Savastano: Mancato il sostegno alle famiglie in crisi - Le Cronache Ultimora
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Savastano: Mancato il sostegno alle famiglie in crisi

Savastano: Mancato il sostegno alle famiglie in crisi

di Erika Noschese

 

 

È il 1993 quando, per la prima volta, entra in Consiglio comunale, eletto con la lista civica Progressisti per Salerno, con Vincenzo De Luca sindaco. Nel 1997 arriva il secondo mandato e l’incarico da assessore allo Sport e all’Impiantistica. Da allora non si è mai fermato, continuando, giorno dopo giorno, a dare risposte ai cittadini e a una comunità che non ha mai smesso di credere in lui.

Nel 2004 entra, per la prima volta, in Consiglio provinciale con il Partito Democratico, ottenendo la riconferma nel 2009. Un percorso politico in continua crescita, fino al 2020, quando viene eletto in Consiglio regionale con Campania Libera, raccogliendo quasi 17mila preferenze.

Poi lo scandalo delle cooperative sociali, un lungo processo e, infine, l’assoluzione piena “perché il fatto non sussiste”. Oggi Nino Savastano torna in campo, pronto a restituire alla sua città tutto l’affetto ricevuto in questi anni. È candidato al Consiglio comunale con Progressisti per Salerno, a sostegno di Vincenzo De Luca sindaco.

Savastano, ufficialmente candidato al Consiglio comunale di Salerno. Perché la scelta di tornare in campo?

«Mi ricandido al Consiglio comunale di Salerno con l’emozione di chi sceglie nuovamente di mettersi al servizio della propria comunità, con la passione di sempre e l’esperienza maturata in tanti anni di impegno istituzionale. Salerno è la città a cui ho dedicato una parte importante della mia vita: l’ho vista cambiare, crescere, diventare più forte, più bella e più consapevole della propria identità. Fin dai primi anni ’90 ho avuto la fortuna di vivere l’esperienza dei governi civici guidati da Vincenzo De Luca, lavorando al suo fianco in una stagione che ha profondamente trasformato il volto della città. Prima come consigliere e assessore comunale, poi – negli ultimi cinque anni – come consigliere regionale e vicepresidente della Commissione Politiche Sociali della Regione Campania, ho sempre messo al centro Salerno. Nel mio più recente incarico istituzionale, conclusosi lo scorso dicembre, ho cercato di contribuire alla definizione di programmi, leggi e provvedimenti per la Campania, in particolare nel campo delle politiche sociali. Ricordo, in tal senso, le leggi sui sociologi del territorio, sugli affidi familiari, sullo psicologo di base e, con particolare orgoglio, il lungo lavoro che ha portato alla legge regionale per la famiglia – tra le prime a livello nazionale – a firma del Presidente De Luca, di cui sono stato relatore in Consiglio. Un percorso nato per rafforzare gli strumenti di intervento, orientare le risorse e sostenere le famiglie, riconoscendone il ruolo fondamentale nelle relazioni umane, sociali ed educative, nonché nella coesione e nello sviluppo dell’intera comunità. In ogni ambito istituzionale ho cercato di offrire un contributo concreto di idee e proposte per rafforzare le politiche rivolte alle persone, alle famiglie e ai più fragili. Ho accolto l’invito a candidarmi perché avverto, in una fase segnata da incertezze, paure e profondi cambiamenti, la necessità di rimettermi in gioco con umiltà e passione».

Salerno ha affrontato difficoltà in termini di decoro e pulizia. Quali sono le principali criticità?

«Occorre innanzitutto ricordare da dove siamo partiti e cosa fosse un tempo la nostra città. È importante farlo, soprattutto per i più giovani, che non hanno conosciuto la Salerno di allora: una realtà spesso considerata anonima, quasi una periferia di Napoli, con un centro storico degradato e quartieri dormitorio privi di servizi, spazi di incontro e vita comunitaria. Negli ultimi decenni, invece, Salerno ha saputo liberare energie straordinarie, restituendo dignità a ogni sua parte. I quartieri sono diventati componenti vive del tessuto urbano e civile; il centro storico è stato valorizzato e restituito alla piena fruizione di cittadini e turisti; sono stati realizzati e riqualificati spazi pubblici e parchi; sono stati garantiti servizi moderni, soprattutto per le fasce più fragili, anche grazie a una preziosa alleanza con il terzo settore, l’associazionismo e il volontariato. Si è così costruita una città vitale, capace di coniugare qualità dello sviluppo urbanistico e coesione sociale, legami umani e senso di comunità: un modello riconosciuto anche oltre i confini regionali. Oggi, però, la sfida è cambiata. Il decoro urbano, la pulizia e – aggiungo – la sicurezza sono temi sempre più avvertiti, che incidono direttamente sulla qualità della vita, soprattutto nelle periferie. È necessario garantire continuità ed efficacia alla manutenzione ordinaria: spesso il problema non è realizzare grandi interventi, ma assicurare una presenza costante, una cura quotidiana e un’attenzione diffusa, in particolare nelle aree meno centrali. Serve però anche un patto civico. Il decoro urbano non dipende esclusivamente dall’azione amministrativa, ma anche dal senso civico e dai comportamenti collettivi. Una città pulita e ordinata si costruisce con servizi efficienti, ma anche con rispetto degli spazi comuni, senso di appartenenza e partecipazione. Solo tenendo insieme questi due livelli – efficienza amministrativa e responsabilità civica – sarà possibile rafforzare il legame tra cittadini e bene comune, costruendo una relazione fondata sulla cura e sul rispetto condiviso».

