Zambrano, chiusura a piazza Portanova - Le Cronache Salerno
Salerno

Zambrano, chiusura a piazza Portanova

Zambrano, chiusura a piazza Portanova

«L’obiettivo di Porta Ovest resta quello originario: liberare la città dal traffico dei tir diretti al porto e alleggerire il viadotto Gatto. Ma dopo vent’anni e oltre 160 milioni investiti, Salerno merita di sapere con esattezza dove si trova e quali decisioni verranno prese». A dirlo, a margine dell’ultimo incontro con gli elettori, Armando Zambrano, candidato sindaco cn le liste Noi Popolari Riformisti-Udc, Oltre in Azione e Salerno di Tutti. Chiusura ieri pomeriggio a Piazza POortanova.

La variante per Porta Ovest e l’azione del commissario prefettizio. Cosa c’è che non va?

«Porta Ovest è nata per togliere il traffico pesante dal centro cittadino, collegando il porto commerciale direttamente all’autostrada attraverso due gallerie, Cernicchiara e Ligea. Il progetto parte da lontano: prime intese tra Comune e Autorità portuale nei primi anni Duemila, appalto aggiudicato nel 2012, fine lavori prevista per il 2015, costo iniziale di circa 98 milioni di euro salito nel tempo a oltre 160 milioni, tra fondi europei, nazionali e risorse dell’Autorità di sistema. Negli ultimi mesi è stato abbattuto l’ultimo diaframma della galleria Cernicchiara, con nuovi annunci di completamento entro il 2026. Ma i dubbi su rampe, svincoli esterni, costi crescenti e tempi reali di apertura restano aperti. L’amministrazione farà tre cose. Prima: verifica tecnica indipendente sullo stato dell’opera, sui tempi e sui costi necessari a renderla pienamente funzionante, incluse le viabilità esterne verso porto e autostrada. Seconda: monitoraggio degli impatti ambientali e paesaggistici, con attenzione a versanti, gallerie, emissioni e sicurezza stradale, per valutare eventuali interventi di mitigazione e compensazione. Terza: un Rapporto pubblico su Porta Ovest, da presentare in Consiglio comunale e ai cittadini, che spieghi con chiarezza cosa è stato fatto, cosa resta da fare, quali risorse servono e quali alternative esistono se il quadro dovesse complicarsi ancora. L’obiettivo resta quello originario: liberare la città dal traffico dei tir diretti al porto e alleggerire il viadotto Gatto. Ma dopo vent’anni e oltre 160 milioni investiti, Salerno merita di sapere con esattezza dove si trova e quali decisioni verranno prese».

Porto commerciale ma anche porticciolo: cosa bisogna fare?

«Crediamo che l’ampliamento del porto commerciale sia necessario, ma tenendo presente le esigenze degli operatori del settore ed anche quelle del territorio, in particolare la vocazione turistica della città e la sostenibilità anche ambientale dell’intervento. Per il porto commerciale, va tenuto conto che l’ampliamento appare necessario per la crescita economica della città, ma anche per competere adeguatamente con altre realtà come Napoli e Gioia Tauro. Però il porto ha sempre avuto il problema di una enorme difficoltà di ampliamento, per effetto della sua posizione, stretta tra il mare ed una scoscesa montagna. Senza approfondire le condivisibili questioni specifiche di contestazione (consumo della costa e riduzione delle spiagge, l’avvicinamento delle navi alla costa, l’aumento dell’inquinamento anche acustico, il maggiore traffico soprattutto di camion,  modifiche all’ecosistema marino, ridotte ricadute economiche sull’economia cittadina, l’impostazione  del progetto senza una reale partecipazione dei cittadini, ed altro), è evidente che tutte queste problematiche esistono e sono difficilmente risolvibili, soprattutto per problemi orografici, di collegamento e di tutela ella costa. La realizzazione della galleria (Porta Ovest) potrebbe risolvere – in parte – e ferme restando le problematiche irrisolte di collegamento all’autostrada, una parte dei problemi. Ma certamente qualunque intervento, pur limitato, non potrà essere mai esaustivo e sposterà più in là la risoluzione di problemi, che deve tener conto di un cambio di funzioni e di utilizzo del porto, puntando su una maggiore efficienza e rapidità nello smistamento delle merci, e su un collegamento agevole ed efficace con un polo logistico posta in un’area interna ben collegata alle ferrovie, all’aeroporto ed alle autostrade. Inoltre, vanno realizzate le opere per l’autosufficienza energetica, consentendo anche il collegamento delle navi alla rete elettrica, con conseguente eliminazione dell’inquinamento ambientale. L’alternativa di una delocalizzazione del porto, pur fattibile sul piano tecnico ed economico nella zona orientale, è però difficilmente realizzabile per le note problematiche ambientali, riducendo tra l’altro ancora di più il legame della città con il mare. Sul porticciolo di Pastena, si possono fare le medesime considerazioni relative al porto commerciale. Ma in questo caso la soluzione è più semplice, essendo un’opera da iniziare per la quale possono ancora verificarsi le condizioni per trovare una condivisione con i cittadini».

