Salerno, il caso del Conservatorio Montevergine - Le Cronache Attualità
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Salerno, il caso del Conservatorio Montevergine

Salerno, il caso del Conservatorio Montevergine

di Alfonso Malangone

La notizia pubblicata l’altro giorno è di quelle davvero incredibili e in grado di destabilizzare le menti. Dopo venti anni di parole, la Conferenza dei Servizi convocata per decidere il futuro del Trincerone Ovest ne ha invece decretato la cancellazione. Può essere siano stati la Soprintendenza e la Questura, direttamente interessati all’opera, a contestare la sua estrosità immaginifica e le conseguenze devastanti. In effetti, secondo il progetto, la prima cosa da fare doveva essere il trasferimento della sede della Polizia Stradale di via Sant’Eremita per consentire l’abbattimento parziale dello stabile che, è bene ricordarlo, è parte del Convento di San Domenico con annessa Chiesa di Santa Maria della Porta nel Larghetto San Tommaso d’Aquino. Roba risalente ‘appena’ al 1200 (!). Questo, per consentire la successiva realizzazione sul terreno di risulta di un garage multipiano, in parte interrato, collegato alla piastra iniziale del prolungamento del trincerone verso Nord-Ovest. Cioè, coprendo la ferrovia, una autostrada urbana avrebbe raggiunto le vecchie carceri passando lungo la facciata occidentale del Conservatorio Montevergine e invadendo la parte alta del Centro Storico. Vista così, è indubbio che l’opera avrebbe potuto ottenere il gradimento di molti, a partire dai residenti, interessati ai posti auto, e dagli immobiliaristi, per lo sfruttamento dei vuoti. Tuttavia, non sarebbero mancate conseguenze gravi e non secondarie per l’intera Città poiché, secondo le informazioni riportate da qualche fonte, la Polizia avrebbe dovuto insediarsi nella struttura dell’ex Cristo Re di via della Porta, già sede dell’Università Suor Orsola Benincasa. In verità, a parte la stravaganza di chiudere in un immobile angusto uffici che avrebbero bisogno di ben più ampi spazi, sarebbe rimasta soffocata tutta la piazza del Plebiscito, verosimilmente trasformata in area di sosta per le auto di servizio e non. Una soluzione strampalata, perché quella piazza e l’adiacente larghetto dovrebbero essere dichiarate zone pedonali, ma non sorprendente per una Città che ha messo ‘una pietra sopra le pietre’ dei suoi luoghi storico-identitari a prova dell’insufficiente componente culturale che impregna buona parte di coloro che hanno responsabilità pubbliche. Non è una critica. E’ un’evidenza quotidiana. Così, Questura e Soprintendenza potrebbero aver messo in luce le criticità dell’intervento facendo valere ruoli e funzioni spesso oggetto di attacchi mediatici e sminuiti da giudizi critici. Alla Soprintendenza, in particolare, non sono mancati inviti per un migliore approfondimento delle proposte infrastrutturali che, sotto relazioni e grafici, possono sempre veicolare manomissioni inaccettabili a danno del territorio, dell’ambiente, dell’identità e della cultura. Come, ad esempio, per la nuova spiaggia di Pastena, o per le torri in centro, o per l’aggressione al vallone del Cernicchiara. In verità, forse qualcosa sta cambiando. Dopo il ‘mea culpa’ dei tecnici comunali per la ghiaia distesa a Pastena, in questi giorni si è letto delle osservazioni significative formulate alla Conferenza dei Servizi dal responsabile del Settore Mobilità per i ponti circolari che si vorrebbero fare sul Cernicchiara, con i tir costretti a volteggiare a trenta metri di altezza seguendo curvature anguste e. quindi, pericolose soprattutto in caso di incidenti. Se, formalmente, sono stati chiesti miglioramenti progettuali forse, sostanzialmente, ne è stata decretata la stroncatura, dopo 13 anni di parole e un centinaio di milioni di euro spesi per le gallerie. Diceva Totò: “succedono cose da pazzi in questo manicomio”. Detto senza alcun riferimento. In ogni