Un governo che “criticaMente” salvaguardi il futuro - Le Cronache
Editoriale

Un governo che “criticaMente” salvaguardi il futuro

Un governo che “criticaMente” salvaguardi il futuro

Di Alessia Potecchi*

Il Partito Democratico si avvia alla fase congressuale dopo la sconfitta elettorale alle elezioni politiche del 25 settembre. Questo dovrà essere un congresso vero, serio, concreto nel più breve tempo possibile che prenda atto degli errori commessi per non ripeterli più. Chi guiderà il PD avrà certamente un ruolo cruciale ma non basta l’elezione di un nuovo segretario, serve un confronto aperto e profondo su quanto è avvenuto e sul tipo di opposizione che si vuole fare e costruire. L’opposizione dovrà essere incisiva in Parlamento e nel paese a partire dalle scelte di politica economica e sociale del nuovo Governo. Con le altre opposizioni, Terzo Polo e M5S, occorre costruire iniziative comuni a partire dalle questioni più importanti ed urgenti che sono il caro vita, la crisi energetica, e la tutela del potere di acquisto e poi il PNRR, la sua attivazione e piena realizzazione. Bisogna superare le vicende e i conflitti della campagna elettorale perché oggi il paese chiede al Governo di governare, ma chiede anche all’opposizione di svolgere fino in fondo il suo ruolo di baluardo dei diritti sociali e civili e di stesura di contro proposte alle iniziative di questa maggioranza e  insieme si è certamente più incisivi e sinergici. Dobbiamo partire dalla situazione in cui ci troviamo. Ad ottobre l’inflazione è arrivata quasi al 12%, le retribuzioni contrattuali stanno crescendo invece dell’1%, questo significa che gli stipendi fissi stanno perdendo ben l’11% del loro potere di acquisto, un quadro economico che colpisce soprattutto le famiglie più povere, quindi è un’inflazione che sta allargando le diseguaglianze, perdono potere di acquisto coloro che hanno redditi fissi, i lavoratori dipendenti perché le pensioni vengono poi adeguate all’inflazione. Il Governo precedente ha stanziato 55 miliardi di euro per fare fronte a questa situazione che sommati ai 15 miliardi che il nuovo ha a disposizione arriviamo a 70 miliardi nel 2022. Il prossimo anno però non termina l’inflazione e la crisi quindi sarà necessario un intervento altrettanto consistente, dobbiamo fronteggiare un rallentamento dell’economia che  va verso la stagnazione e abbiamo il rischio che peggiorino gli indicatori occupazionali. Abbiamo un quadro di rialzo dei tassi di riferimento da parte delle Banche Centrali che appesantisce gli oneri sul Debito Pubblico italiano. Come si vede tutto questo sta restringendo di molto gli spazi di manovra per la prossima Legge di Bilancio e non vi è spazio per la Flat Tax completa, per le pensioni a 1000 euro come minimo e quota 41 per il pensionamento, tutte promesse che erano state fatte dal centrodestra in campagna elettorale e che ora governa. Ci vuole una forte risposta per proteggere il nostro sistema produttivo e fronteggiare una questione sociale e la lotta alle diseguaglianze che è già molto grave. Colpiscono anche i provvedimenti di carattere fiscale, si da attenzione alla riduzione della tassazione nei confronti del lavoro autonomo e professionale che sta meglio, quelli con entrate tra 65.000 e 100.000 euro mentre i lavoratori dipendenti hanno solo il Fringe Benefit e il Welfare Aziendale. L’inflazione erode il potere di acquisto dei salari, quest’anno non è necessario intervenire con uno scostamento di bilancio, il prossimo anno occorre recuperare numerose risorse che il Governo deve trovare,  ridestinando a famiglie e imprese le maggiori entrate, recuperando risorse dagli extra profitti come ci chiede anche l’Europa, si vedrà poi sullo scostamento di bilancio che non è da escludere anzi già si prevede ma deve essere utilizzato nel migliore dei modi, il famoso debito buono. La catastrofe del Governo di Liz Truss in Gran Bretagna ci porta a riflettere su questa questione, chi pensa di finanziare tagli di tasse o provvedimenti economici a debito è destinato a fallire.  E’ successo in Gran Bretagna in un paese che non fa parte della zona euro e la cui Banca Centrale può in ogni momento decidere di acquistare titoli di pubblici, a maggior ragione questo vincolo vale per un paese come il nostro che fa parte della zona euro con le regole che governano la BCE e con un debito pubblico che è al 145% in rapporto al PIL.

*Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza

 del Pd Metropolitano di Milano