Il gruppo Marinelli, impegnato nei lavori dell’ex D’Agostino, ha avuto una interdittiva antimafia definitiva ma dal Comune nessuna reazione. Possibile?

«L’interdittiva antimafia nei confronti del gruppo Marinelli/Romanelli può avere effetti molto rilevanti sui lavori di riqualificazione dell’ex area/cava D’Agostino di Salerno, perché la società interessata risulta capofila dell’ATI aggiudicataria dell’appalto da oltre 28 milioni di euro. In concreto, gli effetti principali di un’interdittiva antimafia possono consentire la revoca dell’affidamento, la sostituzione della società interdetta oppure lo scioglimento dell’ATI, se la sostituzione non è possibile. Per opere complesse come l’ex area D’Agostino, l’effetto più immediato è il rallentamento dei lavori. In alcuni casi, per evitare il blocco di opere strategiche, la Prefettura o il tribunale possono consentire forme di amministrazione straordinaria, controllo giudiziario o prosecuzione vigilata dei lavori. Nel caso specifico, il punto decisivo è che il Consiglio di Stato ha confermato l’interdittiva emessa dalla Prefettura di Avellino, ribaltando la precedente decisione favorevole del TAR Campania. I giudici hanno ritenuto “concreto e non occasionale” il rischio di infiltrazione mafiosa. Al momento, dalle informazioni pubblicamente disponibili, non risultano ancora provvedimenti formalmente annunciati dal commissario prefettizio del Comune di Salerno sull’appalto dell’ex area D’Agostino dopo la conferma dell’interdittiva antimafia al gruppo Marinelli/Romanelli da parte del Consiglio di Stato. Comunque, salvo misure alternative autorizzate dalle autorità, l’appalto sull’ex area D’Agostino rischia la sospensione dei lavori od altre conseguenze».

La grave crisi del commercio salernitano e il centro storico ormai irriconoscibile: come bisogna intervenire?

«Il commercio è profondamente e storicamente radicato nella nostra città. In particolare, nel centro storico che negli ultimi anni ha vissuto insieme fenomeni di desertificazione commerciale, perdita di negozi tipici, crescita di attività anonime. Associazioni di residenti e categorie economiche denunciano da tempo un doppio rischio: l’allontanamento dei cittadini e un turismo mordi e fuggi che consuma gli spazi senza rafforzare l’identità dei luoghi. L’obiettivo è chiaro.

Il centro storico deve tornare a essere un quartiere in cui si vive, si lavora, si studia e si fa impresa. Non solo un fondale per eventi o un luogo di movida incontrollata. Per questo obbiettivo un recupero delle attività commerciali è importantissimo. Il centro storico ha perso molti negozi tipici, sostituiti da attività standardizzate che non raccontano la città. Le associazioni di categoria chiedono da tempo un cambio di rotta: limiti ai format anonimi e incentivi per botteghe artigiane e negozi legati al territorio, anche attraverso leve fiscali su IMU e TARI. L’amministrazione userà in modo mirato gli strumenti disponibili.

