Arriva la stangate per l’avvocato Gerardo Cembalo e sua moglie Maria Chirico coinvolt in una inchiesta sul click day e riguardante lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina. All’avvocato Cembalo, considerate le attenuante generiche e lo sconto di pena per ilrito prescelto, sono stati inflitti 5 anni e 8 mesi ed euro 2.600.000 mila euro di multa. 5 anni e 4 mesi alla moglie Maria Chirico e una multa di 2.400.000 mila euro. Entrambi gli imputati sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale per la durata della pena. Le somme del denaro sequestrato sono state confiscati. E’ stata assolta la sua assistente Nadia Outalbi, cui sono stati restituiti 5000 mila euro. LA VICENDA GIUDIZIARIA Il blitz avviene lo scorso luglio e vide coinvolti l’avvocato penalista Gerardo Cembalo, sua moglie Maria Chirico, la sua assistente Nadia Outalbi, l’intermediario Tojammel Hopssain Md alias Oliva, il connazionale del Bangladesh Bilger Mohamed, e gli imprenditori agricoli Armando e Raffaele Nappi della Arfedi di Capaccio Paestum. L’indagine, coordinata dalle sostitute procuratrici Francesca Fittipaldi e Claudia D’Alitto, permise di scoprire un’organizzazione criminale che, grazie allo sfruttamento dei decreti flussi del 2023 e del 2024, favorì l’ingresso in Italia di almeno 144 cittadini extracomunitari. Cembalo, secondo l’accusa, era il “dirigente” del gruppo, mentre Chirico, Hossain e Outalbi ne facevano parte. L’organizzazione avrebbe richiesto mille euro per ogni istanza inoltrata durante i “click day”, duemila per ogni nulla osta e, in caso di ottenimento di un contratto fittizio, altri duemila euro. Gli imprenditori Nappi, invece, avrebbero acconsentito a fungere da finti datori di lavoro per gli immigrati, assumendone 300 nel corso di due anni attraverso la produzione di certificazioni e documenti falsi. In questo modo, avrebbero tratto un profitto tra i mille e i 5mila euro a immigrato. Secondo la procura di Salerno, Cembalo e Nappi avrebbero svolto l’attività illecita “sistematicamente”, reinvestendo i profitti. Gli strani legami con persone del clan Cesarano E poi c’erano Decimo Viola, il vero organizzatore del giro d’affari legato all’immigrazione clandestina e l’imprenditore di Castellammare di Stabia, Catello Cascone, figlio di quel famoso Ferdinando Cascone che negli anni novanta aveva favorito la latitanza del boss Ferdinando Cesarano in provincia di Salerno. L’avvocato Cembalo, che eraq finito ai domiciliari, fu poi arrestato nel febbraio del 2025. L’inasprimento della misura cautelare fu disposto dal Gip Pacifico su richiesta del Pm, aveva violato più volte l’ordine restrittivo di non comunicare con l’esterno, parlando via telefono con numerose persone e a volte incontrandole. La relazione della Guardia di Finanza spinse il Pm a inoltrare la richiesta al Gip. I contatti andavano avanti da ottobre, addirittura con un cliente del legale già coinvolto in una precedente inchiesta per il nulla osta per l’ingresso in Italia.Ma è con una serie di clienti, con cui si intratteneva telefonicamente per la gestione delle pratiche per i permessi da ottenere per restare in Italia, che si sono susseguiti nei mesi, che hanno fatto scattare l’allarme. All’avvocato giungevano file audio e addirittura documenti di immigrati per poter espletare le pratiche con la Questura. Allegata anche una telefonata tra l’avvocato e un suo collaboratore della struttura ricettiva in Marocco, organizzando anche l’acquisto di arredamento per le stanze. Un comportamento che ieri mattina ha fatto scattare le manette.





