Potrebbe essere la Regione Campania, sotto la guida di Roberto Fico, a imprimere una svolta decisiva alla vicenda delle Fonderie Pisano. Ieri, nella sede distaccata della Regione Campania di via Clark, si è tenuto il tavolo tecnico per il rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) dell’azienda. All’incontro hanno preso parte la proprietà dello stabilimento di via Dei Greci, l’assessore regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro e i rappresentanti sindacali. Ancora una volta, però, si sono registrate assenze significative: l’Asl di Salerno non ha partecipato e anche il Comune di Salerno, pur avendo inviato un delegato, è stato ritenuto non validamente rappresentato. Nel corso del tavolo è stato stabilito che le Fonderie Pisano dovranno attuare, entro 20 giorni, una serie di interventi mirati alla tutela ambientale. «Nel corso dell’incontro sono stati definiti parametri rigorosi e vincolanti per l’adeguamento ambientale dell’azienda, in ottemperanza alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato l’Italia e le istituzioni territoriali per la violazione dell’articolo 8 – ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro –. Il rispetto dei diritti non è un’opzione, ma una priorità. Il tavolo è stato aggiornato al prossimo 18 febbraio, quando si procederà alle determinazioni conclusive, tenendo conto delle integrazioni richieste. Continueremo a lavorare con determinazione per coniugare legalità, tutela della salute e sviluppo sostenibile del nostro territorio». Alla conferenza dei servizi sul riesame dell’Aia hanno partecipato, in qualità di uditori, anche il presidente del comitato Salute e Vita, Lorenzo Forte, l’avvocato Franco Massimo Lanocita e l’ingegnere Salvatore Milione. Presente inoltre, per l’associazione Medicina Democratica, il vicepresidente, dottor Paolo Fierro. Duro il commento di Forte a margine dell’incontro: «Grave l’assenza al tavolo del Comune di Salerno e dell’Asl. Continuano a essere complici di un disastro ambientale». Sulla stessa linea l’avvocato Lanocita, che non risparmia accuse alla proprietà: «È inaccettabile l’inerzia delle Fonderie Pisano, che continuano a disapplicare le Bat». Secondo l’ingegnere Milione, invece, «le prescrizioni impartite dall’Arpac per mantenere in vita l’Aia sono pesanti e, di fatto, ci danno ragione su tutta la linea: lo stabilimento è incompatibile con il tessuto urbanistico e dovrebbe chiudere». Dal Comune di Salerno, intanto, filtra l’intenzione dell’amministrazione guidata dal sindaco Napoli di esprimere parere negativo al rinnovo dell’Aia. Una decisione che, se confermata, impedirebbe alle Fonderie Pisano di proseguire l’attività. Dal canto suo, l’azienda, rappresentata da Ciro Pisano, ha ribadito che ad oggi non è stata ancora individuata un’area idonea per la delocalizzazione nella zona industriale di Salerno, pur confermando che i tecnici sono al lavoro per adeguarsi alle osservazioni emerse dal tavolo tecnico. «Da anni sappiamo che Fratte ha assunto un’altra valenza – ha dichiarato Pisano –. Stiamo cercando una soluzione alternativa, ma devo constatare con rammarico che, nonostante l’allargamento della zona industriale, non sia stato previsto un sito per le Fonderie Pisano. Ci troviamo in una situazione assurda: un imprenditore deve continuare a svolgere la propria attività, ma non trova un’area disponibile né una comunità pronta a sostenerla». Una vicenda che resta dunque aperta e che, nelle prossime settimane, potrebbe arrivare a un passaggio decisivo.





