“A quarantotto anni dal rapimento di Aldo Moro, il silenzio della storia pesa ancora più delle parole. Il 16 marzo 1978 non è soltanto il giorno in cui l’Italia perse uno dei suoi più grandi statisti. È il giorno in cui la Repubblica imparò quanto può essere fragile quando qualcuno decide che il futuro non deve cambiare. Il commando che agì in via Fani viene attribuito alle Brigate Rosse. Ma la storia italiana, quando la si guarda davvero negli occhi, insegna che spesso ciò che appare in superficie è soltanto la parte visibile di qualcosa di molto più grande. In via Fani – dichiara Michel Emi Maritato – non c’erano solo le Brigate Rosse. C’erano anche le paure di un sistema, le ombre di equilibri internazionali e il timore che un uomo potesse cambiare davvero la traiettoria della politica italiana. Il pensiero di Moro era semplice solo in apparenza: dialogo, responsabilità, apertura politica. Ma proprio quella semplicità rappresentava una rivoluzione. In piena Guerra Fredda immaginare una politica capace di superare i blocchi ideologici significava toccare equilibri che molti preferivano lasciare immutati. Chi pensa che quella vicenda sia solo terrorismo – continua lo scrittore Maritato – probabilmente preferisce una verità comoda. Ma la storia non è mai comoda. È fatta di livelli, di interessi, di paure. E soprattutto di uomini che, a volte, pagano il prezzo di aver visto troppo lontano. Aldo Moro non fu soltanto un leader politico. Fu uno statista che comprese prima di altri che la democrazia si rafforza includendo, non escludendo. E forse proprio questa intuizione lo rese, per alcuni, pericoloso. Oggi molti ricordano Moro con parole solenni – conclude Maritato -. Ma ricordarlo davvero significa avere il coraggio di porsi ancora le domande giuste. Perché le Brigate Rosse furono l’arma. Ma chi teme davvero la verità sa che le armi, da sole, non cambiano la storia. E forse è proprio qui che la memoria di Moro continua a parlare all’Italia: nelle domande che ancora disturbano, nelle verità che ancora cercano voce e nel coraggio di chi non accetta spiegazioni troppo semplici per una delle pagine più complesse della nostra Repubblica”.
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