Dialogo sulla giustizia riparativa tra Ciambriello e Manuela Siniscalco - Le Cronache Salerno
Salerno

Dialogo sulla giustizia riparativa tra Ciambriello e Manuela Siniscalco

Dialogo sulla giustizia riparativa  tra Ciambriello e Manuela Siniscalco

Si è tenuto ieri un dialogo aperto tra S. Ciambriello e Manuela M. Siniscalco una delle mediatrici del centro di giustizia riparativa istituito a Salerno. Il dialogo ha spaziato dall’importanza di divulgare la cultura della giustizia riparativa preparando sempre di più i mediatori esperti nelle università – oggi deputate alla formazione dei nuovi mediatori – per poi concludersi con una proposta concreta del garante dei detenuti alle mediatrici di giustizia riparativa di Salerno di iniziare con lui questa opera di divulgazione della G. R. proprio tra i detenuti negli istituti penitenziari del territorio. I percorsi di giustizia riparativa, volti alla ricomposizione del conflitto, non rappresentano una giustizia alternativa alla giustizia tradizionale, con superamento del paradigma punitivo, e nemmeno un modello sussidiario, ma un modello invece “complementare”, tendente alla ricomposizione del conflitto per promuovere la pacificazione sociale. L’art. 42, comma 1, lettera a) del Decreto Legislativo 150/2022 recita: “Ogni programma che consente alla vittima del reato, alla persona indicata come autore dell’offesa e ad altri soggetti appartenenti alla comunità di partecipare liberamente, in modo consensuale, attivo e volontario, alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato, con l’aiuto di un terzo imparziale, adeguatamente formato, denominato mediatore”. Tale definizione racchiude e sintetizza tutto ciò che è stato detto, studiato e sperimentato negli anni intorno alla giustizia riparativa, a livello nazionale e internazionale, comprendendone lo spirito, i principi, gli obiettivi e le pratiche sottese. Potremmo dire metaforicamente che i mediatori esperti in giustizia riparativa con le persone coinvolte nella vicenda penale (autore dell’offesa e persona offesa) utilizzano la stessa la tecnica di restauro ideata alla fine del 1400 da ceramisti giapponesi per riparare le tazze per la cerimonia del thé ( tecnica del kintsugi (金継ぎ ) letteralmente “riparare con l’oro”). Le linee di rottura, sono lasciate visibili, evidenziate con polvere d’oro. Gli oggetti in ceramica riparati con l’arte Kintsugi diventano vere opere d’arte: l’impreziosire con la polvere d’oro accentua la loro bellezza, rendendo la fragilità un punto di forza e perfezione. Ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee dorate unico e irripetibile per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi. La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore. Ed è realmente ciò che accade quando il percorso di giustizia riparativa riesce. Presente all’incontro anche l’avv. Luigi Gassani che così commenta: “E’ una materia che deve ancora essere perfezionata per la delicatezza e l’importanza del fine che si propone! Ma e’ e sara’ sicuramente uno strumento di grande aiuto per la vittima ed i suoi familiari per trovare la pace che meritano e per il carnefice per il ravvedimento ed il riscatto sociale e spirituale! Possiamo dire che realizza la finalità della pena che deve essere la rieducazione del condannato come il dettato costituzionale di cui all’art. 27 impone. La pena non deve essere una vendetta dello Stato e la giustizia riparativa e’ l’incontro tra due dolori che solo riavvicinandoli si potranno salvare… magari abbracciandosi!”