di Erika Noschese
«La mancata separazione delle carriere ha creato un profondo vulnus alla democrazia degli eguali che la Costituzione vuole realizzare e tutelare». A dirlo Giuseppe Acocella, Rettore dell’Università Giustino Fortunato e tra i relatori dell’evento in programma domenica 15 marzo al Saint Joseph di Salerno, organizzato dall’avvocato Lello Ciccone, presidente del comitato cittadini per il sì della locale sezione. Accademico di rilievo, il Prof. Acocella ha una lunga carriera come ordinario di Filosofia del diritto e ha guidato l’ateneo in una fase di crescita
Qual è il motivo principale per cui voterà sì?
«Voterò si perché la mancata separazione delle carriere ha creato un profondo vulnus alla democrazia degli eguali che la Costituzione vuole realizzare e tutelare. La normativa voluta in regime fascista dal Ministro Dino Grandi mescolava la funzione inquirente del Pm a quella giudicante con grande danno per la libertà dei cittadini che invece sono tutelati solo dalla terzietà del giudice, una volta privato delle commistioni e connessioni con l’inquirente. Neppure la Riforma Vassalli, che sostituiva il rito accusatorio a quello inquisitorio, ha sanato la stortura di un pubblico accusatore appartenente alla stessa carriera del giudicante che non può pertanto essere imparziale, e che dunque occorre liberare dalla stretta ferale dell’inquirente, che impone l’appartenenza ad un medesimo ceto professionale».
Quale problema pensa che il Sì risolverebbe?
«Il si, pertanto, porrebbe finalmente fine alla confusione delle carriere tra inquirenti e giudicanti, risolvendo con l’istituzione di due Csm separati il perverso intreccio per cui le correnti dell’Anm condizionano promozioni e carriere, condizionando decisioni e comportamenti degli appartenenti al medesimo organo investito della responsabilità di valutare le promozioni ma anche di punire (cosa che l’attuale Csm si guarda bene dal fare, riservando la punibilità ad un numero tanto esiguo di sanzioni da essere inesistente: gli interventi sanzionatori, che si riducono sì e no ad un trasferimento».
La sensazione è che oggi si parli poco del referendum. Come informare i cittadini?
«Si parla poco del merito del quesito perché il fronte del no – guidato dagli interessi di parte dell’Associazione Nazionale Magistrati – ha inteso buttare tutto in politica, pretendendo che tutto si trasformasse nella disputa di schieramento tra governativi ed antigovernativi, ed introducendo la menzogna che il referendum comporterebbe la sottoposizione del potere giudiziario alla politica, questione che non si riscontra in alcuna parte della legge che andiamo a confermare. Questa è la tattica dei “Benaltristi”, di coloro cioè che, di fronte ad una richiesta sgradita (e si capisce “perché”), buttano la palla del giudizio popolare fuori campo (è sempre ben altro…. dalla questione in gioco). Dire che si tratta di un attacco alla Costituzione è infatti una menzogna, perché ben altri attacchi ci sono stati nel silenzio della magistratura (la riforma costituzionale di un decennio fa tentò la modifica e l’alterazione di ben 46 articoli. Io fui nel Comitato nazionale “Salviamo la Costituzione” che alla fine vinse). Ora per un articolo e mezzo (gli altri 5 sono per aggiustamenti funzionali) la stessa parte che allora tacque leva urla di minacce alla, Costituzione. E la riforma violenta e clandestina del Titolo V della Costituzione?».
Se dovesse spiegare ad un elettore l’importanza di questo voto?
«L’importanza del voto per il SI è incrinare l’ultimo corporativismo post-fascista esistente in questo paese, quello di una categoria che pretende che un organo pubblico, voluto dalla Costituzione per tutti i cittadini, resti invece l’espressione esclusiva e lo specchio degli interessi privati dei soli magistrati, ben rappresentati dalle correnti organizzate nell’Anm. Il sorteggio spezza le gambe alle correnti organizzate nell’Anm come in un partito, perché restituisce il senso della funzione pubblica del Csm, strappandolo alla sua prigione di organo pubblico asservito ad una organizzazione di parte».
In caso di vittoria del sì come cambierebbe il sistema giustizia?
«Non è oggi in discussione il sistema giustizia in generale, ma rimuovere l’ostacolo principale ad un moderno sistema di giustizia. È questo l’obiettivo del SI al Referendum. 6. Come ho detto la stessa Anm si gioverebbe di una vittoria del SI, liberata da quegli interessi di parte che l’hanno indotta a utilizzare anche i soldi dell’Associazione a fini di conservazione del proprio potere (assoluto nelle promozioni e nelle carriere come in nessun’altra categoria), liberando quei magistrati che dal sistema Anm sono stati penalizzati, come molti di loro hanno del resto denunciato, pur nel timore di ritorsioni, come è stato rilevato spesso da alcuni (Di Matteo parlò malissimo del Csm, poi rimangiandosi tutto per schierarsi per il NO in nome della politica di schieramento)».