Quali sono le priorità per il capoluogo?

«È necessario rimettere al centro la qualità della vita delle persone, a partire dai giovani: ragazze e ragazzi che studiano, lavorano, praticano sport e hanno bisogno di spazi adeguati alle loro esigenze e aspirazioni. Salerno deve continuare a crescere, senza perdere il contatto con la vita quotidiana dei cittadini. Ciò significa integrare le scelte urbanistiche e infrastrutturali con i bisogni reali della comunità: migliorare i servizi, sostenere le famiglie in difficoltà, essere vicini agli anziani soli e a chi vive situazioni di fragilità, rafforzare le politiche abitative e promuovere coesione sociale e sicurezza. Tra le priorità principali vi è il rilancio dei quartieri, che devono tornare al centro dell’azione amministrativa non solo come spazi da riqualificare, ma come luoghi vivi di socialità, servizi, sport e sviluppo economico. Un’altra priorità riguarda le politiche per la persona e per la famiglia, in un contesto in cui le fragilità sociali sono in aumento. La rete costruita con il terzo settore e il volontariato rappresenta una risorsa fondamentale, che va ulteriormente valorizzata attraverso progettualità innovative e partecipate. È inoltre necessario potenziare il sistema della mobilità, migliorando i collegamenti tra aree collinari e costiere e tra centro e periferie. Infine, è indispensabile rendere la città più ordinata, vivibile e sicura, intervenendo sulla manutenzione, sul decoro urbano e sulla qualità degli spazi pubblici. E poi c’è il tema dei giovani: una città senza giovani è una città senza futuro. Occorre creare opportunità, favorire lo sviluppo, promuovere spazi di socialità e strumenti capaci di trattenere talenti ed energie che altrimenti rischiano di andare via».

Quale contributo intende apportare?

«Per me la politica è, prima di tutto, responsabilità, metodo e rigore: una passione vissuta con spirito di servizio e senza interesse personale, non una posizione di potere. Vorrei essere utile alla città mettendo a disposizione dei miei concittadini l’esperienza maturata nelle istituzioni, la conoscenza del territorio e della macchina amministrativa. Intendo contribuire a difendere quanto di buono è stato realizzato e a proseguire un percorso accanto a una comunità che guarda al futuro con orgoglio e fiducia. Il mio impegno è rivolto a costruire una città più vicina alle persone, più attenta ai quartieri, ai giovani, agli anziani e a chi ogni giorno sostiene con dignità la propria famiglia e il proprio lavoro. C’è anche una motivazione profondamente umana: restano le battaglie condivise, le relazioni costruite, i sogni coltivati, il lavoro svolto per creare reti e opportunità di inclusione. Tutto questo non si cancella. Il ritorno diventa così una scelta coerente, dettata dalla convinzione di poter ancora offrire un contributo concreto e di non deludere la fiducia di chi, in questi anni, mi ha sempre dimostrato stima e affetto».

Come interpreta il ritorno di De Luca alla guida della città?

«A mio avviso, Vincenzo De Luca rappresenta una risposta necessaria per lo sviluppo di Salerno e per non disperdere il patrimonio costruito in questi decenni. È una figura che, più di altre, ha dimostrato di saper interpretare i bisogni della città e valorizzarne le potenzialità. Il suo ritorno va letto in questa prospettiva: quella di un protagonista indiscusso di una lunga stagione politico-amministrativa che ha profondamente segnato Salerno, conferendole un ruolo di primo piano un tempo impensabile. Parliamo di un amministratore capace di affrontare le difficoltà con decisione, ma anche di mobilitare le energie migliori della comunità, imprimendo visione, direzione e metodo. Un’impronta riconosciuta anche a livello nazionale. Naturalmente ogni ritorno porta con sé aspettative, confronti e anche discussioni, ed è giusto che sia così. Tuttavia, in una fase complessa come quella attuale, in cui si rischia di disperdere risultati importanti, la sua leadership può rappresentare un elemento di stabilità, affidabilità e rilancio. Non si tratta di conservare, ma di dare slancio ad una nuova stagione, capace di affrontare le sfide del futuro con coraggio e strumenti adeguati ai tempi».