“L’Europa e’ una sfida importante. In un periodo in cui la geopolitica ci dice tante cose diverse dal passato credo che l’Europa debba fare l’Europa, cioe’ essere il cuore del mondo possibilmente, ma comunque essere in grado di confrontarsi in maniera aperta e con le stesse condizioni con gli Stati Uniti e la Cina, che sono i due competitor mondiali”. Cosi’ il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, a margine della conferenza nazionale delle Camere di Commercio a Paestum sul tema ‘Europa e Giovani’. Ieri si è svolta la prima giornata, oggi le conclusioni. “L’Europa avra’ sicuramente dei difetti da sistemare e penso che il rapporto Draghi e il rapporto Letta siano stati molto chiari sulla competitivita’ da recuperare sugli investimenti, il mercato unico, il mercato unico delle energie e quant’altro”, rileva il leader del Sistema camerale italiano, evidenziando che, “pero’, sicuramente e’ imprescindibile”. “Da 81 anni in Europa – ragiona Prete – non c’e’ una guerra ed erano nazioni che si sono fatte guerre per secoli. Sono 81 anni che viviamo in pace: e’ un bene assoluto. A questo dobbiamo aggiungere anche la capacita’ di competere con il resto del mondo e affermare alcuni principi che sono tipici del nostro continente, come per esempio il welfare: quello che esiste in Europa non ha eguali in tutto il mondo”. Quanto ai giovani, questi “sono il futuro”, ribadisce Prete, pur rammentando che “abbiamo un calo demografico rilevante e questo penalizza. E’ aumentato in maniera enorme il numero degli occupati over 50 ed e’ diminuito in maniera enorme quello degli under 35”. “Su questo – prosegue – bisogna sicuramente stimolare i giovani a seguire dei percorsi formativi che li possono fare introdurre nel mercato del lavoro rapidamente. Pensiamo alle lauree scientifiche e anche agli Its, istituti tecnici superiori, che consentono un’occupazione abbastanza rapida. Poi bisogna evitare che i nostri giovani sui quali puntiamo vadano all’estero. Questo e’ un problema serio”. “E’ ovvio che i figli della generazione Erasmus vivono l’Europa come la casa comune, ma c’e’ anche da dire che oggettivamente abbiamo dei gap salariali che vanno colmati, cosi’ come la possibilita’ in tutti i Paesi d’Europa che quando uno merita ed e’ valido riesce a fare carriera in maniera molto piu’ repentina che non in Italia e questo e’ un dato non irrilevante”, conclude Prete. Prete: dopo Pnrr opportunita’ con Zes “Adesso godiamo degli effetti degli investimenti del Pnrr. Bisogna vedere se col termine di questi investimenti noi continuiamo come Mezzogiorno a mantenere il passo. Io credo che ci siano delle grandi opportunita’. La Zes e’ stata una grande occasione, non tanto per gli incentivi che hanno dato alle imprese, che sono piu’ che graditi, penso al credito di imposta, ma quanto aver avuto finalmente una struttura che consente di dare autorizzazioni nell’arco di 45 giorni”. “Questa – riprende Prete – e’ stata la vera molla, tant’e’ vero che colleghi imprenditori del Nord ci invidiano questo aspetto e dicono che non vogliono tanto gli incentivi economici ma almeno la stessa rapidita’ di autorizzazioni”. “E questo e’ un passo avanti che ha gratificato il Mezzogiorno”, conclude il leader Unioncamere. Patuelli (Abi), si approvi subito Siu per nuovi investimenti “Io non penso che la finanza possa essere mai disgiunta con le attivita’ produttive e il risparmio e’ la base della finanza”. Lo premette il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Antonio Patuelli, intervenendo, in videocollegamento, con la conferenza nazionale delle Camere di Commercio. “Da ormai 14-15 mesi e’ stato presentato alle istituzioni europee dalla Commissione europea un progetto, che si chiama Siu (Savings and Investments Union, ndr), che tende a favorire l’utilizzazione dei risparmi per investimenti produttivi”, ricorda il presidente di Abi, sottolineando che “quello e’ un progetto molto importante per immettere capitali nel circuito dello sviluppo. Ma noi oggi abbiamo bisogno che quel progetto venga approvato subito perche’ oggi e’ il momento per innestare nuovi investimenti nei Paesi dell’Unione europea, non in una logica di singoli Stati perche’ l’economia e’ integrata”. “Se c’e’ una crisi delle aziende automobilistiche in Germania – constata – non e’ un problema solo tedesco ma e’ un problema anche italiano perche’ la gran parte della componentistica delle automobili tedesche e’ fatta in Italia. Siamo assolutamente molto integrati”. “C’e’ bisogno di un impegno di emergenza per lo sviluppo e per gli investimenti pubblici e privati. Privati con degli incentivi come quelli previsti nel Siu e pubblici col debito europeo comune per grandi investimenti in infrastrutture europee e progetti energetici e anche sociali europei”, conclude Patuelli. Giovani: Bizzotto (Mimit), piu’ welfare per restare in Italia “Dobbiamo ascoltare i giovani, dobbiamo capire come trattenerli in Italia oppure lasciargli andare a fare le esperienze all’estero ma poi farli tornare nel nostro territorio”. A dirlo e’ Mara Bizzotto, sottosegretaria al ministero delle Imprese e del Made in Italy, in videocollegamento con la conferenza nazionale delle Camere di Commercio a Paestum. “Ovviamente – aggiunge – servono occasioni di lavoro, ma anche un territorio appetibile per loro, hanno bisogno di welfare e di servizi, hanno bisogno di vivere bene nel Paese in cui sono nati e cresciuti e in cui hanno studiato. Questo e’ compito delle istituzioni e di noi tutti”. Fitto, al lavoro per strategia su diritto di rimanere “Mi sta particolarmente a cuore il diritto di rimanere. Ogni europeo dovrebbe avere l’opportunita’ di vivere, lavorare e costruire una famiglia e prosperare nel luogo che chiama a casa. Le persone dovrebbero essere in grado di rimanere perche’ lo desiderano. Non lasciare perche’ devono farlo. Cio’ e’ particolarmente importante per i giovani e per le loro famiglie”. Lo premette il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, in un videomessaggio trasmesso alla conferenza nazionale delle Camere di Commercio. “In tutta Europa – rileva – molte regioni si trovano ad affrontare sfide analoghe. Assistiamo a una contrazione della popolazione, all’uscita dei giovani e alle difficolta’ delle economie locali. Troppo spesso la decisione di lasciare il Paese non e’ dettata dall’ambizione, ma dalla mancanza di opportunita’, servizi, alloggi e prospettive per il futuro. E’ questo che dobbiamo affrontare. Le persone hanno bisogno di posti di lavoro di qualita’ e di opportunita’ economiche. Hanno bisogno di servizi pubblici di qualita’, alloggi a prezzi accessibili, infrastrutture moderne e collegamenti digitali di trasporto solidi”. “Creare queste condizioni – prosegue l’ex ministro – non e’ semplice, richiede un’azione coordinata in molti settori strategici e livelli di governance”. “Per questo motivo, stiamo preparando una strategia sul diritto di rimanere per contribuire a plasmare questo lavoro”, sottolinea Fitto, rammentando che “abbiamo lanciato un invito a presentare i contributi, che rimane aperto fino al 12 giugno”. “La forza dell’Europa dipende dai nostri sforzi collettivi, investendo nei nostri giovani e garantendo che ogni regione possa prosperare. Possiamo costruire un’Europa piu’ forte, piu’ resiliente e piu’ competitiva”, conclude Fitto.





