Insieme a dei complici avrebbero messo in piedi un sistema truffaldino per raggirare ignari clienti: con una falsa filiale di Credit Banka avevano creato il business della truffa a danno di ignari clienti ai quali sarebbe stato sottratto quasi un milione di euro con la promessa di un mutuo o semplici prestiti. Le accuse iniziali erano di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e autoriciclaggio in quanto le indagini della Guardia di Finanza avevano ricostruito il transito dei soldi (sui conti di alcune società) fino al loro rientro in Italia quando finivano nella disponibilità degli indagati. Tra le vittime c’è stato chi per un mutuo a lungo termine di 1.500.000 ha dovuto pagare una fidejussione di 50mila euro e chi per un finanziamento di 250mila euro ha pagato 8.500 euro tramite bonifico e 7mila euro in contanti dati a Pompeo D’Auria ritenuto uno dei promotori della truffa. Un’altra vittima si era fatto truffare ben 200mila euro per l’apertura di conto corrente a Malta con interessi vantaggiosi. e ancora chi aveva versato alla banda 123mila euro per un mutuo chirografario di oltre un milione e duecento. E poi per due finanziamenti da due milioni di euro, le vittime di turno avevano sborsato 104mila (2015) e 206mila euro (nel 2016-2017).E infine anche l’amministrazione fiduciaria di immobili: una coppia di coniugi agropolesi aveva pagato circa 16mila euro per una loro proprietà. Due imputati, Stefano Di Palma di Nocera Inferiore e Vincenzo Gallo di Scafati, sono stati condannati in via definitiva a un anno e 8 mesi ciascuno come stabilito dalla Corte d’Appello di Salerno che nel febbraio dello scorso anno aveva modificato la sentenza di primo grado pronunciata nel 2023 dal Tribunale salernitano. Secondo la sentenza impugnata, i due ricorrenti ed altri soggetti separatamente giudicati o non ricorrenti, in forma organizzata e sotto la direzione del coimputato non impugnante Pompeo D’Auria +(che aveva ammesso gli addebiti), avevano truffato molti imprenditori facendo loro versare somme di danaro di vario importo fingendo che potessero ottenere finanziamenti da una banca in realtà inesistente (la Credibanka), provvedendo successivamente a immettere nel circuito economico lecito il profitto ottenuto, attraverso operazioni volte a dissimularne la provenienza dai reati di truffa originariamente contestati e dichiarati prescritti dal Tribunale e, in parte, dalla Corte di appello. Per la difesa La Corte d’Appello non avrebbe spiegato in che modo uno dei ricorrenti si sarebbe servito di società intermediarie al fine di ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa delle somme dai reati di truffa, non contraddicendo il rilievo difensivo che si fosse trattato di condotte costituenti un post-factum non punibile delle truffe. Inoltre l’imputato Vincenzo Gallo. sempre secondo la tesi difensiva- avrebbe rivestito soltanto un ruolo limitato ed accessorio, fungendo da autista di Pompeo D’Auria , senza alcun coinvolgimento in attività funzionali agli interessi del sodalizio, delle quali non sarebbe stato a conoscenza. Per la Cassazione il ricorso è inammissibile.
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