La recherche di Alba Brundo e Giulia Lepore - Le Cronache Spettacolo e Cultura
Musica Spettacolo e Cultura

La recherche di Alba Brundo e Giulia Lepore

La recherche di Alba Brundo e Giulia Lepore

di Olga Chieffi

Suoni di Partenope è il titolo dell’interessante concerto, che si terrà questa sera, alle ore 18, presso gli spazi della Fondazione il Canto di Virgilio, in Napoli, contemplato in un programma che esplora l’anima musicale napoletana, attraverso un dialogo raffinato tra voce e arpa, capace di restituire al pubblico un percorso sonoro sospeso tra tradizione, memoria e nuova creazione. Il Duo Colbran, formato da Alba Brundo e Giulia Lepore, propone un programma che attraversa secoli e linguaggi, mettendo in luce la straordinaria vitalità del repertorio napoletano. Risulta non facile fissare la specifica identità della canzone napoletana, perché essa è come un mare che ha ricevuto acqua da tanti fiumi. E’ figlia della poesia, come quasi tutti i canti di antica tradizione, e ha espresso, come le è universalmente riconosciuto i sentimenti, la storia e i costumi di un popolo. Il fatto singolare è che la canzone, “porosa” come la città – per dirla con la definizione che Benjamin coniò per Napoli -, ha assorbito tutto, riuscendo a rimanere in fondo se stessa. Malgrado sia stata contaminata, nel tempo, da sonorità appartenenti ad altre culture e ad altri generi musicali, la melodia napoletana è riuscita a conservare un suo codice di riconoscimento, un proprio DNA, quel “profumo”, che la rende inconfondibile, come una lingua perduta, della quale abbiamo forse dimenticato il senso e serbato soltanto l’armonia, una reminiscenza, la lingua di prima e forse anche la lingua di dopo. Il duo eseguirà, un repertorio che gli appartiene per DNA, nel contempo, conducendo un’accurata ricerca storico-musicale su artisti rivoluzionari, siano essi anonimi o appartenenti al mondo classico o popolare. A loro si deve la forma canzone così come viene praticata ancora oggi, a loro si deve la nascita dell’interprete che evolve il Belcanto operistico: per cantare i versi alti di poeti così importanti non è sufficiente avere una bella voce, è necessario che il cantante entri nei versi del poeta e li faccia suoi. Questi artisti, per la prima volta, riuscirono a parlare al colto e all’inclita e fecero di Napoli la città dei musicisti e dei poeti, la meta più ambita da tutti gli artisti e gli intellettuali del tempo. Il concerto si muove tra brani di tradizione anonima, pagine ottocentesche e composizioni contemporanee, rilette e accostate secondo una prospettiva che privilegia l’espressività del canto e la ricchezza timbrica dell’arpa. Dalla vivace ironia di La serpe a Carulina alla forza evocativa di No chiù lo Guarracino di Maria Malibran, fino a Me voglio fa’ ’na casa di Gaetano Donizetti, il programma restituisce un’immagine stratificata e autentica della canzone napoletana d’autore. Un ruolo centrale è affidato alle composizioni per arpa sola di Giovanni Caramiello, Rimembranza di Napoli e Palummella, che offrono momenti di intensa suggestione strumentale. Accanto a queste, trovano spazio pagine di Claudio de Siena e Maria Grazia Ritrovato, capaci di coniugare scrittura colta e sensibilità popolare. Il concerto si arricchisce inoltre della prima esecuzione assoluta di Serenatella di Fabrizio Callaj, e si conclude con tre canzoni classiche napoletane rielaborate da Marco D’Acunzo, in cui tradizione e reinterpretazione contemporanea dialogano in modo naturale e coinvolgente. Ed è proprio qui che trova origine questo incredibile canzoniere, dove le suggestioni, le intonazioni, le evocazioni del nostro vernacolo si trasformano in un canto ora dolente, ora euforico, capace di esprimere l’eterno incanto dei sensi di questa magica sirena Partenope. Dal mare nascono e al mare ritornano, infatti, le note di questo concerto, che abbracciano la tradizione popolare, la “poesia cantata” del repertorio infinito della Napoli cantante.