Riduzioni di tributi locali per chi apre o mantiene botteghe artigiane e attività tradizionali nelle strade chiave del centro. Sostegno alla nascita di botteghe-scuola in cui maestri artigiani trasmettono saperi a giovani apprendisti, collegando questa esperienza a percorsi di formazione professionale e a iniziative turistiche di qualità. Salerno utilizzerà i distretti del commercio e i bandi dedicati alla rigenerazione delle economie locali per costruire centri naturali nel cuore antico, in raccordo con le linee regionali già attive. Questo significa coordinare arredo urbano, eventi, comunicazione, politiche di sosta e incentivi alle aperture a piano strada. Gli studi professionali e di servizi che si aprono sul fronte strada e i laboratori condivisi potranno contribuire a rendere vivi vicoli oggi spenti. L’artigianato locale è un pezzo dell’identità economica di Salerno, ma fatica a emergere in un contesto dominato dalle piattaforme digitali. Il Comune sosterrà reti di imprese artigiane che vogliono investire su promozione online, vendita a distanza e branding territoriale. In accordo con Camera di Commercio, associazioni di categoria e terzo settore saranno costruiti progetti di direct marketing, campagne di comunicazione mirata e partecipazione coordinata a fiere e marketplace, per aumentare la visibilità dei prodotti salernitani sui mercati nazionali e internazionali. Il centro storico sarà la vetrina fisica di questo lavoro, non un semplice fondo scenico».

 

I lavori del nuovo ospedale prevedevano turni di lavoro 24 ore su 24 ma da mesi proseguono a rilento. Nessuno ne parla…

«I ritardi del nuovo ospedale di Salerno, cioè il nuovo complesso dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, derivano da una combinazione di problemi amministrativi, giudiziari e organizzativi emersi nella fase esecutiva. I principali problemi segnalati finora riguardano problemi dell’impresa esecutrice, con difficoltà finanziarie ma anche ad “intoppi” di cantiere e rallentamenti operativi, dovuti anche a problemi geologici e archeologici. Ovviamente, ciò comporterà ritardi nella consegna dei lavori, ma anche il rischio di maggiori costi, e quindi necessità di ulteriori finanziamenti, per revisione prezzi e rinegoziazioni di condizioni contrattuali. Ciò potrebbe comportare anche una sospensione dei lavori».

Il degrado del vecchio Vestuti, anema e core dei salernitani. Tutti ne parlano ma nessuno interviene

«Per il quartiere del “Campo Sportivo”, come è ancora chiamato dai salernitani “over anta”, sembra sia in corso la elaborazione di un nuovo progetto che, benché riduttivo rispetto all’iniziale impostazione, non attuata per rinuncia dell’imprenditore, comunque dovrebbe causare il ridimensionamento dell’unico spazio, nella parte più alta della città, ancora in grado di far alzare gli occhi al cielo e, di notte, di vedere le stelle. Un progetto che, temiamo, potrebbe intaccare nel profondo un luogo che gli sportivi salernitani portano nel cuore, nel quale hanno versato lacrime di dolore e di gioia, hanno sofferto, esultato e gioito per le sorti della squadra. Noi riteniamo che anche quest’area, per la sua felice posizione, costituisca un patrimonio inalienabile della Città e sia da preservare a servizio della intera cittadinanza pur nella necessaria ristrutturazione e riqualificazione. E’ certamente da salvaguardare la tribuna, monumento storico, al di sotto della quale allocare ogni attività compatibile (uffici, studi medici, locali commerciali, palestre, ludoteche, bar e ristorazione), così come è da salvaguardare la Curva Sud (solo in parte ridimensionabile) destinata a tramandare la gloria sportiva mediante ampi spazi fotografici e museali dedicati alla squadra cittadina. Tutta la restante area potrà essere trasformata in un parco urbano “all’inglese”, recintato a vista, completamente piantumato e dotato delle necessarie utilità (piste ciclabili, percorsi della vita, campi scoperti per il basket, il tennis e le bocce) per i giovani e gli anziani. A fronte di costi limitati, da coprire con la realizzazione di parcheggi al di sotto della piazza in project financing, l’intervento creerebbe un polmone verde nel “centro del centro” della Città, un’area aperta caratterizzata da colori e da odori, accessibile a tutti, con una fortissima utilità sociale: il “Salerno Central Park”. Il rettangolo verde, infine, sarebbe di grande utilità per le attività delle associazioni sportive giovanili e utilizzabile per ogni tipo di manifestazione pubblica. Destinazione ben diversa, quindi, sia dalla miseranda conformazione attuale, con muri sbrecciati in mattoni pieni, non certamente paragonabili a quelli di via del Muro Torto a Roma, sia da un ipotetico intervento edilizio di nuova edificazione che, nella nostra Città, accompagna – purtroppo – ogni opera di riqualificazione».

