di Erika Noschese
La vicenda dell’istituto di Penne, in Abruzzo, ha acceso i riflettori sul dibattito che riguarda l’autonomia degli studenti maggiorenni e il ruolo delle famiglie nella vita scolastica. La decisione della scuola abruzzese di imporre la firma dei genitori anche per le uscite anticipate dei ragazzi di 18 anni ha sollevato un’ondata di polemiche e ha riportato alla ribalta una questione complessa, che chiama in causa normative, responsabilità e un profondo conflitto generazionale.
Per comprendere meglio come si sta affrontando questo delicato equilibrio, abbiamo intervistato la dirigente scolastica del Liceo Classico Statale “Torquato Tasso” di Salerno, Ida Lenza. Con la sua lunga esperienza, la Lenza ha offerto una prospettiva chiara e articolata, sottolineando l’importanza di bilanciare i diritti degli studenti con quelli dei genitori, e ribadendo il ruolo della scuola come istituzione educativa e non solo come luogo di formazione. Dalle differenze legali tra minorenni e maggiorenni, all’importanza di un dialogo costante e trasparente con le famiglie, la dirigente ha spiegato come il suo istituto gestisce questa evoluzione, cercando un percorso comune che eviti misure restrittive e favorisca la crescita responsabile dei giovani.
La vicenda dell’istituto di Penne, in Abruzzo, ha sollevato un dibattito sull’autonomia dei maggiorenni a scuola. Qual è la sua visione in merito?
«Nei regolamenti d’istituto, è fondamentale bilanciare il diritto all’autodeterminazione dei maggiorenni con il diritto dei genitori di essere informati sul percorso formativo dei figli. Essendo i genitori i responsabili del mantenimento dei loro figli, la scuola, che con l’iscrizione sottoscrive un contratto con loro, ha l’obbligo di informarli su ogni aspetto, dalle uscite anticipate al rendimento. I regolamenti devono contemperare queste esigenze».
Nel suo istituto, quali sono le procedure per la giustificazione delle assenze, in particolare per gli studenti che hanno già compiuto 18 anni?
«Le giustifiche vengono gestite tramite il registro elettronico».
La dirigente abruzzese ha dichiarato: “Per me gli studenti sono tutti figli”. Condivide questa filosofia o ritiene che ci debba essere una distinzione di responsabilità una volta raggiunta la maggiore età?
«Per me gli studenti sono studenti, non figli. Bisogna tutelare l’utenza e i genitori che all’atto dell’iscrizione hanno instaurato con la scuola un vincolo di tipo giuridico, e studenti che con la maggiore età sono in grado di esercitare diritti ed assumersi obblighi».
L’obbligo di firma dei genitori per i maggiorenni è una misura di “sicurezza” o una norma anacronistica in un’epoca in cui si cerca di responsabilizzare i giovani?
«I giovani devono essere responsabilizzati. I nostri regolamenti puntano proprio a questo, ma ogni regola va contestualizzata. I giovani possono firmare, ma deve essere tutto regolamentato e si comunica sempre con i genitori, specialmente in caso di rendimento insufficiente, dato che sono loro a farsene carico».
Quali sono le differenze legali e di responsabilità tra uno studente minorenne e uno maggiorenne dal punto di vista dell’istituzione scolastica?
«A partire dai 14 anni, i ragazzi acquisiscono una diversa maturità secondo il codice civile. La scuola orienta i percorsi formativi in questo senso di autodeterminazione, anche grazie all’educazione civica e digitale; tuttavia, soprattutto l’utilizzo smodato del digitale, fin da piccolissimi, ci induce a ritenere che i ragazzi siano già adulti, ma così non è».
Se si presentasse una proposta per uniformare a livello nazionale la procedura delle giustificazioni, a prescindere dall’età, la sosterrebbe? Perché?
«Sosterrei una proposta del genere solo se ci fosse un supporto giuridico forte e chiaro da parte del Ministero, non delegando la responsabilità ai singoli istituti. Sarebbe necessaria una riflessione seria con il codice civile alla mano e un team di esperti (studenti, docenti, dirigenti, giuristi). Non possiamo paragonarci ad altri Paesi europei come la Svezia, poiché abbiamo un’identità culturale e una pressione familiare molto diverse».
Il ruolo dei genitori nella vita scolastica dei figli maggiorenni è in evoluzione. Come si adatta la sua scuola a questo cambiamento?
«La nostra scuola accoglie positivamente la presenza dei genitori e li ringrazia per la loro partecipazione. Credo che il patto educativo di corresponsabilità non debba essere un atto puramente formale, ma sostanziale. È fondamentale il dialogo tra docenti, studenti e genitori per sostenersi a vicenda, anche in un’epoca in cui le scuole subiscono una delegittimazione della loro funzione educativa».
Ritiene che la polemica nasca da una mancanza di comprensione della normativa scolastica o da un vero e proprio conflitto tra generazioni?
«Il conflitto generazionale è naturale, ma la polemica deriva anche dal fatto che i ragazzi che cercano pur sempre dei modelli di riferimento negli adulti, non li trovano, anzi e molto spesso, trovano adulti che fanno tutto per compiacerli. Quando i docenti hanno illustrato il regolamento sull’utilizzo degli smartphone, gli studenti hanno mostrato partecipazione. Il dialogo, il λόγος, il confronto e il ragionamento rimangono l’unica via per superare queste difficoltà».
In che modo la sua scuola cerca di creare un clima di fiducia che eviti la necessità di misure restrittive come quella adottata in Abruzzo?
«Parlando e spiegando le cose, sempre con la norma alla mano. L’obiettivo è bilanciare le situazioni e applicare le regole in modo chiaro. Nel consiglio d’istituto, dove sono rappresentate tutte le componenti, la norma è sempre una guida. Fortunatamente, possiamo contare su un’utenza e su genitori che ci supportano».
Considerata la complessità della questione, quali sarebbero i pro e i contro di una circolare simile nella sua scuola?
«Non farei una circolare simile, se non dopo averne discusso con le varie componenti della scuola (cosa che credo che la collega abruzzese abbia fatto. Già ora i maggiorenni escono autonomamente, ma i genitori ne vengono informati e tramite mail ci “autorizzano” a farli uscire: questo anche per mettere i genitori a conoscenza del fatto che uscite anticipate o ingressi posticipati determinano in ogni caso una diminuzione del monte ore obbligatorio per il valore legale dell’anno scolastico».





