Di Olga Chieffi
A Salerno, negli spazi di Lamina Studio, prende il via un nuovo progetto espositivo ideato dall’artista Federica Limongelli, intitolato “Human Landscapes”. Questa mostra rappresenta un approfondimento significativo nella sua ricerca artistica, che indaga in modo complesso e articolato la relazione tra corpo, identità e il mondo digitale, un tema di grande attualità e rilevanza nel contesto contemporaneo. L’iniziativa si inserisce all’interno della rassegna “Prima nave”, un progetto curato da Valerio Falcone e promosso dallo studio Lamina, che si propone di mettere in luce le espressioni artistiche femminili, offrendo uno spazio di dialogo e riflessione sulle nuove forme di espressione e di rappresentazione. L’inaugurazione è prevista per stasera, alle ore 18,30 negli spazi di Lamina Studio, situati in via Porto 20-22 a Salerno. “Human Landscapes” costituisce un percorso espositivo ancora in fase di sviluppo, frutto di approfondite ricerche e sperimentazioni dell’artista, e rappresenta un’evoluzione significativa del suo percorso di ricerca sul rapporto tra corpo e identità. Attraverso questa nuova tappa, Limongelli amplia il suo sguardo verso una riflessione più articolata e complessa sul dialogo tra l’essere umano e la natura, superando i confini del reale per abbracciare le potenzialità offerte dal digitale, configurandosi così come un’indagine che attraversa le dimensioni dell’immaginazione e della rappresentazione virtuale. Nel cuore di “Human Landscapes” risiede l’idea che il paesaggio, piuttosto che essere un’entità naturale, diventi un costrutto artificiale e simbolico, generato attraverso l’uso di pannelli digitali e monitor che trasformano lo spazio espositivo in un ambiente simbolico e tecnologico. La figura femminile, elemento centrale dell’opera, viene restituita attraverso modalità digitali che ne riflettono l’immagine in modo frammentato e molteplice, creando così un gioco di rimandi tra volto e territorio, tra interiorità e ambiente esterno. Questa rappresentazione genera un dialogo tra l’individualità e il paesaggio, in cui entrambi si influenzano reciprocamente e si configurano come sistemi interconnessi. Il confronto tra il paesaggio umano e quello digitale evoca alcuni dei concetti più profondi di dualità e complementarità. In questa prospettiva, l’identità personale non viene più considerata come un’entità isolata, ma come un sistema dinamico in costante interazione con il contesto più ampio. Il volto, che non è solo un’immagine statica, diventa una superficie narrativa capace di raccontare storie e memorie, mentre il paesaggio si configura non solo come sfondo, ma come un’estensione dell’essere e dell’interiorità dell’individuo. La ricerca di Limongelli si muove così su un confine sottile tra vulnerabilità e potenza simbolica. Da un lato si evidenzia la fragilità dell’identità contemporanea, spesso soggetta a frammentazioni e trasformazioni rapide; dall’altro si riconosce la forza evocativa delle immagini digitali, che hanno il potere di modellare, riflettere e talvolta frammentare questa stessa identità. Questo dialogo si traduce in un invito a riflettere sulla complessità del rapporto tra individuo e mondo, tra fisicità e virtualità, tra memoria e trasformazione. In definitiva, “Human Landscapes” si configura come un progetto che invita lo spettatore a interrogarsi sulle dinamiche di costruzione e ricostruzione dell’identità nell’epoca digitale, stimolando una riflessione critica sulla natura della presenza umana in un mondo sempre più mediato dalle tecnologie e dai linguaggi virtuali.





