SCARANO OSTAGGIO DEI PM - Le Cronache Ultimora
Ultimora Salerno

SCARANO OSTAGGIO DEI PM

SCARANO OSTAGGIO DEI PM

Antonio Manzo

“Questo processo non sa da fare” direbbe monsignor Nunzio Scarano, mutuando il lessico manzoniano, dopo aver atteso la verità sull’accusa di aver riciclato danaro attraverso i conti bancari dell’ex Ior oggi Aspa. Eppure il tormento giudiziario sembrava già finito quando la Corte di Casazione aveva annullato le precedenti condanne salernitane che erano state congetturate a suo danno. “Evidentemente l’abito costruito sulla sua figura si addice maggiormente al colpevole e non all’innocente” commentano i suoi difensori, gli avvocati Riziero Angeletti e Agostino De Caro che ora si avviano verso la sesta udienza, il 18 marzo prossimo, fissata, per l’ennesima volta, per la discussione guidata dallo stesso presidente della Corte di Appello di Salerno che lo condannò e che ora dovrebbe giudicarlo. Monsignore Scarano non è più un imputato ma ostaggio dei pm e giudici salernitani e napoletani. E’ da tredici anni che l’inchiesta giudiziaria avviata con metodi oltremodo inquisitori, perfino con la devastante lettura pubblica che ne diede papa Francesco. Intercettato con sistemi che neanche furono riservati dalla magistratura alla epica scoperta di Matteo Messina Denaro quando sembrava già finita. E sì perché Nunzio Scarano trova un giudice a Berlino quando, la Corte di Cassazione sradica ogni ipotesi di riciclaggio con danaro della Santa Sede. Ma il fatto dirompente avviene nei giorni della riforma della Giustizia e val la pena farlo diventare uno spot pubblicitario aggiuntivo alle ragioni del Sì. La Corte d’Appello di Napoli era giunta a dare la parola al procuratore generale per la requisitoria ancorché il pm di udienza avesse manifestato la propria sconoscenza degli atti non avendo la disponibilità materiale del fascicolo. Non aveva le carte, in poche parole. “Tale premessa permise a me – dice ora l’avvocato Riziero Angeletti – chiedere alla Corte l’aggiornamento ad una successiva data affinché il procuratore generale approfondisse la disamina della causa e, alla luce del pronunciamento della Cassazione, adeguasse il proprio convincimento ai principi giuridici fissati dalla Cassazione. Anche il comune osservatore avrebbe potuto rilevare che se la Cassazione aveva annullato la decisione di condanna escludendo la sussistenza del reato contestato, era difficile pensare che si potesse concludere una requisitoria con la richiesta di conferma della sentenza di condanna già annullata”. Bene la Corte dispone dispone un rinvio. Si giunge a fatica all’udienza del 04 febbraio scorso dove il Procuratore Generale chiede, inaspettatamente, di riascoltare gli ufficiali di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza già ascoltati lungamente in primo grado per sostenere ancora una volta l’ipotesi di reato che la Cassazione aveva escluso. Ma non erano già stati ascoltati a Salerno? Ed avevano escluso qualsiasi reato per il monsignore? Si, ma la Corte d’Appello non ha tra le mani il fascicolo della fase di merito e, conseguentemente, è costretta a rinviare la causa a nuova data. In quella sede valuterà la richiesta istruttoria avanzata dal PG. Ma questo processo per i pm e i giudici napoletani processo si deve fare o no? La sentenza della Corte di Cassazione deve essere rispettata o no? “Mons. Nunzio Scarano ha diritto dopo tanti anni di sofferenza ad avere una decisione giusta?”- dicono in coro i suoi difensori Riziero Angeletti e Agostino De Caro Sembra proprio di no. Eppure l’esito del giudizio sembrava scontato. “Io sono certo che la Corte d’Appello di Napoli – conclude l’avvocato Riziero Angeletti – chiamata a decidere sia consapevole di tutto ciò e sia anche ferma nel decidere secondo giustizia. Chiedo però che il pianto di Nunzio Scarano non venga dimenticato. Egli, già sottoposto a processo per usura, corruzione, evasione fiscale e riciclaggio, ha ottenuto solo sentenze di proscioglimento con formule ampie e liberatorie, residuando esclusivamente l’attuale processo per riciclaggio che ha visto da ultimo la pronuncia di annullamento della condanna da parte della Suprema Corte di Cassazione confermata dalla Corte d’Appello di Salerno presieduta, all’epoca, dall’attuale Presidente della stessa Sezione della Corte d’Appello di Napoli chiamata a giudicare oggi sulla sorte di Nunzio Scarano”.