Antonio Manzo
Disastro ambientale a Sapri. Il silenzio della Capitaneria di Porto di Sapri e di Palinuro e le ordinanze contraddittorie del Comune nascondono clamorosamente la verità nei lavori in un tratto del litorale costiero interessato dal progetto relativo a “lavori di risanamento idrogeologico ed idraulico del centro abitato di Sapri e delle aree a monte ed erosione costiera”. Un appalto di circa 100 milioni di euro. Oggi, sulla spiaggia di Sapri c’è una ruspa a conferma dei lavori in corso ma nessuno parla del disastro ambientale. Un appalto di ben 96 milioni di euro. Il quadro economico dei lavori prevede una spesa complessiva pari a 96.845,25 euro, di cui 79.381,35 euro destinati agli interventi e 17.463,90 euro per somme a disposizione dell’amministrazione. La copertura finanziaria viene garantita attraverso fondi propri del Comune, a valere sul bilancio di previsione 2026/2028. Cioè soldi pubblici dei cittadini sapresi, ignari delle tortuose procedure e appalti. “Strano, che le autorità non abbiano ancora capito che qui, a Sapri, c’è una sorta di omertà mafiosa. Può avvenire di tutto, come gli incidenti con il sangue tra concessionari al Porto. Inutile denunciare.” I lavori del risanamento idrogeologico sono iniziati nel 2023 e ultimati nel luglio 2025, ma, già a partire dal mese di gennaio scorso, una mareggiata di modesta entità fa sparire nuovamente l’intera area sabbiosa oggetto dell’intervento anti erosione, sicché il problema che si sarebbe dovuto risolvere si è invece ripresentato, nonostante la enorme spesa investita, anzi si è aggravato. Tutto in un discutibile risultato progettuale: lavoro e relativi costi altissimi: si può mai concepire una spesa del genere solo per portare avanti l’esecuzione di questo progetto? Nel frattempo, peraltro, due dei tecnici incaricati da progetto, ai quali sono stati affidati, rispettivamente, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza, sporgono denuncia alla competente Procura della Repubblica di Lagonegro per contestare una serie di adempimenti compiuti dal Responsabile Unico del Procedimento (Rup), ing. Alberto Ciorciaro, responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Per loro al danno è seguita la beffa: sono rimossi dall’incarico. Ma vediamo il capitolo dei silenzi dolosi. Siamo ad inizio del mese di giugno e la Capitaneria di Porto (già allertata nel corso della precedente stagione estiva circa la presenza di materiale ferroso che fuoriusciva dalla battigia e dall’acqua e a seguito di denunce sporte da 2 consiglieri comunali del gruppo di minoranza) ordina l’interdizione della balneazione. Così il comune di Sapri emana la propria ordinanza, Ma con disposizione e motivazioni diverse da quelle impartite dalla Capitaneria di Porto. Il Comune non provvede neppure a rendere noto alla popolazione il divieto di balneazione sancito per quel tratto. Negli stessi giorni, un cittadino coscienzioso invia due istanze Capitaneria di Porto chiedendo contezza sulla divergenza delle due ordinanze e se fosse stata regolarmente eseguita l’intera procedura burocratico/ amministrativa/ tecnica preliminare alla bonifica dello stato dei luoghi. Ma il giorno dopo iniziano i lavori da parte della ditta Michele Marciano di Sapri (che gestisce gran parte degli appalti pubblici locali). Marciano è il dominus degli appalti a Sapri, nella circostanza silenziosamente aiutato da una impresa che ha diretta gestione delle concessioni finite nello scontro armato dei mesi scorsi. Ma al Comune di Sapri c’è l’impresa di Emanuele Zangari, una delle imprese elencate dalla Direzione distrettuale Antimafia di Salerno tra quelle del sistema truffaldino del cartello delle imprese che teneva in ostaggio tutte le maggiori gare di appalto della provincia di Salerno. Il sistema scoperto dall’Antimafia mandò in carcere diversi protagonisti a partire da Giovanni Citarella di Nocera Inferiore. Emanuele Zangari è presente ovunque negli appalti di Sapri attraverso una rete di imprese impegnate. A partire dalla Zema di proprietà Zangari costruzioni vincitrice dell’appalto per la riqualificazione del litorale. Impresa madre collegata alla Gce srl, Cofem, e G.R. Costruzioni quasi tutte senza la qualifica societaria per lavori a mare. Così Zagari gestisce gli appalti di Sapri con questa rete di imprese. Passano, però, 24 ore e dal Comune si deve infrangerei silenzio. Con ordinanza comunale a firma del medesimo responsabile dell’ufficio tecnico -ingegnere Alberto Ciorciaro, viene pubblicato il provvedimento di aggiudicazione lavori a tale ditta come esecutrice degli stessi. Ma alla Capitaneria del Porto di Sapri e Palinuro sembra non interessare il fatto dell’anomalo ripascimento del litorale con i lavori in corso di esecuzione, sotterrando tutto il materiale di risulta dell’area ex Agip che era già stato oggetto del divieto di balneazione. Da 50 anni infatti sull’area dell’ex Agip c’erano depositi di idrocarburi con grave pericolo per la salute pubblica. In effetti nella immediatezza della pubblicazione dell’ordinanza da parte del Comune iniziano i lavori che non appaiono neppure essere condotti a regola d’arte soprattutto per lo smaltimento dei rifiuti tossici e della ferraglia inquinata e pericolosa dell’area. D’altronde già la scorsa estate un improvvido bagnante si feri ad un polpaccio con un ferro arrugginito a mare. Tutto nella città dove chi amministra chiede il bavaglio alla stampa.





