Di Antonio Manzo
Eccola, la città del Sud in bilico. Eboli dove il presagio del confine della legalità è così onnipresente da spingerci a credere che a ogni passo potremmo inavvertitamente varcarlo con la ripresa della cosiddetta normalità di vita. Civile o amministrativa che sia. Eccola Eboli la città in bilico tra richiesta di legalità e ricerca della normalità, proprio nei giorni in cui al Tar di Salerno c’è la contesa tra la nuova ditta Ecologia e Servizi Italia e la ditta Sarim sulla procedura di affidamento e il previsto costo del servizio in un appalto di ben 39 milioni di euro per l’assegnazione del servizio rifiuti che è stata vinta da una ditta casertana e scafatese finita da anni nel mirino della Procura Antimafia di Napoli e oggetto di una misura di interdettiva antimafia comminata dalla stessa Prefettura partenopea perchè presunta emanazione diretta del clan camorristico dei Casalesi. Non sarebbero nuovi a Eboli i sospetti sulla presenza “imprenditoriale” dei Casalesi dopo l’assegnazione a una ditta per la gestione del servizio parcheggi urbani. A Eboli la gara per i rifiuti è stata assegnata alla ditta Ecologia Italia ( Gricignano d’Aversa) e Servizi Italia (Scafati) dopo decenni di un servizio affidato, per ben cinque volte, a trattativa privata senza alcuna gara di appalto alla ditta Sarim per importi di decine milioni di euro con la giustificazione di una immediata proroga del servizio. Ma la novità è che la gara all’Ecologia Italia e Servizi Italia è avvenuta senza la certificazione antimafia, come era stato già rilevato, dal Tar di Lecce, per un’altra gara Per gestione rifiuti nel Comune di San Donaci in provincia di Brindisi. Anche ad Eboli la centrale unica di committenza area Sele Picentini procedette ad affidare la gara con una incompleta certificazione antimafia. E il 4 agosto scorso, l’ex sindaco dell’epoca Mario Conte dichiarò che erano in attesa del certificato antimafia che, non si sa se è ancora arrivato, al comune di Eboli. E’ grande come un dizionario il rapporto, tutto da verificare nei suoi elementi penalmente rilevanti ma fortemente credibili e fattuali firmato ben 26 anni fa dal reparto operativo dei Carabinieri di Salerno e simbolicamente denominato “Sistema Eboli”. Fu alla base di numerose inchieste antimafia della Procura di Salerno ma solo in questi giorni arriva a riproposizione di richiesta di custodia cautelare per dieci componenti del presunto clan guidato da Paolo Esposito. Dopo 26 anni e svariate inchieste antimafia c’è un tempo trascorso per il quale la città sarebbe abilitata alla consolante espressione dell’acqua passata sotto i ponti che sarebbe tanta ed avrebbe lavato rutto. Invece non è affatto così se il rapporto antimafia dei Carabinieri sul “Sistema Eboli” del 1 primo giugno 2000 (nota 21/61) capitolo dopo capitolo riporta ancora all’attualità cocente e devastante nota da tre mesi al commissario prefettizio Gaetano Tufariello. Con l’inquietante racconto di un grave episodio che dovette subìre il suo predecessore Vincenza Filippi. Siamo nel giugno 2015 e l’ingegnere Giuseppe Barrella, responsabile settore ambiente e manutenzione, predispone gli atti per una nuova gara per la gestione rifiuti essendo scaduto quello già affidato alla Sarim. Tutto avviene mentre la Sarim ottiene la proroga dell’appalto, con affidamento diretto, dopo la scadenza nel gennaio 2015. ”Si rappresenta – scrivono i consulenti tecnici d’ufficio nominati dai Pm antimafia – che il provvedimento per la nuova gara predisposto dal commissario prefettizio Filippi – è del maggio 2015”. Mentre si predispose la nuova gara per la Sarim c’è chi briga per la proroga dell’appalto, con affidamento diretto per 15 milioni di euro. Tanto che l’Anac denuncia il sospetto dell’affidamento del servizio per l’appalto bandito solo nel 2017 e vinto dalla Sarim i consulenti tecnici d’ufficio commentano nel rapporto dei Carabinieri “come se si fosse voluto “attagliare” l’appalto secondo le specifiche di una ditta in particolare”. Il ritardo di 6 minuti Nel 2019, è molto lungo il capitolo della gestione rifiuti alla Sarim, di fa una nuova gara di appalto per un servizio da 26milioni e 981.00 euro. La gara voluta dal sindaco Massimo Cariello e gestita dal responsabile comunale energy manager Cosimo Polito sarà un testa a testa nella gara tra due imprese. Naturalmente vincerà la Sarim sul “filo di lana” dei minuti. Nelll’altra busta c’è l’offerta della società scafatese “Ecologia e Servizi Italia”, la stessa ditta che si ripresenta ora a Eboli senza la certificazione antimafia. Ma l’aggiudicazione definitiva alla Sarim preso la Centrale Unica di Committenza di Bellizzi è laddove lavorano con il cronometro. Tanto da escludere dalla gara la ditta scafatese-napoletana per un ritardo nella presentazione dell’offerta: sono solo 6 minuti di orologio, contestati ma varranno molto per l’aggiudicazione alla Sarim per cinque anni dell’appalto per 25 milioni di euro. La gara è come una corsa di atletica sui leggendari 100 metri. Quelli della Sarim sono più forti. Vincono la proverbiale distanza con il record mondiale di appena 6 minuti. Un capitolo a parte lo meritano, secondo i carabinieri, il “voto di scambio” per gli spettacolo al Palasele: la pretesa di un sindaco dell’epoca di ben 130 biglietti da consegnare ai suoi elettori in occasione di spettacolo con artisti di rango come Renato Zero. Non sarà materia di nuovi programmi elettorali, impegnate le cosiddette forze politiche su temi decisivi per l’umanità come la pace in Palestina o un giusto processo per chi uccise il giovane Giulio Regeni. Nella città “Gaza dell’illegalità” si resta sempre in bilico tra la richiesta di legalità e la voglia di normalità. Nonostante i protagonisti dello scempio siano ancora gli stessi, da 26 anni in “servizio permanente effettivo”, nella politica come nel governo del Comune, come risulta nel rapporto dei Carabinieri sul cosiddetto “Sistema Eboli”. Un vocabolario che servirà molto all’ennesimo commissario prefettizio Gaetano Tufariello, e ai Prefetti di ben 26 lunghi anni che hanno tollerato il sistema di illegalità nella città.






