L'ultima parola all'innocenza di Mons. Scarano - Le Cronache
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L’ultima parola all’innocenza di Mons. Scarano

L’ultima parola all’innocenza di Mons. Scarano

di Salvatore Memoli
Si avvia verso la conclusione un processo reso vischioso e macchinoso da un’inchiesta che è stata senza respiro, condotta con mordente dalla Procura salernitana contro il sacerdote Nunzio Scarano, accusato di usura e riciclaggio. Ho sempre pensato che la posizione dell’imputato Scarano in quanto presbitero in servizio in un ufficio importante del Vaticano ( APSA) abbia reso tutto più difficile, stimolando la catena istruttoria a scavare nelle pieghe di tutto e tutti, per estrapolarne qualsiasi informazione meritevole di essere valutata ai fini dell’indagine. Peccato che ogni notizia che riguardava l’indagato sia stranamente arrivata ad una stampa famelica di fatti ingiuriosi, quelli da prima pagina e dal taglio scandalistico di caso dell’anno! Mons. Scarano ha subito il ludibrio, è stato sottoposto agli arresti ed al carcere, ogni sua più intima notizia è passata di bocca in bocca, lasciando a detrattori e gente senza scrupolo di fare di lui un condannato anzi tempo. Si contano diverse centinaia di articoli dal taglio scandalistico con foto di circostanza inappropriate ed atte a suscitare il suo disprezzo, un giudizio frettoloso ed immeritato, quanto irriguardoso della realtà e della verità. Le inchieste a suo carico sono state accompagnate da un duro regime carcerario e da restrizione della libertà intra moenia, seguito da decine di agenti di polizia che hanno sottoposto il monsignore a stressanti controlli nell’arco del giorno, inclusa la notte. Inoltre, come più volte riferito, la sua vita è stata monitorata al millesimo, senza respiro, facendo uso di attrezzature a laser che procuravano malessere soprattutto al confratello don Luigi Noli coimputato, poi assolto nel primo grado di giudizio. Di questa estensione di imputazione a persone a lui vicine e familiari, mons Scarano ha subito il dolore più vivo ed insopportabile. Oltre al dispiacere di vedere la sua vita religiosa stravolta, trascinata nelle insopportabili trappole di imputazioni infamanti. Le accuse in particolare lo accusavano tra l’altro di riciclaggio di danaro. Per l’usura don Luigi ed altri imputati sono stati assolti con piena formula, anche se, la chiesa continua a tenere don Luigi, ora malato, sub iudice, negandogli la giusta riabilitazione ecclesiale che, in fondo, resta la motivazione profonda della sua vita e della sua vocazione sacerdotale. Tutte queste cose pesano, insieme alle imputazioni di riciclaggio, al declino di una vita trascorsa nell’impegno solidale e al servizio alla Chiesa , al voltafaccia di confratelli e superiori, alla perdita di amici scopertisi puritani e giustizieri, dopo aver ricevuto tangibilmente tanto bene. Conosco il processo Scarano nei suoi dettagli, nei suoi risvolti e nelle sue verità recondite, conosco gli impegni dell’amico sacerdote, fin dai primi giorni del suo ministero. Molti non gli perdonano che ha potuto gestire ingenti somme destinate alla beneficenza, altri non hanno capito, accettato e, forse equivocato, il suo stile di vita piuttosto distinto, come di chi vive nel benessere, amante dell’effimero e della vanità. Per giudicare Nunzio bisogna conoscerlo, frequentarlo, condividere i suoi impegni, le innumerevoli catene di solidarietà, la sua preghiera, quasi mistica, orientata all’Assoluto e guidata da energie sane, totalizzanti e consacrate al bene. Insomma bisogna andare oltre le apparenze, superare il superficiale, l’apparente ed entrare nella sua vita per Dio e per il prossimo. Tutto in una visione di carità vissuta, gestita fino all’osso, con quello che le sue benestanti conoscenze gli hanno sempre affidato, caricandolo di impegni solidali. La ricchezza non è stata mai un peccato, il peccato è l’uso errato dei beni! Ma tant’è c’è ancora chi confonde povertà e pezzenteria!
A Scarano venivano dati tanti soldi, ma tanto, tanto egli donava a chi aveva bisogno. Non si contano le cose realizzate ed il bene fatto.
Il Comune di Salerno, grazie a Mons. Scarano ed ai suoi amici armatori D’Amico, ha ricevuto per la Casa di Riposo, per gli anziani di Salerno, lasciti per qualche milione di euro. Parlano le delibere comunali e i resoconti giurati! Anche per questo il prelato è stato messo in discussione! Ma senza quell’aiuto la Casa di Riposo sarebbe meno bella, moderna, efficiente ed accogliente! Hanno detto che erano fondi provenienti da illecite provviste. Mi domando come mai, dopo che Scarano è stato messo in carcere e privato dei suoi beni, i D’Amico hanno continuato a donare ingenti somme, richieste direttamente dai responsabili, alla Casa di Riposo? Quei soldi se erano sporchi prima, non lo erano anche dopo?
Mons. Scarano ha sperimentato l’abbandono e l’infamia, quella più grave di una Chiesa che talvolta segue la doppia morale. Anche le posizioni del Papa verso la Curia romana hanno ricordato un giustizialismo giacobino. È scomparsa tutta la profonda saggezza cristiana verso il prossimo, qualunque cosa abbia fatta, se accertata e non presunta. Questo indice non aiuta la sua vita e la soluzione del suo caso. Sul filo rosso che attraversa la sua vita ha trovato tutti i risvolti negativi di mondi che gli appartengono e che sono abituati a voltare le spalle o abbandonare una persona dopo averla usata bene. Ma quello in cui lui crede e quello che ha fatto, forse con qualche ingenuità, porta la cifra di un Dio che libera e che guarda agli ultimi, anche nel fango della storia quotidiana e da lì li destina a sorprendenti cose, tutti…anche carcerieri, giudici, chi lo ha condannato senza sapere e chi lo ha vilipeso senza averne diritto!
Su questa vicenda giudiziaria e di vita, sarà la risurrezione l’ultima parola ed il mio augurio è che venga riconosciuta l’innocenza di un uomo e di un prete che ha tanto sofferto ma che potrà donare ancora molto a tutti.