La Giustizia italiana diventerà come quella svizzera - Le Cronache Ultimora
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La Giustizia italiana diventerà come quella svizzera

La Giustizia italiana diventerà come quella svizzera

Michelangelo Russo

Fa impressiona aver visto, ieri, i familiari delle vittime di Crans Montana in supplica dinanzi al Ministro Nordio per un intervento forte sulla Procura svizzera vistosamente inadeguata, alla luce del sole, a colpire le vere responsabilità della strage che stanno nella totale indifferenza della Pubblica Amministrazione locale al rispetto delle norme di sicurezza più elementari. E’ palese che il Pubblico Ministero svizzero, dove c’è la rigorosa Separazione delle Carriere, è restio a fare il suo dovere, nel nome della tutela della buona reputazione della politica locale, che non deve essere sfiorata da sospetti di corruzione o collusione. E questo sarebbe un modello di Magistratura apolitica e indipendente cui aspira il Governo italiano? Con che faccia Nordio ha guardato le lacrime dei parenti che gli hanno elencato le magagne e le reticenze del PM separato e indipendente d’Oltr’Alpe? Perché sulla vicenda della Magistratura svizzera il Governo italiano non dice una parola? Perché si darebbe la zappa sui piedi. Perché la Procura svizzera è chiaramente una Magistratura separata, sì, ma proprio per questo politicizzata e controllata. Per capire la differenza tra il modello della civilissima Svizzera e quello della “politicizzata” giustizia italiana, bisogna partire da un presupposto storico sullo sviluppo e le ragioni di un modello di Stato, quello svizzero, che ha raggiunto apparentemente il successo. Ecco, la Svizzera è ricca! Nella custodia della moneta di tutto il mondo, quella lecita e quella illecita, ha trovato la sua industria. Banchieri e usurai hanno nella Svizzera il loro Eldorado. E attorno alla moneta ruota la logica amministrativa dell’organizzazione giuridica di tutto il territorio. Per meglio illustrare il concetto con un esempio, voglio narrare la mia esperienza personale con quello Stato degli orologi a cucù e del cioccolato sopraffino. E’ il 2006, venti anni fa. Con famiglia al seguito, attraverso in auto l’autostrada verso la Germania, che è la meta. Apprezzo la prudenza, che mi pare esagerata, degli automobilisti svizzeri che viaggiano tutti sugli 80 km all’ora. Io viaggio sui 100-110 chilometri, come ho fatto sempre sulle autostrade d’Europa. Ma qualche mese dopo mi arriva nella buca delle lettere una busta azzurra senza intestazione di provenienza. All’interno scopro un avviso di pagamento di una multa per eccesso di velocità pari a circa trecento euro, da versare sul conto svizzero del Cantone di attraversamento autostradale in eccesso di velocità. C’è anche una fotografia, non molto chiara, della mia auto ripresa da dietro. E c’è anche un avviso che, se non pago, la multa si trasforma in reato penale. Tutto l’avviso è in tedesco e in italiano. Non do peso all’intimazione. E’ una semplice lettera, non una raccomandata. In Italia una cosa simile non ha alcun valore legale. Non rispondo. Ma dopo due anni mi arriva un sollecito di pagamento, sempre con posta ordinaria. Di nuovo nessun valore legale. Ma passa un altro mese, e stavolta sono convocato nientemeno che dalla Polizia Giudiziaria del Tribunale di Napoli che, su delega del PM, mi chiede di presentarmi con il difensore per rispondere del reato di mancato pagamento della multa per eccesso di velocità in Svizzera. Vado con il mio avvocato, che fa notare la poca chiarezza della foto. La cosa parrebbe finita lì. Macché! Dopo un altro mese, sono raggiunto da una telefonata della Polizia Giudiziaria del Tribunale di Salerno che, su delega stavolta del GIP (ma che razza di procedura è questa?) mi usa la cortesia di venirmi a interrogare a casa sul reato di eccesso di velocità commesso in Svizzera. A casa, prendiamo tutti un caffè mentre cerco di capire l’ostinazione degli svizzeri. Stavolta i montanari alpini hanno allegato addirittura un servizio fotografico sul guidatore e la famiglia all’interno dell’abitacolo. Non c’è scampo. Ma allora, ecco che la civiltà giuridica dell’Italia, con tutti i suoi difetti, ma con tutte le sue garanzie frutto di secoli, si ribella. Non rispondo sulla colpevolezza, ma per prima cosa dico che in Italia l’eccesso (modesto) di velocità è una semplice multa amministrativa. Secondo: ho diritto a una notifica ufficiale, con indicazione della norma violata, tradotta in italiano. Ho diritto all’avviso di nomina del difensore, nonché ai termini per comparire (non con una telefonata). Il tutto secondo la procedura penale italiana, come accade per le rogatorie internazionali. Contesto quindi la nullità assoluta di tutta la procedura. Mi arriva dopo venti giorni una lettera (non una raccomandata) in cui l’Autorità Cantonale svizzera, a sfregio senza nemmeno la traduzione in italiano, mi avvisa che la mia multa la pagherà lo Stato Svizzero a se stesso. Ecco: gli orologi a cucù sono andati in tilt. Non hanno la minima idea delle garanzie assicurate invece dai nostri codici a tutti i cittadini nell’applicazione della legge. La giustizia elvetica è freddamente informale, impreparata a processare lo stesso sistema, la stessa impalcatura, tutt’altro che sofisticata, dello Stato Confederale Elvetico. Che non ha una Costituzione nata dal sangue della Resistenza, e quindi una Costituzione frutto delle più nobili e alte aspirazioni umane, ma ha un costrutto che ha il suo perno sulla tutela del sistema finanziario. Il franco svizzero viene prima di tutto. Ecco perché, nella mia avventura stradale con gli svizzeri, quelli volevano mandarmi in galera non per l’eccesso di velocità, ma perché non avevo pagato i maledetti 300 euro che pretesero fino al ridicolo.