di Franco Mansi
Carmela Zuottolo continua a leggere la politica partendo dai territori e dall’esperienza di governo locale, senza separare i valori dalle scelte concrete. Già sindaco di San Marzano sul Sarno, oggi impegnata in Forza Italia, osserva la fase che attraversa la Campania con l’attenzione di chi ritiene che il compito della politica sia dare risposte credibili, non semplificazioni. In questa intervista parla del ruolo del partito, delle priorità sociali ed economiche, del metodo che deve guidare una proposta moderata e di governo e di una battaglia identitaria che Forza Italia porta avanti da tempo, quella sulla riforma della Giustizia. Forza Italia viene da una fase di crescita in Campania. Che segnale è per il partito? «È il segnale che il lavoro serio e costante paga. I risultati elettorali e il dato sul tesseramento, il più alto del Mezzogiorno, raccontano un partito che ha ricostruito una presenza reale, fatta di persone, amministratori, comunità locali. Non è un consenso episodico, ma un rapporto che si è consolidato nel tempo». Che tipo di spazio politico occupa oggi Forza Italia nello scenario regionale? «Uno spazio di responsabilità. Forza Italia rappresenta una proposta moderata, europeista, che tiene insieme libertà economica e attenzione sociale. In Campania c’è una forte domanda di politica concreta, lontana dagli estremismi e dalle scorciatoie. Il nostro compito è intercettare con serietà». Quali sono, oggi, le priorità sociali che non possono essere rinviate? «La tutela delle famiglie, dei bambini più fragili, delle persone con disabilità. La politica sociale non può limitarsi a interventi emergenziali. Servono servizi strutturati, assistenza, accesso alle cure. La dignità delle persone si misura sulla qualità delle risposte che le istituzioni sanno offrire». Il lavoro resta una delle grandi questioni aperte in Campania. Da dove si deve ripartire? «Dal sostegno all’economia reale e alle filiere produttive. Penso ai trasporti, alla logistica, all’agricoltura, ai mestieri che tengono in piedi il territorio. Servono politiche che valorizzino le competenze, investano nella formazione e creino opportunità vere, non assistenzialismo». In questo quadro, che funzione attribuisce a Forza Italia nei prossimi anni? «Quella di una forza che contribuisce a dare equilibrio e prospettiva. Forza Italia deve continuare a essere un punto di riferimento per chi crede in una politica responsabile, capace di governare e di parlare ai territori senza perdere la propria identità». La riforma della Giustizia sarà al centro del referendum confermativo del 22 e 23 marzo. Perché è un tema così centrale per Forza Italia? «La separazione delle carriere è da sempre una delle battaglie storiche di Forza Italia. Il partito, con il segretario nazionale Antonio Tajani, ha ribadito che questa riforma è il risultato di un impegno politico coerente e di lungo periodo, una battaglia garantista e per la libertà ispirata da Silvio Berlusconi che oggi arriva finalmente a compimento con il referendum confermativo». In che modo questa riforma incide sulla vita dei cittadini? «Incide profondamente, perché tutela le persone, soprattutto coloro le cui vicende giudiziarie finiscono per travolgere e stravolgere vite e carriere, per poi concludersi, dopo anni, in un nulla di fatto. Si pensi a casi simbolo come Enzo Tortora, oppure a vicende più recenti come quella del sindaco di Battipaglia, assolto con formula piena dopo tredici anni di processo per accuse gravissime. Anche quando arriva l’assoluzione, il danno umano e professionale resta». Parla anche da avvocato e da tecnico del diritto. Che valore attribuisce a questa riforma per il Paese? «Parlo da chi conosce i processi dall’interno e sa cosa significano, in termini di tempo, esposizione e conseguenze personali. La separazione delle carriere è una riforma di civiltà giuridica, che rafforza le garanzie, l’equilibrio tra i poteri e la fiducia dei cittadini nella giustizia. È una riforma che serve al Paese, non a una parte». Qual è, la responsabilità principale della politica ? «Restituire fiducia. E la fiducia si costruisce con coerenza, competenza e scelte riconoscibili. Solo così la politica torna a essere percepita come uno strumento utile e vicino alle persone».