Una battuta sul lavoro per i giovani, servono sostegni e incentivi

«Salerno, nel nostro programma, avrà un assessore specificamente dedicato alle politiche giovanili. Non una delega aggiuntiva, non una competenza distribuita tra più settori. Una figura con un mandato preciso, risorse proprie e un obiettivo misurabile: costruire ogni anno politiche concrete per chi ha meno di trentacinque anni. L’assessore coordinerà lo Sportello Giovani, il raccordo con Università e Camera di Commercio, i programmi di mentoring e orientamento, i tirocini di qualità e le misure di sostegno alla nuova imprenditoria. Sarà l’interlocutore diretto delle associazioni giovanili, delle consulte studentesche e dei comitati di quartiere in cui i giovani sono presenti. Riferirà al Consiglio comunale almeno una volta all’anno con un rapporto pubblico sui risultati raggiunti. Ma proporremo anche accordi con Confindustria, Camera di Commercio, associazioni di categoria e sindacati non saranno dichiarazioni di intenti. Saranno impegni scritti con numeri e scadenze. In un’economia provinciale dove crescono servizi, turismo, logistica e alcuni comparti innovativi, il Comune lavorerà perché una quota chiara di nuove posizioni venga costruita con la città: tirocini di qualità, apprendistato, contratti stabili dopo periodi di prova seri. I protocolli indicheranno obiettivi minimi annuali di inserimento, con rendiconto pubblico dei risultati. L’Università di Salerno dispone già di servizi di placement, banche dati di curricula e strumenti di incontro tra domanda e offerta. Il Comune non creerà un doppione. Metterà in rete e potenzierà quello che funziona. Sul portale comunale sarà attivato un accesso dedicato al sistema di placement universitario e alle banche dati della Camera di Commercio e delle associazioni di impresa. Le aziende del territorio troveranno un unico punto di ingresso per cercare profili qualificati. I giovani avranno un canale riconoscibile per candidarsi alle opportunità locali, con particolare attenzione alle offerte collegate a Salerno e provincia. Realizzeremo anche uno Sportello Giovani sarà il punto di contatto tra i ragazzi e l’amministrazione. Uno spazio fisico e digitale dove trovare informazioni ordinate su lavoro, formazione, bandi e opportunità europee. Lo Sportello offrirà orientamento sulle scelte di studio e professionali, supporto pratico per curricula e lettere di presentazione, accompagnamento all’uso delle principali piattaforme di ricerca del lavoro.

In coordinamento con i servizi per l’impiego, segnalerà misure nazionali e regionali attive sul territorio: dai programmi per l’imprenditoria giovanile ai progetti contro la dispersione e i NEET».

