Salvatore Memoli
La politica è stata per molti un servizio alla comunità. Un servizio non chiassoso ma attento ai bisogni della comunità. Per molti era preceduto da un impegno formativo, a volte lungo e faticoso. La palestra era la sezione o gli organismi di partito dove si allenavano i futuri rappresentanti di ogni livello istituzionale. Chi aveva l’attitudine veniva avviato all’agone elettorale. Non meno dignitosa ed importante era la militanza nel partito, dove si aveva l’opportunità di maturare le conoscenze organizzative e la partecipazione alla vita quotidiana all’ascolto della gente. Arrivare ad essere inserito in una lista per una competizione elettorale rappresentava un punto alto di arrivo che poteva essere considerato come un sigillo di appartenenza, d’identità, di condivisione di valori, principi e programmi che nascevano dalla condivisione. I tempi e le circostanze determinavano le priorità dei programmi e l’urgenza di indirizzi politici che rispondevano alla visione del partito ed agli obiettivi individuati sul territorio. Il radicamento del candidato nel partito era garanzia di un’identità collaudata e di motivazioni dell’impegno che rispondevano a finalità ideali conosciute. In quel contesto del passato era molto difficile la presenza di uomini o donne mossi da una visione individuale o mossi da interessi non comuni ad una squadra, ad una logica di partito, a obiettivi puri del bene di tutti. I tempi cambiano, danno spesso risposte prive di riferimento ideologico; spesso prevale il pragmatismo e non la programmazione e la formazione. I risultati attuali del quadro politico sono diversi formalmente nella loro sostanza, spesso si ricorre alla scelta di persone prive di militanza politica e di esperienza nelle istituzioni. Domandarsi, a volte, a nome di chi si agisce non é sfiducia verso i rappresentanti politici. Definire di chi sono rappresentanti, non é una domanda che mortifica, serve per capire da che parte e con chi si sta. Constatiamo che risultano allentati i vincoli di appartenenza, d’individuazione di un’area culturale, ideologica, partitica, di riferimento. A volte è difficile capire, la compatibilità di posizioni rispetto ad una scelta, sembrando alcune posizioni più di opportunità che politiche. Ancorare un’appartenenza ad una visione generale di come si vuole organizzare la società politica in risposta alle attese alle della comunità, non è un’imposizione, è una necessità democratica che nasce dalla coerenza tra quanto promesso e quanto si vuole realizzare. Lo scenario attuale non consente l’identificazione di molte posizioni. Non si conosce chi é di destra, sinistra o centro. Non s’individua facilmente la posizione moderata e quella oltranzista. Sotto mentite spoglie si sovrappongono e confondono i ruoli e le testimonianze. I partiti nella nostra Costituzione conservano ancora un ruolo ed una posizione centrale. Non a caso e non per stabilire un privilegio politico! Qualsiasi riforma elettorale deve tener conto di questa necessaria modalità di partecipazione ed offrire riforme coerenti. Una legge elettorale deve assicurare a tutte le aree politiche la giusta rappresentanza. Deve, però, permettere d’individuare al cittadino all’interno dello schieramento scelto, chi ritiene più idoneo a rappresentarlo. Qualsiasi sistema elettorale veramente democratico e trasparente consente agli elettori d’indicare gli eletti, scelti nella rosa dei proposti. In primo luogo, l’elettore deve effettuare una valutazione ed esprimente una sua preferenza, indicare il candidato o i candidati ritenuti idonei, secondo la sua visione politica. É chiaro che, in questa fase, deve essere ridotto il peso del partito o della lista. Deve essere riservata alle preferenze dell’elettore la scelta delle persone idonee ad essere elette, senza condizionamenti e senza nomi di candidati bloccati che finiscono per essere un regalo ai partiti che hanno già notevole spazio e potere decisionale. Appare una riduzione del diritto di scelta dell’elettore indicare capilista bloccati. Questa prerogativa deve essere riservata alle preferenze dell’elettore che sceglie le persone idonee ad essere elette, senza condizionamenti e senza nomi di candidati bloccati. L’indicazione di capilista bloccati limita la piena libertà e il diritto di scegliere dell’elettore. Il sistema proporzionale non si accompagna con la sovraesposizione dei partiti che decidono al posto dei cittadini. In questa fase politica l’elettore deve rompere la persistente presenza e il monopolio dei partiti fin troppo invadente nel nostro Paese. Non meno perplessità lascia il premio di maggioranza che finisce per condizionare le indicazioni effettive del voto.










