GINOCCHIERE E BASTONI - Le Cronache Attualità
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GINOCCHIERE E BASTONI

GINOCCHIERE E BASTONI

Alberto Cuomo

Decifrare i tempi odierni è molto complicato, forse più complicato che in altri momenti storici, tanto che, in un recente saggio, Massimo Cacciari ha richiamato, per la nostra odierna condizione, il Kaos originario. In una trasmissione televisiva, sabato scorso, ha poi messo in scena il dramma “Gli ultimi giorni dell’umanità” di Karl Kraus, un intellettuale viennese che negli anni 10-30 dello scorso secolo teneva un giornale parlato in sale musicali o nella sede degli architetti (era molto amico di Adolf Loos) con cui smentiva le notizie ufficiali e si prendeva gioco dei sensi comuni. Il dramma era stato negato dall’autore ai maggiori registi del suo tempo, Reinhardt e Piscator, nel ritenere che solo un teatro a venire avrebbe potuto allestirlo adeguatamente. E chi sa, forse il teatro futuro che preconizzava Kraus è la televisione per la quale Cacciari, novello protagonista e autore, Criticone-Kraus, ha attualizzato la prima guerra mondiale, quale catastrofe dell’Europa, nella guerra continua dei tempi odierni che potrebbe divenire catastrofe dell’Occidente e dell’intero pianeta dominato dalla cultura, politica ed economica, occidentale. Anche oggi, come nel 1914, vale quindi, per Cacciari, la critica krausiana a giornali e opinionisti i quali, invece di opporsi alla guerra si adeguano alle falsità esposte dai contendenti mentre le persone sono alla ricerca, non solo in Italia, di un evento che modifichi gli equilibri locali e mondiali determinando nuovamente, come nella seconda metà del secolo scorso, una pace e una tranquillità durature. Di qui i cambiamenti evocati e realizzati ovunque in politica e, nel nostro paese, l’avvento dei Bossi, Berlusconi, il Movimento 5S e, ora, Giorgia Meloni. Di qui, però, anche il repentino decadere da ruoli leader di chi, non solo per propria colpa quanto per il veloce mutamento delle situazioni interne ed esterne ai paesi, non è in grado di assicurare l’armonica stabilità cercata. Ed è per questo, per la concreta eventualità di veloci desituzioni, che, pur nel rispetto della democrazia, i vacillanti leader tentano di determinare, attraverso leggi elettorali, governi stabili con poteri accentrati. Ci provò Renzi, che non riuscì a convincere gli italiani al referendum sulla legge elettorale proposta. Ora ci prova l’attuale governo e si teme possa riuscire nell’intento realizzando, secondo gli avversari, un nuovo fascismo. Per il vero fu Max Weber a sostenere che la democrazia, proprio per non correre rischi, necessiti di un capo carismatico, in cui possa riflettersi il popolo, la massa, eletto attraverso un voto plebiscitario. Ed è forse in tale teoria il riferimento dell’idea meloniana dell’elezione diretta del capo del governo che, se trovasse la quadra con una qualche garanzia che mantenesse i parlamentari nella carica, come è ad esempio per il cosiddetto “listino”, potrebbe persino avere i numeri per evitare un referendum costituzionale analogo a quello che bocciò Renzi. E sarà per il pericolo di una affermazione definitiva di FdI che i maggiori oppositori al disegno meloniano sono i grillini i quali, con qualsivoglia legge elettorale favorevole anche alla possibilità di mantenere il posto, non potrebbero, per i loro regolamenti interni, essere eletti per più di due mandati. In questo senso, dal poco interesse alla permanenza in parlamento, le critiche stellate non toccano solo le scelte politiche meloniane, quanto anche la sua persona, con il chiaro intento di sminuirne il carisma. Si spiega quindi l’ambiguo intervento del deputato del M5s Francesco Silvestri il quale, nel rilevare l’atteggiamento remissivo della prima ministra nei confronti di Usa e Israele, ha utilizzato una metafora volgare: “Dopo il referendum si è detto che la linea del governo era di raddrizzare la schiena, rialzarsi da una posizione supina che aveva avuto nei confronti di Netanyahu e di Trump. Lei non ha rialzato la schiena, ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda. Il punto è che noi abbiamo bisogno invece di un leader completamente diverso e spero che tra qualche mese arriverà”. E che l’intenzione del poco onorevole grillino fosse offensiva è nel fatto che le ginocchiere non servono a stare più comodi essendo protettive delle articolazioni del ginocchio, ad esempio, per portieri di calcio e giocatori di basket, qual era da noi il grande Sandro Riminucci, “l’angelo volante” dell’Olimpia Milano, che tra gli anni 50 e 70 ne aveva fatto quasi un suo simbolo. Ma Giorgia Meloni non ha fatto attendere la sua risposta: “Boldrini si è indignata perché il collega si rivolgeva alla sottoscritta dicendo ‘signor presidente’. Mi chiedo se questo sia davvero il punto del rispetto delle donne o sia piuttosto quello di ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere… Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c’è una donna che è arrivata dove è arrivata, senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie… Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci di proporla!”. Invero il lato debole di Giorgia è proprio nel suo essere donna. Sarebbe un controsenso infatti sostituire l’immagine dell’uomo forte al potere, che ormai in molti auspicano, con quella della “donna forte”. Ha inteso la possibile contraddizione tra forza e femminilità il generale Vannacci che sta rosicchiando lo spazio a Fdi sia a destra, mostrando i muscoli del celodurismo, sia a centro, ironizzando su Forza Italia e su Marina Berlusconi nel tentativo di soppiantare la sua percentuale nella coalizione futura. Alle aspirazioni dei diversi possibili leader nel centrodestra corrisponde l’assenza di capi a sinistra e se Silvestri si augura un leader con la schiena dritta il suo auspicio pure si presta ad un equivoco perché non sempre la ferma postura verticale corrisponde a sani principi e onestà quanto anche alla dolorosa penetrazone dell’agere palum in uso dai romani sino al 600, un bastone che giunge dai lombi sino alle scapole. Sandro Riminucci della Olimpia Milano in entrata Museo del Basket