La crisi del Ruggi e il caos del pronto soccorso, tante polemiche ma nessuna iniziativa…

«Il Ruggi vive un momento difficile. Lo vediamo tutti i giorni; tutti noi abbiamo avuto lì un parente, un amico, noi stessi siamo stati ricoverati o al pronto soccorso. Il problema non è quello del personale medico e paramedico, ma dell’organizzazione; anche nelle altre strutture cittadine è la macchina che non è aggiornata. Chi ha gestito la Sanità per dieci anni, chi è stato tra virgolette assessore alla sanità e chi ha gestito Salerno, non può oggi attribuire ad altri le proprie responsabilità, su un tema così essenziale per i cittadini. Ed allora occorre uno scatto di reni per cambiare la governance che non è stata capace di risolvere i problemi atavici del pronto soccorso e del funzionamento dei reparti ospedalieri».

Via Federico Della Monica: lavori per un nuovo fabbricato ma, a parte la mancanza di distanza dalla ferrovia, lo spazio doveva essere riservato ad attrezzature pubbliche e attività produttive, compresa la fermata della metropolitana. Nessuno denuncia…

«E’ una situazione su cui non ho abbastanza informazioni. E’ evidente che se vi sono state violazioni edilizie od urbanistiche la nostra amministrazione interverrà».

Il caso della struttura in stile liberty delle ex Mcm che il Comune ha abbandonato

«E’ l’ennesimo caso di abbandono di strutture, fabbricati, impianti sportivi che sono presenti a centinaia nella nostra città. Va avviato immediatamente un programma di recupero di tutti queste pere per renderle fruibili alla cittadinanza, intervenendo immediatamente, con il meccanismo del progetto di finanza, e senza il ricorso di dover attendere finanziamenti pubblici, con i ben noti tempi lunghi e rischi di non ottenerli».

Infine si faccia una domanda e sia una risposta.

«La domanda è: come assicurare la partecipazione reale ed effettiva dei cittadini alle decisioni dell’amministrazione comunale, in discontinuità con quanto avvenuto sinora, con i catastrofici risultati che tutti conosciamo? La risposta: Una buona amministrazione tratta i cittadini come parte attiva del governo della città, non come pubblico chiamato a esprimersi ogni cinque anni. Partecipare significa essere informati, ascoltati e messi nelle condizioni di seguire le decisioni che cambiano Salerno.

Negli ultimi anni molte scelte su urbanistica, servizi e società partecipate sono apparse distanti, poco spiegate, concentrate dentro il Palazzo. La nostra proposta nasce da qui. Servono regole chiare per riportare i cittadini dentro il processo decisionale, tenendo insieme competenza tecnica e responsabilità democratica. Per le decisioni che segnano il futuro della città useremo in modo strutturale lo strumento delle Assemblee civiche: piani urbanistici, trasformazioni degli spazi pubblici, mobilità, ambiente, grandi opere. Le proposte delle Assemblee verranno trasmesse al Consiglio comunale prima dell’approvazione definitiva. Il sindaco riferirà in seduta pubblica quali indicazioni sono state accolte, quali no e per quali ragioni. La partecipazione diventa così tracciabile e verificabile, non ornamentale. Accanto alle Assemblee civiche istituiremo Comitati civici permanenti sui temi strategici: sviluppo urbano e portuale, lavoro e imprese, servizi pubblici locali. Il parere resterà consultivo, per non bloccare la capacità di decidere. L’amministrazione si impegnerà però a motivare in modo pubblico ogni scelta che si discosta dalle indicazioni ricevute. Questo rende trasparente il rapporto tra proposta tecnica, confronto civico e deliberazione politica. Una volta all’anno il Comune presenterà un Rapporto di attività più dettagliato: risultati raggiunti, ritardi, criticità aperte, priorità dell’anno successivo. Il Rapporto sarà discusso nelle Assemblee di quartiere, mettendo a confronto numeri ufficiali ed esperienza quotidiana dei cittadini. Alcune sedute del Consiglio comunale si terranno direttamente nei rioni e nelle frazioni, su temi collegati ai territori che li ospitano. Prima di ogni seduta decentrata saranno rese disponibili le carte essenziali, così che residenti, associazioni e comitati arrivino al confronto con le informazioni necessarie».