Santarelli e Mancini aprono Note di Primavera - Le Cronache Spettacolo e Cultura
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Santarelli e Mancini aprono Note di Primavera

Santarelli e Mancini aprono Note di Primavera

Ola Chieffi A

l via stasera a Cava de’ Tirreni la rassegna Note di Primavera, che inaugura la stagione concertistica dell’Accademia musicale “Jacopo Napoli”, preludio al festival estivo “Le Corti dell’Arte”, un cartellone di cinque appuntamenti, che ci accompagnerà fino al 10 maggio, diretto da Giuliano Cavaliere, impegnato nel promuovere una sempre più diffusa cultura musicale di qualità con repertori ricercati e invitando nella città metelliana artisti di chiara fama e talenti emergenti. Oggi sarà un duo dell’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Gloria Santarelli al violino e David Mancini al pianoforte, ad aprire la rassegna. A Cava porranno a confronto opere di due giganti della classica, composte a distanza di poco più di un secolo l’una dall’altra e significative per il linguaggio musicale dei rispettivi autori: la Sonata op. 30 n. 2 di Ludwig van Beethoven e la Sonata op. 21 n. 1 di Bela Bartók. La Sonata in Do op. 30 n. 2, la più ampia e la più innovativa del gruppo, ormai completamente emancipata dai legami con la tradizione, come dimostra l’impiego stesso della tonalità di do, strumento elettivo per quell’ispirazione tragica grandiosamente trasfigurata nelle opere della piena maturità, come nel caso del Terzo Concerto per pianoforte e orchestra, della Quinta Sinfonia e dell’Ouvertüre “Coriolano”. La Sonata op. 30 n. 2 risale al 1802. Gli anni erano quelli in cui prendevano forma la Seconda sinfonia e le Sonate «Al chiaro di luna» e «La tempesta»; vale a dire opere in bilico tra l’elaborazione dei modelli e l’apparizione di una stupefacente originalità. Ciò che invece appare con fermezza è l’intento sperimentale, evidente in tutti i lavori dell’epoca, compresa la Sonata op. 30 n. 2, che soprattutto nei due movimenti estremi testimonia una forte assimilazione delle ricerche coeve sul pianoforte e sulle ampie forme. La tensione che sprigiona l’apertura fa già pensare all’irruenza della Sonata «Appassionata», trasformando in maniera imprevedibile il materiale tematico, in un percorso che viene la tentazione di associare a un dramma o una narrazione. L’Adagio cantabile ha il respiro delle coeve creature sinfoniche, mentre lo Scherzo cerca la strada dell’umorismo di Haydn, l’autore con cui Beethoven aveva studiato per qualche tempo, uscendone con la dichiarazione – francamente poco condivisibile – di non aver appreso nulla. Quindi ecco il ritorno del dramma fatto di personaggi e vicende conflittuali nell’Allegro finale, che scorre rapido e impetuoso come se fosse corrente elettrica. finale con la Sonata n°1 op.21 di Béla Bartók, il quale ha studiato in dettaglio ogni possibilità tecnica ed espressiva del violino cercando di imprimere un discorso, per così dire, più libero e aperto e non strettamente legato ai canoni tradizionali. Naturalmente non manca il riferimento alla matrice folklorica della terra magiara, ma la melodia, il ritmo, la metrica puntano su una visione più astratta ed essenzializzata del pensiero musicale, quasi a non voler dimenticare l’esperienza espressionista della pantomima in un atto Il mandarino miracoloso. La pagina punta il primo movimento su un tempo allegro sviluppato in forma libera, con alternanza di toni drammatici e toni distesi, con qualche asciutta parentesi armonica. L’Adagio si snoda in un clima di rigoroso classicismo, immerso in una dimensione psicologica di elevata purezza espressiva: non manca un episodio di carattere virtuosistico, omaggio alla specificità del violino. L’ Allegro molto conclusivo riflette lo stile della danza romena e persegue una linea di moto perpetuo nel quale si schiudono momenti di folgoranti tensioni caratterizzati da armonie costruite su tre tonalità simultanee. In un passaggio si avvertono arpeggi discendenti che si richiamano in un certo senso e forse ironicamente al Petruska stravinskiano. Il 19 aprile sarà la volta del noto violoncellista Lorenzo Ceriani e della pianista Francesca Carola, tra le personalità della tastiera più interessanti e attive della sua generazione. Per il loro recital due sonate che esplorano il romanticismo di Felix Mendelssohn (Sonata n. 1 op. 45 e Sonata n. 2 op. 58), intervallate da un lavoro contemporaneo, “Il Carnevale di Mamoiada”, del compositore cagliaritano Elia Perinu. Il Nuovo Quintetto Boccherini, ensemble che raccoglie l’eredità dello storico e glorioso Quintetto fondato da Pina Carmirelli nel 1949, sarà di scena la domenica successiva 26 aprile. La formazione, composta da Marco Fiorini e Biancamaria Rapaccini al violino, Elisa Ardinghi alla viola, Pietro Bosna e Alessandra Montani al violoncello, proporrà pagine del compositore lucchese Luigi Boccherini: il celebre “Fandango”, due quintetti dell’opera 20 e “La musica notturna per le vie di Madrid”. Seguirà il concerto di Gianluca Littera e Massimiliano Pitocco, artisti riconosciuti internazionalmente tra i maggiori esponenti dei rispettivi strumenti, l’armonica a bocca cromatica e la fisarmonica. Per svelare le potenzialità espressive di questi strumenti ad ancia libera hanno dato vita al Duo FisHarmonica che il 3 maggio, tra originali trascrizioni e adattamenti, spazierà dalla classica alla contemporanea, dal jazz alle sonorità latino-americane, nell’esecuzione di brani di Johann Sebastian Bach, Sonata in sol minore, Andrea Bandel Apoteosi, Marlos Nobre, Poema, Frank Proto Sonata 1963, Ennio Morricone love theme da Nuovo Cinema Paradiso, fino ad arrivare ad Arturo Marquez e il suo Danzon n. 2. Uno dei più illustri interpreti mondiali della musica barocca, il violoncellista francese Christophe Coin, è atteso per l’appuntamento conclusivo, il 10 maggio, nella cappella del Complesso monumentale di Santa Maria del Rifugio, insieme a Giovanna Barbati, violoncello barocco e Andrea Coen al cembalo, sarà presentato un affascinante repertorio italiano e francese, con opere di Vivaldi, Supriani, Geminiani, Berteau, Barrière.