DI Aldo Primicerio
Si sa. Quando si tratta di bambini, non c’è propaganda o chiacchiere che tengano. Quella del famiglia del bosco, e dell’intervento della magistratura a tutela dei diritti dei minori, è diventata una vicenda complessa. Che intreccia spiritualità, scelta di isolamento radicale, precarietà di vita, conflitto con le istituzioni, e persino il fenomeno incredibile di un presidente del Consiglio dei Ministri e di un governo schierati per la famiglia, contro la Costituzione e contro il sistema giudiziario. Ma c’è di più. La vicenda avrebbe sortito un eccessiva partecipazione dei media e, secondo il Garante Infanzia e Adolescenza della Regione Abruzzo, addiruttura una violazione del codice deontologico e della Carta di Treviso, un documento del 1990 che stabilisce le regole di condotta per giornalisti e operatori dell’informazione nel trattare notizie riguardanti i minori. Ma andiamo per gradi.
Quali i punti-chiave del caso? E perché il movimento popolare?
Il primo punto è lo stile di vita e l’Unschooling (senza la scuola). La famiglia, come si sa, ha scelto un metodo educativo auto-diretto e non curricolare, però non riconosciuto dalla legge italiana. Poi le condizioni di vita, con casa priva di acqua, luce e riscaldamento, in una zoma fredda. Quindi l’isolamento sociale: i minori vivevano in totale isolamento, senza frequentare coetanei o attività extrascolastiche. Poi il rifiuto valutativo: i genitori hanno rifiutato le visite neuropsichiatriche e hanno preteso somme ingenti per l’accertamento dei figli, comportamento ritenuto incompatibile con la tutela. Ed infine l’intervento istituzionale. Molti non lo sanno e non è stato debitamente scritto: il caso è diventato pubblico a seguito di un’intossicazione da funghi, segnalato non da loro ma da un amico, altrimenti sarebbero già morti tutti e cinque. E poi perché il movimento popolare? In questo Paese strano, dove un Governo ed il suo Presidente cercano volutamente ogni giorno lo scontro con la magistratura e la Costituzione, il popolo italiano ha vissuto fenomeni che non potevano non suscitare reazioni: primo, il conflitto tra libertà di educare e di scegliere uno stile di vita alternativo, neorurale, immerso nella natura, e l’obbligo dello Stato di proteggere i minori da situazioni di grave deprivazione; secondo la traformazione di un caso intricato in uno slogan di critica allo stato e di difesa dei bambini; terzo, l’evoluzione del caso in un simbolo di rivolta per chi vive ai margini e cerca libertà.
Ma chi sono i genitori del bosco? Sono abilitati a vivere e soggiornare in Italia? Quale la loro storia?
La protagonista principale è Catherine, australiana cresciuta a Melbourne in una famiglia numerosa. Fin da giovanissima lavora con i cavalli, passione che la porta, a 19 anni, a trasferirsi in Germania per specializzarsi nel dressage. Accanto a lei c’è Nathan, britannico, una vita trascorsa tra cucine internazionali come chef e poi nella compravendita di mobili di pregio. Due esistenze lontane che si incontrano all’estero, unite da un’idea condivisa: cambiare rotta. Un grave infortunio alla schiena – tre ernie discali – mette fine alla carriera equestre di Catherine. Tra il 2017 e il 2018, la coppia arriva in Italia. Nel 2021, acquistano un rudere a Palmoli tramite un’agenzia specializzata in immobili rustici per stranieri. Poco dopo si sposano e scelgono una vita completamente autonoma: senza elettricità, senza acqua corrente, producendo cibo ed energia in modo autonomo e optando per l’istruzione parentale dei figli. Con una raccolta fondi online, Catherine riesce addiruttura ad acquistare e far venire in Italia Lee, il cavallo bianco tanto amato. Poi la vincenda dei funghi velenosi, la corsa in ospedale grazie ad un amici, e di lì i Carabinieri, le indagini, i servizi sociali, la richiesta di visite mediche obbligatorie che i genitori rifiutano se non dietro un compenso di 1 milione di euro. Ed infine, il 13 novembre scorso, l’allontanamento dei bambini dai genitori deciso dal Tribunale dei Minori de L’Aquila per le condizioni igienico-sanitarie inadeguate ed il totale isolamento sociale.
Dunque, signora Meloni ed onorevole Governo, non basta tutto questo per dissuadervi da sciocche prese di posizione contro il diritto, contro la Costituzione e contro lo Stato? Che dovreste rappresentare e difendere, ma non sapete farlo? Non avete suscitato a sufficienza disappunto e critiche con il vostro ottuso negazionismo?
Cosa dice la Costituzione? E perché la violazione della Carta di Treviso? Cosa dice il Protocollo di Ordine Giornalisti e Federazione Stampa?
La Costituzione italiana, attraverso l’Articolo 30, stabilisce che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli (anche nati fuori dal matrimonio). I limiti principali derivano dal bilanciamento tra i diritti dei figli e i doveri genitoriali, con l’intervento dello Stato in caso di incapacità dei genitori, assicurando che i bisogni essenziali dei minori siano sempre soddisfatti.
Infine la Carta dei Minori. La vicenda è ormai da mesi al centro dell’attenzione di giornali e tv. Proprio questa esposizione mediatica ora fa discutere per le potenziali violazioni del codice deontologico denunciate dal Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Abruzzo. La Carta di Treviso è chiara: in presenza di minori, il diritto alla riservatezza deve prevalere sul diritto di cronaca e di critica. Eppure, in questi giorni, si è assistito a una presenza massiccia, invasiva, straripante di giornalisti, dotati di strumenti altamente professionali, capaci di realizzare immagini persino all’interno di una casa protetta che ospita anche altri minori. Noi sugli eccessi insopportabili siamo assolutamente d’accordo. Facciamo questo lavoro da sessant’anni e spesso ci sorprendiamo della ostinatezza di alcune testate e colleghi a caccia di notizie o interviste che “gli altri” non hanno. Eppure l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana hanno un protocollo che disciplina esplicitamente l’approccio profssionale con notizie o immagini che riguardino bambini e adolescenti, e che tutela i diritti e la maggiore fragilità dei minori. Il Garante- lo scrive anche IlSole24Ore – ha sottolineato che le fotografie e le riprese video diffuse sui media hanno avuto un impatto diretto sulla vita quotidiana dei figli della coppia anglo-australiana. In particolare, l’invadenza delle testate avrebbe costretto i bambini a rinunciare al gioco all’aperto per evitare di essere fotografati. E poi le critiche a notizie scorrette ed a informazioni distorte. Ora basta. Lo diciamo anche agli italiani travolti dall’impulso emotivo. Basta. Si tengano i piedi per terra, si leggano la Costituzione e le leggi. Quando si parla di minori e adolescenti, il rispetto è la prima e la più concreta forma di protezione.





