Sarno. Si attendono le motivazioni del provvedimento adottato dal Consiglio dei Ministri sullo scioglimento per infiltrazione malavitosa del consiglio comunale di Palazzo San Francesco: di certo c’è che la relazione della commissione di indagine arrivata in Comune dopo il blitz su usura ed estorsione che lo scorso anno aveva portato a diverse misure cautelari e indagati a piede libero, ha appurato situazioni critiche e insanabili all’interno dell macchina comunale. Intanto il prefetto di Salerno, Francesco Esposito, ha firmato il provvedimento che sospende dalle rispettive funzioni il Consiglio comunale, il sindaco e la Giunta municipale. Contestualmente è stata disposta la nomina della Commissione straordinaria incaricata della gestione provvisoria dell’Ente. L’organismo sarà composto da tre figure di comprovata esperienza amministrativa: il prefetto a riposo Raffaele Cannizzaro, a viceprefetto Fulvia Zinno e la dirigente di seconda fascia Plautilla Calvani. Alla Commissione, che dovrebbe insediarsi lunedi, spetterà la gestione ordinaria e straordinaria di Palazzo San Francesco fino al completamento dell’iter previsto dalla normativa e al successivo ritorno alla gestione democratica dell’Ente. Le verifiche della commissione d’accesso, invece, hanno riguardato atti amministrativi, procedure urbanistiche, appalti, affidamenti, concessioni e l’intera attività dell’ente, con l’obiettivo di accertare eventuali collegamenti tra amministrazione e contesti riconducibili alla criminalità. Sotto la lente d’ingrandimento era finito l’incarico all’avvocata Rubina Pignataro. La professionista era componente del Nucleo di valutazione, che avrebbe dovuto ricoprire fino al 2027. La decisione del sindaco di rimuoverla era arrivata in seguito agli sviluppi giudiziari che, nel marzo 2025, hanno visto la professionista al centro di un’inchiesta della Guardia di Finanza e di un’indagine, coordinata dalla Procura Antimafia di Salerno, che hanno portato all’emissione di una misura interdittiva di nove mesi nei confronti della Pignataro, moglie di Massimo Graziano, ritenuto a capo delle attività illecite già condannato nel 2013 per associazione mafiosa e ritenuto vicino all’omonimo clan camorristico attivo nella Valle del Lauro (Avellino). Secondo l’accusa, l’avvocato Pignataro avrebbe avuto «un ruolo chiave nella gestione di denaro proveniente da attività illecite, con l’ipotesi di reato di riciclaggio» . A seguito degli sviluppi investigativi, il sindaco ne aveva disposto l’immediata revoca dell’incarico, richiamando nel decreto «la necessità di tutelare l’interesse pubblico, garantire il regolare funzionamento del Nucleo di valutazione e preservare l’immagine e la credibilità dell’ente». Un incarico che ha portato a sollevare mille polemiche, portando il caso in Parlamento.





