Morte al Ps, a Eboli e non a Battipaglia - Le Cronache Attualità
Attualità Battipaglia

Morte al Ps, a Eboli e non a Battipaglia

Morte al Ps, a Eboli e non a Battipaglia

di Arturo Calabrese

Doveroso rettificare quanto scritto nell’edizione di ieri del giornale. L’articolo, pubblicato il 7 gennaio del 2026, riportava erroneamente il luogo ove si è svolto il fatto e cioè presso il pronto soccorso dell’ospedale “Santa Maria della Speranza” di Battipaglia. Non è così. Certo, non si va molto lontani, ma il paziente morto, come denunciato dal figlio che non nomina alcun ospedale, è spirato nel pronto soccorso dell’ospedale di Eboli, il Maria Santissima dell’Immacolata (nella foto). Struttura diversa, ospedale diverso, medici diversi, capo reparti diversi, infermieri diversi, operatori diversi, ma stesso Dipartimento di Emergenza e Accettazione. Il Dea, questo l’acronimo, è Eboli – Battipaglia – Roccadaspide e cioè la stessa struttura organizzativa che regola e coordina il pronto soccorso. Insomma, l’errore c’è stato nell’indicare la struttura battipagliese, ma la tragedia si è consumata non lontano sia fisicamente che giuridicamente. Il personale e la direzione del pronto soccorso ha opportunamente contattato questa redazione, attivandosi affinché il nome dell’ospedale fosse tenuto lontano dalla faccenda, come giusto che sia, ma la questione si trasla soltanto di qualche chilometro. La vittima, padre di un consigliere comunale di Capaccio Paestum che ha affidato ai social un lungo sfogo, non ha perso la vita a Battipaglia, ma a meno di dieci chilometri di distanza e cioè nell’ospedale di Eboli. Cambia qualcosa? Da un mero punto di vista dell’onorabilità di chi lavora nella città alle porte della Piana del Sele sì, ma la sostanza è la medesima. L’anziano è defunto nel medesimo Dea seppur in struttura diversa. Il caso di malasanità rimane nello stesso ambito ospedaliero, nella stessa Azienda Sanitaria Locale e nello stesso territorio. Fa tristezza, poi, riscontrare la velocità con cui da Battipaglia si è chiesto di correggere, di rettificare, di salvaguardare il buon nome dell’ospedale, ma non è stato registrato lo stesso impegno per esprimere vicinanza alla famiglia dell’uomo deceduto o per cercare di appurare cosa effettivamente sia accaduto. Come detto, è il consigliere Sabatella che racconta le ultime ore di vita del genitore e lo fa con una grande delusione nei confronti di chi dovrebbe salvaguardare la vita delle persone. L’arrivo del padre di Sabatella al pronto soccorso sarebbe avvenuto in un clima di forte tensione, con un’accoglienza percepita come fredda e priva di umanità. Una persona in camice bianco, dalla qualifica non identificata, avrebbe mostrato un atteggiamento aggressivo, mentre gli operatori del 118 sarebbero risultati professionali e attenti. Nonostante il trasferimento fosse stato disposto dalla centrale operativa, sarebbe stato subito comunicato che il pronto soccorso era sovraffollato e privo di posti. Dopo aver appreso che il paziente proveniva da una clinica privata, la situazione sarebbe stata giudicata disperata e limitata alla sola somministrazione di antibiotici prima di un rientro in struttura, il tutto in presenza di altre persone. Nelle ore successive non sarebbero state fornite informazioni né consentite visite o assistenza di base ai familiari. Dopo circa quattro ore, il decesso sarebbe stato comunicato pubblicamente, lasciando il figlio nel dubbio che il padre fosse rimasto senza cure adeguate. Sabatella sottolinea che il padre era cosciente fino a poco prima e ricorda le cure efficaci ricevute nello stesso ospedale solo due mesi prima, mentre il peggioramento delle condizioni era iniziato dal 31 dicembre durante la riabilitazione.