Pasquale Vessa
Cari candidati alla carica di sindaco di Salerno, ho letto con attenzione i vostri programmi elettorali. E devo confessare che la sensazione dominante è stata quella di un déjà vu: rifacimento dei manti stradali, più sicurezza, semafori intelligenti, decoro urbano. Tutto necessario, per carità. Ma tutto tremendamente insufficiente. Perché il problema non è ciò che promettete. Il problema è ciò che non nominate nemmeno. Nessuno di voi parla di transizione energetica. Nessuno menziona le comunità energetiche rinnovabili, che pure la normativa italiana ha reso operative e che potrebbero trasformare interi quartieri in produttori e consumatori di energia pulita, abbattendo le bollette delle famiglie e delle piccole imprese. Nessuno propone un piano serio per fare di Salerno una smart city, con sensoristica urbana per la gestione intelligente di traffico, rifiuti, illuminazione pubblica e risorse idriche. Nessuno parla di data center, di infrastrutture digitali, di piattaforme di dati aperti che potrebbero attrarre investimenti e creare posti di lavoro qualificati. Eppure il momento storico lo richiederebbe. L’Europa sta investendo miliardi nella transizione verde e digitale. Il PNRR ha aperto linee di finanziamento specifiche per i comuni che vogliono innovare. Le città che si muovono adesso — non tra cinque anni, adesso — avranno un vantaggio competitivo enorme rispetto a quelle che restano ferme ad asfaltare strade. Salerno, peraltro, avrebbe tutte le carte in regola per giocare questa partita. È una città costiera con un porto in espansione, ha un’università che forma ingegneri e informatici, ha un tessuto imprenditoriale vivace e una posizione geografica strategica nel Mezzogiorno. Immaginate cosa significherebbe un distretto energetico nel porto, micro-reti di quartiere alimentate da pannelli solari sui tetti del centro storico, un sistema di monitoraggio ambientale in tempo reale che migliori la qualità dell’aria e ottimizzi la raccolta dei rifiuti. Non sono utopie: sono progetti già realizzati in decine di città europee di dimensioni simili alla nostra. Ma per arrivarci serve una visione. E la visione, in una democrazia, dovrebbe venire da chi si candida a governare. Non si può chiedere ai cittadini di pretendere ciò che non conoscono: è compito di chi aspira alla guida di una comunità informare, stimolare, indicare una direzione. Un candidato sindaco non è un manutentore del condominio — è qualcuno che dovrebbe saper dire ai propri concittadini: “Ecco dove possiamo andare, ecco come cambierà la vostra vita quotidiana, ecco i benefici concreti per le vostre famiglie e le vostre attività.” Invece, scorrendo i vostri programmi, sembra che il futuro di Salerno si giochi tra una rotonda in più e un parco giochi ristrutturato. Con tutto il rispetto per le rotonde e i parchi giochi. Parliamo di numeri, allora, visto che la politica spesso risponde solo ai numeri. Una comunità energetica rinnovabile ben progettata può far risparmiare alle famiglie coinvolte fino al 25-30% sulla bolletta elettrica. Un sistema di smart waste management può ridurre i costi di raccolta rifiuti del 20-30% e migliorare drasticamente il decoro urbano — quello vero, non quello degli slogan. L’efficientamento energetico degli edifici pubblici può liberare risorse comunali da reinvestire in servizi. E un data center di prossimità può generare occupazione qualificata e attrarre startup tecnologiche che oggi guardano altrove. Questi non sono sogni. Sono opportunità concrete, con finanziamenti già disponibili, che altre città stanno cogliendo mentre noi discutiamo di asfalto. Capisco che parlare di transizione energetica e smart city richieda uno sforzo di comunicazione maggiore rispetto al promettere la riparazione della buca sotto casa. Capisco che un candidato possa temere di sembrare astratto o lontano dai bisogni quotidiani. Ma è vero il contrario: non c’è nulla di più concreto di una bolletta che si dimezza, di un quartiere dove l’aria è più pulita, di un giovane laureato che trova lavoro nella sua città invece di emigrare al Nord o all’estero. Quello che chiedo, come cittadino, come persona e come imprenditore impegnato nel settore delle energie rinnovabili, è semplice: alzate lo sguardo. Salerno non ha bisogno solo di manutenzione. Ha bisogno di una visione per i prossimi vent’anni. E i salernitani meritano di sapere che questa visione esiste, o almeno che qualcuno, tra chi chiede il loro voto, ci stia pensando. Il tempo delle buche è finito. È ora di parlare del futuro.





