Il sorriso di Gioachino Rossini - Le Cronache Spettacolo e Cultura

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Il sorriso di Gioachino Rossini

Il sorriso di Gioachino Rossini

Di Olga Chieffi

Il maggio musicale dedicato a Gioachino Rossini, principierà domani sera, alle ore 21, quando il sipario del Teatro Verdi di Salerno si leverà sull’opera che chiude il primo periodo dell’ attività creativa del cigno pesarese, “Il Signor Bruschino ossia Il figlio per azzardo”, datata 1813, ed apre, allo stesso tempo, il periodo della maturità, dal quale uscirà, la perfetta trilogia dell’Italiana in Algeri, del Barbiere di Siviglia e della Cenerentola, che andrà a chiudersi proprio a fine maggio, con lo sbarco del factotum più amato dal pubblico, agli ordini della bacchetta di Daniel Oren. Ieri, l’incontro nel foyer del massimo cittadino, ove il direttore d’orchestra Jordi Bernàcer e il regista Raffaele Di Florio hanno presentato, ospiti del segretario artistico del Teatro Verdi di Salerno, Antonio Marzullo, la farsa gioiosa giovanile del genio pesarese. Opera questa, che difficilmente ha posto nei cartelloni, ma che è simbolo della scuola veneziana di teatro musicale, in cui, in seguito, Rossini si porrà quasi come anello di congiunzione con la nostra quella napoletana, è specchio della nativa facilità poeietica di uno dei compositori che maggiormente hanno dispensato gioia al pubblico. Semplice la lezione del direttore e del regista su questa farsa così precipitosa, così stringente che, nel collegamento delle varie scene, dà spazio a ben pochi momenti lirici, non molti più del duetto d’amore recuperato da “Demetrio e Polibio” e dell’incantevole introduzione, che in realtà è un’accorata ed elegante preghiera in forma di romanza, una strofetta notata e poi un po’ variata. Descrizione anche delle tonalità usate da parte del direttore d’orchestra, che già abbiamo avuto modo di apprezzare in più di un’ occasione, in particolare nel gala con Placido Domingo alla reggia di Caserta. Rossini è magnifico nell’uso dei disegni orchestrali che si levano autonomi a rinforzare e a superare il canto, in tal contesto una bella pausa apparente è il sapido duetto fra Gaudenzio, che avrà la voce del grande baritono Carlo Lepore e Sofia, il soprano, Maria Sardaryan su quattro parti, un Allegro moderato in due sezioni, e Allegro, si tratta di una simpatica descrizione dell’amore e del matrimonio giocata fra un tutore alquanto miope e una pupilla maliziosa già al corrente di tutto. Per il resto, l’atto unico è un inestricabile andirivieni di lazzi e battute, equivoci e sorprese avaro di assoli, cadenzato dal goffo intercalare del protagonista “Uh! Che caldo!”. Infatti, l’aria del soprano concertata con il corno inglese che avrà il suono di Antonio Rufo, si immagina detta a Bruschino (Fabio Capitanucci) che tace, quindi a suo modo è scenica. Dal canto suo l’aria caricatissima di Bruschino è veramente dialogica: prevedendo interventi di ben quattro pertichini, “Ho la testa, o è andata via?” a volte sembra addirittura un quintetto; e sulle parole “Il cervel da cima a fondo/sottosopra se ne va”, si trova a scoppiettare di crome uguali, che ogni tanto scivolano in basso trasformandosi in semicrome, fino a sembrare il primo tema di una sinfonia, anche così contraddicendo ogni forma di solismo e melodismo vocale. Ed ecco l’Allegro del duetto fra Filiberto (Dario Giorgelè) e Florville (Pierluigi D’Aloia), che è l’ennesimo susseguirsi di semicrome ribattute come accompagnamento ai versi spiritosi e allungati: “Io danaro vi darò, vi darò, vi darò”. Ma il colmo del farsesco la pièce lo tocca alla fine, quando una buona volta entra in scena Bruschino figlio (Rino Matafù), sul Re minore della marcia funebre, che accolto dal padre con le parole “Vieni avanti, disgraziato” balbetta “Padre mio! Padre mio” mio, mio , mio son pentito! Tito…tito….tito…., su note ribattute che più del pentimento suggeriscono l’idea della disarmante, irrimediabile dabbenaggine. Il regista Raffaele Di Florio, il quale ha ben “concertato” con Maestro e scenografo Alfredo Troisi, ha dichiarato che la narrazione passerà attraverso i recitativi, che verranno eseguiti senza nulla tagliare, nonché i personaggi per così dire minori, quali la servetta Marianna, un debutto assoluto nel ruolo e nel nostro teatro per il soprano Giulia Lepore, che si ritroverà a fianco del padre Carlo e per il delegato di Polizia Antonio De Rosa. Effetto comico globale, a partire dallo spirito della sinfonia, con gli archetti a battere sul leggìo, come quasi a pronunciare, un qualcosa di burlesco, una punizione, un richiamo, un attenti a voi, per, poi, porre occhi e orecchio ai personaggi dalla straordinaria verve con la quale il testo e la musica si equilibrano e dalla misura con cui è costruita l’azione, da quel grande uomo di teatro che è Gioachino Rossini, il quale si affaccerà dal cielo in lapis del nostro teatro.