caso, è certo che la cancellazione del Trincerone Ovest consente ora di preservare la conformazione dell’area antica e confermare la sua natura di ‘cittadella‘ nella quale far prevalere la componente storica a dimostrazione della millenaria stratificazione di cultura e civiltà. Perché, Salerno ne ha davvero da vendere, al di là delle dichiarazioni di coloro che ritengono insoddisfacente le sue offerte, forse perché non in grado di individuarle, selezionarle e rafforzarle, preferendo solleticare interessi economici e perseguire finalità patrimoniali. A questo punto, è possibile pure immaginare un futuro a beneficio dell’intera Comunità per il Conservatorio Montevergine, verso il quale sarebbe doveroso rivolgere una rinnovata attenzione seguendo le sollecitazioni espresse da più parti. Encomiabili, al riguardo, sono stati gli interventi del prof. Aniello Salzano, esponente della cultura e della politica, perché fossero esaminati con rigore gli atti di competenza da parte della Soprintendenza per la salvaguardia di un bene che “…appartiene alla storia della nostra Città”. Purtroppo, come altra volta rilevato, quella struttura conventuale del 1040 (!), realizzata incorporando nella facciata le vecchie mura costruite dai Longobardi a difesa della Città, è stata strappata ad una funzione pubblica dalla decisione assunta dalla Curia di cederla a terzi, nel 2009, grazie a una certificazione rilasciata dal Comitato Regionale per il Patrimonio Culturale che ne aveva disconosciuto ogni rilevante interesse culturale. Per un milione di euro, fu alienato un bene valutato in una perizia tecnica ben 6,5milioni, salvo errore. In quella occasione, fu lo storico salernitano Massimo La Rocca a esprimere sconforto dichiarando: “Da casa di Dio a casa di Er Monnezza” (cit.). Peraltro, la stessa Soprintendenza e lo stesso Comune nulla hanno fatto successivamente per il riacquisto del bene alla Città quando, nel 2016, la società proprietaria fu oggetto di un provvedimento di messa in liquidazione giudiziale da parte del Tribunale con successiva vendita della struttura a terzi “senza incanto”. Eppure, si poteva esercitare il diritto di prelazione ai sensi degli artt. 59-62 del Codice dei Beni Culturali. Adesso, su tutta la vicenda dovrebbero essere in corso accertamenti da parte della Procura. Sempre salvo errore. In verità, ci sarebbero ‘mille-mila’ motivi per assicurare al Conservatorio una destinazione civica. E’ ben noto che la nostra Città non ha una Biblioteca/Emeroteca, non ha un Museo Civico, non ha un Museo del Mare e della Civiltà Marinara, non ha più il Museo dello Sbarco, non ha sale per esposizioni e mostre, non ha locali per rappresentazioni dell’arte e del talento, non ha locali per discussioni pubbliche e incontri, non ha sedi da affidare alle associazioni e alle attività meritevoli del terzo settore. Certo, può essere ci sia un problema di soldi. Giusto, Epperò, si investono 150milioni per rifare lo Stadio e si delibera la spesa di 50milioni per fare la piscina per i pescecani. E, allora, se proprio non ci sono neppure gli spiccioli, proviamo tutti a organizzare una raccolta-fondi per dare ai giovani ‘uno stadio e una piscina per le menti’ perché possano essere consapevoli protagonisti della loro vita e del futuro dell’intera Comunità. Una Città europea non costringe i suoi figli a vagare per l’Europa in cerca di un lavoro. Peraltro, già stiamo pagando, con sacrificio, gabelle e tariffe per riequilibrare un Bilancio devastato da anni di scelte anche sciagurate, come Trincerone Ovest e Cernicchiara.Se è vero che “la vita di un popolo si avvia verso la notte il giorno in cui il silenzio cade sulle cose che contano” (cit.), allora la nostra Comunità è già ben oltre il tramonto. Sarebbe doveroso riconoscerlo prima che le tenebre possano sommergere tutti e tutto. A iniziare dalle coscienze, se ancora non compromesse. Questa Città ha bisogno di amore. *Ali per la Città