di Salvatore Memoli
Sì è avviato sul binario di fine corsa uno dei processi più delicati e complessi di Salerno che coinvolge imputati eccellenti, classe politica ed imprenditori, il Comune di Salerno, Pubblici Ministeri agguerriti, importanti collegi difensivi, giornalisti attenti e un Collegio giudicante di grande levatura che ha diretto il dibattimento con equilibrio e terzietà.
A dispetto delle iniziali e contrastanti posizioni dell’opinione pubblica, trascinata ora da un vocìo denigratorio di amministratori comunali del tutto impreparati, ora da atti impulsivi della burocrazia comunale, anch’essa alle prese con le lacunose norme che disciplinano la materia degli appalti del settore, il dibattimento è stato il luogo della verifica e del chiarimento per tutti, degli imputati, dell’accusa, degli importanti testimoni.
Chi ha seguito le varie udienze é in grado di dire del clima tranquillo che si è respirato in aula. Questo é un processo che inquieta, meritevole di essere approfondito con rigore dottrinale da chi s’interessa di procedura e diritto sostanziale, perché sembra subito anomala un’accusa di corruzione senza prove e senza correità. Sinceramente, la stessa accusa non regge se si considerano i “così sembra e sentito dire” che lasciano supporre situazioni di disagio umano che hanno spinto le supposizioni a trasformarsi in capi d’imputazione. Occorre, quindi, guardare a questo processo con uno sguardo molto disincantato per cogliere quelle fragilità umane che non risparmiano
nemmeno gli ambienti qualificati della politica e della magistratura, luoghi consacrati al rispetto ed alla ricerca di ciò che che è utile alle persone, piuttosto che di demagogia, invettiva, del pensar male tanto qualcosa di vero ci sarà! Il processo alle cooperative sociali passate per il Sistema Salerno si è presentato subito come un alto livello di accusa contro una modalità organizzativa di affidamento dei servizi pubblici che ha coinvolto amministratori, dirigenti comunali, responsabili di cooperative, aggiudica di appalti, relazioni umane e politiche, soprattutto, nascondendo i meriti di chi ha reso un grande servizio efficiente, a costi contenuti, con notevoli benefici per le casse comunali e per l’immagine della città ( che per confronto con oggi era un paradiso civico). Il sospetto, a parer mio, non é stato il solo elemento di condanna di questa storia che si è nutrita di passaggi politici, illazioni tra persone, aspirazioni represse degli esclusi, che sono state consegnate pomposamente alla pubblica accusa che ne ha intravisto un filone importante per un vigoroso segno di disapprovazione alle dinamiche comunali. Dentro il processo sono capitate illazioni, presunti comportamenti distorsivi e tante prove raccolte flebilmente che sono stati capaci di costruire un campo minato ristretto a due imputati: Fiorenzo Zoccola e Nino Savastano legati da un presunto patto elettorale, posto a base di interessi ultronei, che, oltre a non essere mai stati provati, risultano inconsistenti e destituiti di credibilità, anche per chi a digiuno delle tecniche procedurali in uso al Comune di Salerno, che si rende conto del numero elevato di persone ed uffici coinvolti nel momento decisionale e nella trafila amministrativa delle competenze, contestate ai due.
In aula gli scontri sono stati decisi per quanto ostile sia stata la parte requirente tesa a dimostrare il malaffare, evidenziandone le condotte degli imputati. Purtroppo per l’accusa, molti dei testimoni utilizzati hanno fornito elementi univoci e concordanti sui giusti comportamenti seguiti. A parte le deludenti tesi dell’accusa basata su contributi della PG, rimasti privi di riscontro, come il numero dei dipendenti delle Cooperative sociali di Zoccola, é stato ripetutamente sottolineato a discarico che l’imputato Zoccola Fiorenzo era soltanto un consulente delle cooperative, con busta paga, tasse pagate e ruolo esclusivo di supporto per le cooperative verso la macchina amministrativa comunale. Inoltre testimoni eccellenti della Procura come i Dirigenti comunali Casella e Di Lorenzo hanno fatto delle loro deposizioni un autorevole correttivo delle premesse accusatorie nonché della rilettura normativa e fattuale delle fasi di affidamento dei servizi che hanno mostrato la piena convenienza finanziaria del Comune di utilizzare le cooperative sociali, per le quali si procedeva correttamente con modalità dirette senza ricorso alle invocate necessità delle gare di appalto. In più l’imputato Zoccola e la sua attenta difesa hanno ricordato a riprova l’interesse delle Cooperative a partecipare alle gare, senza utilizzare le proroghe. Nel corso del dibattimento, acceso e diretto, ognuno si è mosso per dimostrare la verità dei fatti. Efficacemente Zoccola e Savastano hanno sottolineato l’irrilevanza del loro contatto di amicizia sui fatti contestati, dopo una lunga parentesi di reciproca indifferenza e lontananza. Zoccola ha concretamente dimostrato che il processo con i suoi tempi ha paralizzato la vita imprenditoriale delle cooperative anche per le scelte dell’amministrazione comunale che aveva revocato gli affidamenti ed estromesso l’imputato dalle sue funzioni. Il Processo ha anche dimostrato che Fiorenzo Zoccola sì è sempre occupato della vita delle cooperative, risultando fisicamente presente ogni giorno nel Comune e che da tale posizione era giocoforza avere rapporti correnti con tutti i frequentatori del
Palazzo. Il Processo nella sua complessità accusatoria e temporale ha permesso agli imputati di chiarire le loro oneste posizioni, ai testimoni di ribadire la corretta applicazione delle norme dell’ordinamento nell’affidamento dei servizi. Nel suo decorrere temporale sulla stampa cittadina il Sindaco in carica e gli esponenti di rilievo del partito guida del comune hanno sempre ribadito la fiducia e la correttezza delle attività delle cooperative sociali. Tutto ciò mentre la realtà quotidiana della città ha dimostrato a tutti le conseguenze dell’assenza delle cooperative sociali consegnando i luoghi pubblici all’abbandono, al lerciume, erbe alte, assenza di manutenzione ed assenza di quelle operose attività lavorative di centinaia di operai che concorrevano al decoro di Salerno.
Se queste cose sono state capite da tutti, certamente un attento Collegio giudicante che ha dimostrato imparzialità, approfondimento dei fatti, autorevolezza e interesse a mettere in chiaro ogni cosa, saprà pronunciarsi nel senso atteso dalla città, magari indirettamente spronando l’Amministrazione cittadina a recuperare, con il corretto rispetto delle procedure di affidamento, l’efficienza nella cura di un bene primario che concerne la tenuta del patrimonio pubblico e la cura di tutti gli ambienti cittadini dove la vita dei Salernitani si organizza e si relaziona, in standard ottimali.





