevenire per vivere. Perché ogni visita medica effettuata in tempo, ogni controllo in più, ogni diagnosi precoce può fare la differenza tra una tragedia annunciata e una vita salvata. Ed è questo il messaggio che Davide Polito e la sua Fondazione continuano a portare in giro per l’Italia, con la convinzione che la memoria dei campioni scomparsi troppo presto debba tradursi in una maggiore tutela per le nuove generazioni.

«Il calcio deve proteggere i suoi figli», ripete Polito.

Più che uno slogan, una responsabilità.

gep. ric.