Ci siamo. Il prossimo 4 maggio, gli amministratori locali saranno chiamati ad esprimere le proprie preferenze per la scelta del nuovo Presidente della Provincia di Salerno.
E’ testa a testa tra il candidato del centrosinistra e sindaco di Bellosguardo, Geppino Parente, e quello del centrodestra e sindaco di Scafati Pasquale Aliberti. Con quest’ultimo che a pochi giorni da questa tornata si mostra più agguerrito che mai.
Sindaco Aliberti Le sensazioni a tre giorni dal voto.
“Le vittorie in politica non nascono durante la campagna elettorale: si costruiscono nel tempo, nel radicamento sul territorio, nella passione e nella forza delle idee. Porto con me sensazioni profonde e autentiche, grazie alle tante persone incontrate, alle mani strette, agli sguardi condivisi. A ognuna di loro ho cercato di raccontare e rappresentare un’idea diversa di provincia: più vicina, più viva, più giusta rispetto a quella che abbiamo conosciuto finora”.
La candidatura del suo avversario è stata definita come “ap-Parente”. Può spiegarci il motivo?
“Non sono stato io a dirlo, ma gli stessi esponenti della sua coalizione. Sono loro i primi a essere consapevoli che gli atteggiamenti dell’ex presidente della Regione nei confronti del sindaco di Salerno, di fatto spinto a dimettersi per ragioni politiche, si ripeteranno anche verso chi oggi viene indicato come possibile presidente. Una scelta calata dall’alto, senza alcun confronto con le forze del centrosinistra, né con il Partito Democratico. Il punto è semplice: De Luca oggi ha bisogno di tornare a essere il “ras” politico di questa provincia, dopo aver perso, negli ultimi anni, gran parte del potere costruito in Regione”.
Inoltre non ha avuto la possibilità di un confronto con l’altro candidato. L’ha temuta?
“Avrei avuto piacere di confrontarmi con lui: non lo conosco, ma mi ha sempre evitato. Mi sono fatto un’idea precisa: non cerca il confronto perché si considera un sostituto temporaneo, quasi stagionale, di Vincenzo De Luca. Un ruolo di transizione, mentre De Luca, non potendo candidarsi, è già impegnato in una nuova campagna elettorale per tornare a fare il sindaco di Salerno”.
Il centrodestra unito può davvero vincere.
“Una grande dimostrazione di maturità: l’unità del centrodestra. Ma soprattutto la consapevolezza, in questa campagna elettorale, di tanti amministratori che per anni sono stati ai servigi dell’ex presidente della Regione Campania e che oggi provano finalmente a liberarsi da quello strapotere. Uno strapotere che si alimenta vincendo alla Provincia e a Salerno città, nel tentativo di restare aggrappati al potere per il potere, senza una vera visione di sviluppo. Eppure parliamo di una provincia che è la seconda più grande d’Italia e che merita molto di più”.
Cosa succederà secondo lei dal 5 maggio a Palazzo S. Agostino?
“La Provincia deve tornare a essere percepita per ciò che è: un punto di riferimento concreto per i sindaci e gli amministratori dei 158 comuni. Deve dare risposte sulle proprie competenze, ma anche svolgere un ruolo più ampio: fare da ponte con gli enti sovracomunali e diventare un interlocutore autorevole, insieme a tutti i sindaci, al di là di casacche e appartenenze. Il confronto con la Regione Campania, a partire dalla Direzione generale sanitaria, è fondamentale. Perché l’emergenza della sanità territoriale e degli ospedali è oggi una delle questioni più sentite e urgenti per questo territorio”.
Si aspetta di raccogliere solo il voto degli amministratori della sua coalizione?
“Quella che stiamo vivendo è solo una partenza, la possibilità concreta che io sia in campo. La verità è che in questa provincia esiste un forte civismo: tanti amministratori hanno strappato la tessera di partito e non si sentono più rappresentati dall’ente Provincia. Lo dice anche la legge Delrio: non esiste una maggioranza politica, ma una rappresentanza consiliare e un presidente che deve saper dialogare con tutti. Per questo mi aspetto il sostegno di chi, in questi anni, ha subito schiaffi politici. Come è accaduto al sindaco Napoli, a cui è stata tolta anche la dignità. Parole che trovano conferma anche nello sfogo pubblico della moglie, che ha detto chiaramente: “Alle prossime elezioni non voterò De Luca”. Mi auguro che lo stesso coraggio emerga da tanti amministratori che in questi anni hanno vissuto le stesse umiliazioni”. .
Mario Rinaldi





